lunedì 31 dicembre 2007

menu della Vigilia (resoconto)

La cena doveva essere il più possibile priva di zuccheri di ogni genere, per rispetto alla dieta di mammà (quindi no dolci, no carboidrati e condimenti ridottissimi); essere rigorosamente di magro; essere lussuosa o almeno sembrarlo, in mancanza di mezzi adeguati; essere il più possibile composta da preparazioni anticipate, onde evitare di alzarmi da tavola a spignattare nel bel mezzo della cena. Bella sfida, no?
Quindi:
Un piccolo stuzzichino come aperitivo: uova di quaglia con harissa.

Un piatto di antipasti caldi: Pomodorini ripieni di panure all'acciuga, fagottini affumicati e involtini di peperone ripieni di merluzzo.


Spiedini di gamberoni, gamberi grigi, pescatrice e filetto di tonno in panure aromatica alla scorza d'arancia, accompagnati da una insalata di arance e finocchi.


Pane: pucce di Gaeta con olive nere.



Scarola imbottita (ho perso la foto).

Macedonia di frutti pallidi con gelatina di Moscato.


Questo è quanto. Tempo di lavoro: due giorni. Incredibile ma vero. Snocciolare olive, dissalare acciughe, pelare chicchi d'uva e spicchi d'arancia al vivo, grattugiare scorzette e molliche, tritare prezzemoli e riempire pomodorini minuscoli: ho capito a cosa servono i commis di cucina. Però è stato un lavorare piacevole, fatto con calma, che mi ha messa al riparo dalle frenesie festaiole dell'ultimo minuto che impazzavano là fuori.
È venuto tutto benissimo, e l'armonia di sapori era abbastanza ben coordinata. Salvo gli involtini di baccalà, totalmente insulsi; andavano riempiti col mantecato, che però prevede quantità di olio inaccettabili per una dieta, per cui ho ripiegato su merluzzo lessato e lavorato con aglio e prezzemolo, ma proprio non ci siamo.
La scarola imbottita l'ho buttata ieri, dopo svariati viaggi dentro e fuori dal frigo: la faccio sempre, e nessuno la mangia mai. Nemmeno io, come avanzo. Non so perché, mi piace un sacco, ma non ho più voglia di cibarmene il giorno dopo.
La botta di culo: dalla cena delle streghe di fine novembre erano avanzati gamberi, pescatrice e tonno che avevo immediatamente surgelato. La faticaccia è stata trovare una ricetta che mi permettesse di utilizzarli tutti insieme, e gli spiedini hanno risolto brillantemente. Fortunaccia! Il pesce che avevo era la quantità esatta che mi serviva.
La mamma era proprio contenta, e questo è quello che veramente conta.

Le ricette:

Fagottini affumicati

- 2 grossi porri
- 1 zucchina media
- 1/2 peperone giallo
- 1 melanzana lunga piccola o mezza grande
- 1 o 2 pomodori ramati sodi
- 120 gr circa filetti di tonno affumicato

Togliere alcune foglie esterne del porro conservandole intere, lavarle e sbollentarle appena.
Tagliare le verdure a dadini piccoli (circa 1/2 cm), affettare sottilmente la parte bianca del porro, tenere da parte il pomodoro e saltare velocemente in padella con un cucchiaino d'olio. In ultimo aggiungere il pomodoro (che non deve disfarsi) e il tonno affumicato a pezzetti.
Avvolgere po' del composto in una foglia del porro, chiudere come un pacchettino e legare con un filo di erba cipollina.
Cuocere i fagottini a vapore per un quarto d'ora.


Pomodorini ripieni di panure all'acciuga
- pomodorini non troppo piccoli o eventualmente pachino non troppo grandi
- mollica di pane raffermo grattugiata
- acciughe sott'olio
- prezzemolo tritato fresco
- capperi dissalati
- formaggio grana grattugiato
- aglio tritato fino
- olio extravergine
- sale e pepe

Con un po' di pazienza e con un coltellino affilato preparate i pomodorini scoperchiati ma lasciando la calottina attaccata.
Aiutandovi con le dita, scuoteteli un po' dei semi e del liquido in eccesso.
Salateli e metteteli da parte.
Preparate ora la cosiddetta "panure", un impasto aromatico di pane ottimo per diversi usi oltre a questo, sopratutto per gratinare verdure o per insaporire pesci da fare al forno o alla griglia.
In una padella piuttosto ampia, scaldate dell'abbondante olio e.v. con un trito di acciughe, aglio e prezzemolo e una manciatina di capperi.
Quando il tutto inizia a soffriggere e dopo aver stemperato e sciolto l'acciuga con un cucchiaio di legno, spegnete il fuoco ed incorporate il pane grattugiato.
Esso assorbirà l'olio e, aiutato dal vostro cucchiaio o dalle vostre mani, si inumidirà uniformemente.
Se l'olio non dovesse bastare aggiungetene pure un po' a crudo.
Mescolate ancora bene per incorporare uniformemente il formaggio.
Aggiustate di sale (non dovrebbe servire avendo usato acciughe e capperi) e pepate leggermente.
Riempite ora i pomodorini senza pressare troppo e richiudeteli con attenzione.
Deponeteli ora in una pirofila su cui avrete messo un po' d'olio.
Un filo d'olio sopra e poi in forno a 180° il tempo necessario per cui il pomodori si asciughino e si avvizziscano un po', senza disfarsi.


Spiedini di pesce con panure all'arancia
Ingredienti per 6 spiedini

- 6 gamberi grigi
- 6 gamberoni
- 12 dadini di pescatrice (circa 200 grammi)
- 6 dadini di filetto di tonno (circa 100 grammi)
- 12 foglie limone fresche
- 3 fette di pancarrè
- 1 cucchiaio di origano secco
- 1 cucchiaio di scorza d'arancia grattugiata
- 20 gr pecorino romano (o altro formaggio simile stagionato va bene anche il pecorino toscano)
- 2 spicchi aglio
- 1/2 bicchiere vino bianco secco
- 4 cucchiai olio e.v.o.
- sale

Tagliare a dadi il pesce, sgusciare i gamberi e togliere il filo nero (attenzione, i gamberi grigi lo hanno anche sul ventre, non solo sul dorso), infilarli quindi in spiedini di legno alternandoli con le foglie di limone .
Togliere la crosta al pancarrè e metterlo nel mixer con l'origano, il pecorino, la scorza di arancia grattugiata, un pizzico di sale; frullare fino ad ottenere un trito omogeneo.
Scaldare il forno a 200 gradi.
Versare il vino in una teglia, unire gli spicchi d'aglio pelati e schiacciati.
Passare gli spiedini nel vino e poi nella panure, premendo con le mani per farlo aderire bene, quindi disporli su una teglia, irrorare il tutto con un filo di olio e passare in forno per 12/16 minuti.


Pucce di Gaeta

- 500 gr farina "0"
- 200 ml latte
- 100 ml acqua
- 3 cucchiaini sale
- 2 cucchiaini zucchero
- 30 ml olio evo
- 1/2 bustina di lievito di birra secco
- 200 gr olive di Gaeta

Impastare a lungo tutti gli ingredienti, a parte le olive.
Far lievitare fino al raddoppio, quindi sgonfiare l'impasto e stenderlo in un ampio rettangolo.
Cospargere le olive senza nocciolo sopra la pasta ed arrotolarla come un salame.
Tagliare l'impasto e ricavare 8 pezzi, praticare dei taglietti con coltello affilato sopra ogni pezzetto e rimettere a lievitare per circa 30 minuti.
Infornare a 180° per circa 25/30 minuti


Insalata di frutti pallidi con gelatina di Moscato
- un grappolino di uva bianca dolce
- una manciata di leetchees
- 1 kiwi maturo ma sodio
- 300 cc di vino moscato o moscatello
- 3 fogli di colla di pesce

Dopo averli ben lavati, tagliare a metà per il lungo i chicchi d'uva e levate i semi. Sbucciare i leetchees, togliere il nocciolo e dividere la polpa in 4 spicchi. Sbucciare il kiwi, tagliarlo a metà per il lungo, togliere la parte bianca centrale se c'è, dividere ogni metà per il lungo in 4 parti e tagliarle a dadini.
Ammollare in acqua fredda per dieci minuti 3 fogli di colla di pesce; portare quasi a bollore 300 cl di vino Moscato, strizzare bene la gelatina e scioglierla nel vino.
Versare in un recipiente a fondo piatto, in modo che venga uno strato non più alto di 2 cm, e metterla per qualche ora a rassodare in frigo. Un'oretta prima di servire, estrarre la gelatina (appoggiando brevissimamente il fondo del recipiente in acqua caldissima) e farla a dadini. Mescolare molto delicatamente con i frutti e servire a temperatura fresca.

(I fagottini affumicati e la macedonia sono farina del mio sacco. Ringrazio Niche per la ricetta del pane; Alverman per i pomodorini ripieni; Tacosbill per gli spiedini di pesce).

martedì 25 dicembre 2007

Carletto!

video
Come poteva mancare quel fesso di Carletto?

Uccellini


C'è una gran nebbia, stasera, a Milano. Niente neve, purtroppo.
Fa freddo, però. Al merlo e alle sue svariate merle, agli storni, ma sopratutto ai passeri, mentre cucinavo il bendiddio che ho avuto la fortuna di poter mettere in tavola, ho gettato manate di pezzetti di pane dalla finestra.
Hanno fame gli uccellini, d'inverno. C'è poca roba da beccare. Non buttate via le briciole, ricordatevi di buttarle fuori dalla finestra (gli piace molto anche il panettone, i biscotti e tutti i dolci briciolosi in genere).

domenica 23 dicembre 2007

Variazioni sul presepe


È la prima volta che faccio un vero presepe fisico in casa mia, devo assolutamente condividerlo. È venuto così, un po' atipico, ma mi piace; e poi tutti i presenti hanno un loro perché. Mi pare che faccia la sua porca figura. (Se cliccate sulla foto forse riuscite a vedere qualcosa)
Ora basta cincischiare, vado a dissalare acciughe, mantecare baccalà, impastare taralli, come ogni donna ammodo in questi giorni.

sabato 22 dicembre 2007

Il lungo addio


Realizzo con sgomento che mancano pochissimi giorni all'inizio una dieta mostruosamente rigida, che mi restituirà alla mia vera natura di magra entro il disgelo. Non sono pronta!
Per entrare nello spirito, comincio la fase del doloroso distacco da tutto ciò che mi piace mangiare con una bella teglia rituale di tracchie al forno con patatine.
E saranno tempi duri anche per voi, cari miei! Dall'inzio del nuovo anno qua si parlerà solo di stenti e privazioni per molto, molto tempo.

giovedì 20 dicembre 2007

Per sempre.


Questo è il mio presepe simbolico. È solo una foto, ma vale lo stesso.
Lo aveva fatto il mio amico Mario Pachi con un elmetto della Grande Guerra, nella sua cucina. Lui non mangiava quasi mai a casa.

"Analogamente, nel corso della vita, un messaggero umano giunge talvolta da una terra forestiera, incrocia il nostro cammino e amplia i confini del nostro cuore. Giunge senza essere chiamato e quando, alla fine, lo invochiamo, non c’è più. Partendo però lascia, sulla trama smorta del vivere, un orlo di fiori ricamati, e le notti e i giorni ne sono impreziositi per sempre".

Rabindranath Tagore

martedì 18 dicembre 2007

Una botta di casalinghitudine


Ho appena risolto con una ideuzza che mi pare brillante il problema dello stoccaggio in sicurezza delle padelle antiaderenti, e poiché mi sento generosa ve la regalo per Natale. Magari vi vien buona per risolvere qualche regalino dell'ultimo momento, a costo pressoché zero e tasso di manualità elementare.
Prima mettevo mettevo un foglietto di scottex tra una padella e l'altra, onde evitare di buttare via l'intera dotazione una volta all'anno causa graffi da sfregamento. Ora ammirate che elegante soluzione!
Ho preso dei panni assorbenti grandi (quelli morbidi e lavabili che si usano per le pulizie), ho segnato un cerchio di 38 cm di diametro e poi li ho ritagliati così:


Estetico, pratico, economico, efficiente.
Mi sento molto Casalinga Ideale (e così spero di voi).

venerdì 14 dicembre 2007

Comunicazione di servizio


Comunico ufficialmente agli amici e ai conoscenti che a partire da oggi la finestra in cui sono contattabile telefonicamente, già esigua, si restringe ulteriormente: prima delle ore 14, come sempre, non sono disponibile alla conversazione perché in fase di risveglio. Dopo le ore 18.30 accetterò solo conversazioni rigorosamentee stringate; dopo le 19 risponderò solo alla mamma e alle emergenze (incendi, alluvioni, ricoveri, principi azzurri in arrivo). Alle 20 staccherò il telefono. Va immancabilmente a finire che rovino quello che sto cucinando, e poi mi incazzo. Stasera è toccato alla frittura di agnello, dannazione. Non riesco a fare due cose in una volta, sono già in difficoltà con una, non sono una donna multitasking, non vogliatemene.

mercoledì 12 dicembre 2007

Camion

Oggi al super. Scaffale delle insalate pronte: deserto. Scaffale delle insalate da pulire: fornito. Il blocco dei camion rivela le abitudini degli italiani pigroni. Scaffale del latte fresco: fornito; vecchine che si aggirano agguantando cartoni interi di latte a lunga conservazione. Scaffale dello zucchero e della farina: svuotati dalle medesime vecchine.
Se ci fosse lo scaffale delle uova in polvere e del caffè di cicoria, sono certa che andrebbero a ruba.
Ma io dico: un po' di buonsenso, proprio mai?

Io comunque sono nei guai, sabato cucino mediorientale per una festa di 50 persone, e la pasta phillo fresca non si trova più da lunedì. mah.

lunedì 10 dicembre 2007

My rifle, my pony and me


Stasera cena da rude cowboy.
Il cavallo l'ho lasciato giù in cortile.
(Avevo una colonna sonora bellissima, ma non ho capito come si fa a inserire musica qua dentro).

Chili con carne

600 gr di polpa di manzo ricavata dalla spalla
200 gr fagioli rossi secchi
200 gr passata di pomodoro
1 grossa cipolla
4 spicchi aglio
3/4 cucchiai olio extravergine d'oliva
2 cucchiai colmi di chili (polvere fatta con peperoncino secco, coriandolo secco, cumino)
sale

Ammollate i fagioli per 12 ore in abbondante acqua appena tiepida.
Scolateli, metteteli in una casseruola con coperchio, copriteli di acqua fredda e unite due spicchi d'aglio.
Quando l'acqua bolle salate, abbassate la fiamma al minimo e cuocete circa un paio d'ore (il tempo dipende dai fagioli), o fino a quando i fagioli saranno teneri.
Tritate grossolanamente la carne a coltello.
Scaldate l'olio in una casseruola ampia, soffriggete la carne, levatela e metteteci la cipolla; una volta appassita, rimettete la carne e mescolate.
Quando comincerà ad attaccare versate la passata di pomodoro, due spicchi d'aglio spremuti, il sale e la polvere di chili.
Incoperchiate e lasciate cuocere circa un'ora a fuoco dolcissimo.
A questo punto versate nella casseruola i fagioli con parte dell'acqua di cottura e lasciate cuocere per un'altra mezz'ora (il risultato dovrà essere della consistenza di una zuppa densa).
Il chili ci guadagna se lasciato riposare prima di mangiarlo.
Meglio ancora, prepararlo il giorno prima e riscaldarlo.
E' molto buono accompagnato con riso.

venerdì 7 dicembre 2007

Muuuu!

Altro giro, altro fornitore benemerito. Vagavo ieri in via Paolo Sarpi (chinatown), reduce dalla seduta di briefing per un catering da 50 persone per il quale fornirò bassa mano d'opera volontaria e non retribuita.
Mi sono infilata da Walter Sirtori, che è un altro di quei posti che incoraggiano alla benevolenza verso il genere umano - posto che la sottospecie dei commercianti possa considerarsi parte della categoria. Una macelleria dove non solo conoscono e normalmente spacciano tagli altrove assolutamente ignoti, ma anche di grande qualità e a prezzi esattamente equi, e conoscono personalmente le bestie che macellano. In più è bella. Ha delle ricette molto interessanti appese al muro, da consultare mentre si aspetta il proprio turno (e ti vengono un sacco di idee). I commessi sono sorridenti, ma non di quel sorriso mieloso e unticcio di chi sa che sta per sfilarti dal portafogli cifre spropositate. No. Ti sorridono anche se, come me, fai la spesa per uno. Questo è stato il mio bottino di ieri con 8 euro: abbondanti puntine di agnello già belle e marinate, un pezzetto di testina - buonissima! - e un culetto di prosciutto crudo da 300 gr che userò per scopi culinari.


Oltre a ciò, guardando la carta del pacchetto che era molto carina, ho notato un indirizzo email che mi ha fiondata in un sito che finisce dritto nei links di Esmeralda, perchè sono dei pazzi/sani furiosi e mi piacciono assai.
http://www.muu.it/

Walter Sirtori - Via Paolo Sarpi,27 - 20154 Milano
tel 02342482
waltersirtori@muuu.it

mercoledì 5 dicembre 2007

il mio vino quotidiano



Oggi sono stata dal mio vinaio.
Ho portato le mie bottiglie vuote e me le ha riempite dalle botti.
Dopo di me ha servito un vecchino con due vuoti nella sporta ("Il solito?") e un ragazzo giovane in cappotto di cashmere che andava a una cena.
Il mio vinaio, pur essendo milanese, e pur avendo aperto bottega l'anno scorso sul Naviglio Grande, non ha una enoteca. È un giovanotto di nome Aaron, che ha avuto il fiuto per capire che la gente non ce li ha i soldi per mettere a tavola tutti i giorni bottiglie da dieci euro, e neanche da otto, e neanche da sei. Nella maggior parte dei casi, neanche da quattro. Ma che non per questo deve ridursi al tavernello. Lui viaggia tra 1,60 e 2,70 al litro. E sorride molto.
Va a cercarsi i produttori, sceglie oculatamente vini da pasto di buona qualità ma senza pretese, e li vende sfusi o imbottigliati (aggiungendo il prezzo del vetro e del tappo). Se preferisci, te li mette nelle taniche bag-in-box, comodissime.
Aaron è uno che ha capito delle cose, e sin dal giorno in cui ha aperto gli ho augurato lunga vita e affari floridissimi. Sembra che gli vada bene, in effetti. Forse non si comprerà la villa al mare, ma ha l'aria di essere di ottimo umore, e quest'anno ha anche un aiuto in bottega, buon segno.
La Vineria mi piace perché è un posto umano, rilassato, curato, non e la tira ma non è neanche da ignoranti. A Milano praticamente un sogno. Oltre alle sei botti (tre rossi e tre bianchi, a seconda di quello che ha trovato di buono) ha anche qualche bottiglia selezionata, e tre qualità di olio extravergine da svenimento, anch'essi a un prezzo che di questi tempi ha del favoloso.
Per cui gli faccio e gli farò una pubblicità sfegatata ovunque posso.

Passate nel sito e guardate le foto, si capisce parecchio.
http://www.la-vineria.it/

lunedì 3 dicembre 2007

Coscia porcella a bassa temperatura

Stasera coscia di maiale cotta in forno a bassa temperatura : vediamo cosa succede, se viene tenera e sublime come si vocifera - e patatine novelle in-a-bag (di queste ultime la ricetta la trovate in archivio).
La foto ovviamente ve la metto dopo cena.
Da sabato scorso vi ho abbandonati per una forsennata attività di inserimento libri su Anobii. Il morbo della catalogazione mi ha colpita a fondo e mi sa che finché non ho finito non avrò pace. È una attività che ha del compulsivo e insieme del catartico: rassicura gli ansiosi, dona l'oblio dalle pene del mondo e fornisce la sensazione (del tutto illusoria) di avere fatto qualcosa di utile. Come perdere tempo da professionisti, insomma.

h 21:15 La cena è stata un discreto disastro, ora mi faccio un uovo al tegamino e ne riparliamo domani

Insomma: avevo un pezzo di coscia di maiale. L'ho legata su alla bell'e meglio, l'ho massaggiata con olio e e spezie, l'ho schiaffata sulla griglia del forno a 80° con sotto una teglia con acqua e vino bianco, come da istruzioni di una ricetta che avevo trovato. Ho preparato il sacchettino con le patatine e sono andata a fare altro (sapete cosa). Quando mancava un'oretta all'ora di cena, ho avuto il buonsenso di andare a controllare: la carne era assolutamente cruda, solo un po' tristemente ingrigita in superficie. Mi son detta vabbè, l'esperimento sarà per un'altra volta: ora la caccio in teglia, alzo il forno e in un'ora faccio in tempo a cuocerla come un normale arrosto. Così ho fatto. Un odore orribile mi ha strappata alla catalogazione dopo pochi minuti: il sacchetto di plastica con le patatine aveva toccato, gonfiandosi, la resistenza del forno. Ad essa si era attaccato, fondendo e bruciando allegramente con emanazioni di sostanze altamente tossiche. Spostamento dei ripiani del forno. Pulire con un pezzo di carta le resistenze del forno incandescenti e fiammeggianti di plastica fusa non è una cosa che vi consiglio di tentare, casomai vi venisse in mente. All'ora di cena taglio l'arrosto, che è ancora rosato dentro: col maiale ciò non è accettabile. Le patatine sono circa cotte, ma hanno esaurito il liquido e sono secche come i gomiti di una strega. Metto le fette di arrosto nel microonde (la fame mi attanagliava) e dopo tre minuti estraggo delle sleppe marroni e tigliose.
Non ho capito quante ore ci vogliono per cucinare 400 grammi di carne a bassa temperatura. Certamente più di quattro. Forse posso sopravvivere ancora senza scoprirlo.
La foto ve la scordate!

martedì 27 novembre 2007

Fondue di mare



Le streghe si sono riunite da tutti gli angoli del nord Italia per l'annuale crapula. Speriamo l'anno prossimo di riuscire ad avere con noi le neoelette ligure e trevisotexana, e la delegata autosegregata del salernitano: ci sono mancate.
Un seminario sull'amicizia, più che un sabba. Un simposio di femmine toste, impavide e gaudenti. Il mio personale festeggiamento che vale per Natale e Capodanno e Ferragosto e Befana messi insieme.
La fondue di mare l'avevo assaggiata l'anno scorso al ristorante MURTARÖL di Plaun da Lej, sulla riva del lago di Sils, in Engadina. Se avete una bottiglia di Pouilly-fumé, è la morte sua. Peccato che io me la sia dimenticata in frigo, e siamo andate avanti a prosecco senza rimpianti.

Ingredienti
- code di: astice, scampi, gamberoni imperiali, gamberi grigi, gamberetti, gamberucci, insomma, avete capito: crostacei pregiati
- coda di rospo
- filetto di salmone
- filetto di tonno
il tutto possibilmente di assoluta perfezione. Il nostro pesce lo era, grazie al marito della parrucchiera.

per il court bouillon:
carota, pochissimo sedano, porro, prezzemolo (con gambi), pepe in grani, lisca di coda di rospo o di altro pesce delicato, qualche corazza di crostaceo.

per accompagnamento: la maionese è imprescindibile, poi tutte le salse che vi vengono in mente. Noi abbiamo fatto: maionese al cury, salsa di sedano rapa, salsa soffice di finocchio, yogurt all'harissa, e ci siamo dimenticate l'all-i-oli e la panna acida al rafano, perché stavamo occupandoci della torta.

per contorno:
verdure (fagiolini, sedano rapa, quello che vi aggrada), patatine novelle
riso patna (tutto al vapore). Noi avevamo ancora i blinis dell'antipasto di salmone, e ci sono bastati.

attrezzatura: fornelletto da fonduta (rechaud)
cestini di rete metallica con manico lungo.

Preparare il court bouillon con le lische, le verdure e gli odori.
Togliere le teste ai crostacei, e sgusciarli lasciando solo la codina.
Tagliare a bocconcini la polpa dei pesci.
Disporre tutto, possibilmente con cura estetica, su un piatto da portata o su un bel vassoio.
Idem per le verdure e il riso, su un altro vassoio.
Mettere il brodo caldo nel rechaud acceso, al centro della tavola.
Ognuno prende un bocconcino, lo mette nella apposita retina e lo lascia cuocere per qualche minuto, intanto beve il vino e chiacchiera, poi si accorge che non sa più qual è il suo e si pappa quello del vicino, dopo averlo intinto in una salsina. Poi si litiga.
Finito il pesce, si serve il brodo in tazza, magari dopo averci buttato dentro degli spaghettini di riso cinesi.

venerdì 23 novembre 2007

Oooops!

È sparito un post. Che caso! Proprio quello di ieri. Ma guarda un po'.
Si vede che nottetempo è passata la sorella seria di Esmeralda (che, si sa, è parecchio frivola e scostumata), e ha fatto piazza pulita delle sbavature autobiografiche fuori luogo.
Ma i vostri commenti me li ha tenuti da parte, però. Grazie.
Domani è un altro forno!

mercoledì 21 novembre 2007

Kefir



Insomma, io avevo giurato che mai e poi mai mi sarei resa responsabile di una progenie, neanche sotto forma di muffe e bacilli. Mi sono opposta fieramente alla schiavitù del lievito madre, mi astengo dalla moltiplicazione dello yogurt, il mio senso dell'accudimento ne ha avuto abbastanza con 17 anni di gatta convivente. Ma quelli erano Pacs, non conta.
E adesso eccomi qua che esco in pigiama la domenica all'alba per comprare il latte, scaldo il biberon ogni mattina per nutrire il pargolo, vivo il ciclo dell'ansia e del sollievo quando constato che il miracolo della replicazione dei fermenti si è prodotto con successo ogni giorno. Che Essi sono ancora vivi.
Per fortuna non sono miei. Sabato si sistemeranno nella loro nuova famiglia ed io ritroverò la serenità. Essere zia è bellissimo.

domenica 18 novembre 2007

I cachi sono imprescindibili



Nella mia casa n° 2, nella metropoli, c'era un giardino. Tutto nostro. C'erano tre fichi neri e un fico bianco, due tigli immensi davanti e uno immenso dietro, la pergola con l'uva fragola, una Forsizia, le ortensie, un ciliegio da fiore, svariati altri arbusti ornamentali e non. E poi un po' di orto urbano, naturalmente. E c'era un caco.
Il caco è un albero che mi sta molto simpatico. Ha una bella forma, e poi a novembre, quando il mondo si spoglia e tutto ormai sembra perduto, lui matura questi meravigliosi (e mega-vogliosi) lampioncini arancioni.
Si vede che il nostro caco era particolarmente segnaletico, perché era la base operativa di raccolta degli storni. Una mattina grigia di svegliavi, e loro erano lì, a centinaia, strillando e spintonandosi sui rami per accomodarsi tutti. Un casino bestiale. Si sbeccacciavano tutti i cachi, li assaggiavano uno per uno con estrema maleducazione e li facevano cadere producendo per terra una poltiglia viscida impossibile da rimuovere, con gran gioia di mia mamma; poi, belli rimpinzati, migravano. Noi mangiavamo i pochi che avevamo previdentemente tirato giù prima e messi a maturare in cantina, in previsione del raduno aviario.

Ieri sera, verso le otto, nel freddo e nel gelo, passavo in motorino davanti alla Slunga. Consapevole di non avere derrate in casa per la cena, mi son decisa a derogare alla mia ferrea regola di non fare mai la spesa di sabato, e ho compiuto l'eroico sacrificio.
La prima cosa che c'era in mostra erano delle vaschette di cachi maturi. Da sei pezzi. Proprio lì, accanto all'ingresso. Una vaschetta da sei cachi, quando hai il casco in una mano e il cestino della spesa nell'altra non è esattamente un oggetto maneggevole. Se li metti in fondo al cestino, come prima cosa, e poi ci aggiungi sopra tutto il bendiddio che comprerai, alla cassa ci arrivi con la poltiglia viscida di cui sopra. Ma io ai primi cachi non resisto. Per cui imbraccio la mia vaschetta tenendola in mano e arranco lungo le corsie, con il cesto via via più pieno e pericolante, spettinandomi e sudando e sgomitando e spintonando. La mia meta era il banco del pollo arrosto, perché (e che nessuno si permetta di commentare) avevo voglia di quel meraviglioso galletto ormonato e gommoso al glutammato - e proprio di quello - per cena.
Apro praticamente col naso lo sportello dei polli pronti, quando sento echeggiare il mio nome alle mie spalle.
Paralisi.
Mollo il pollo della vergogna, mi giro e vedo una mia ex collega. La più gnocca dell'agenzia dove lavoravo più di vent'anni fa, per la cronaca. Colei che mi subentrò quando venni mollata dal moroso di quei tempi. Lei giocava a tennis, era bravissima sul lavoro e molto prestigiosa, oltre che alta e boccoluta. So da voci che in questi anni ha avuto un grande successo nella carriera, si è sposata con uno ricco e fico e anche simpatico, eccetera eccetera.
La guardo: radiosa. Perfetta. Magra. Ben vestita. Tiene con il mignolo un pacchettino argentato della salumeria che, lo so, contiene giusto un tre etti di San Daniele e un cicinìn di cocktail di scampi. Il resto lo ha caricato sul suv il filippino. E cazzo, mi ha riconosciuta!
Le tendo un gomito, consapevole della mia mano destra grondante cachi, della mia pettinatura da casco, del mio abbigliamento che è uno sciantoso mix tra lo stile Pony Express e il New Caritas.
Mi guarda a lungo e mi dice che mi trova benissimo (!), poi aggiunge: "Certo, i cachi sono imprescindibili". E veleggia verso il reparto cosmetici.
Resto là a riflettere un momento su questa verità cosmica. Alla fine posso solo addivenire al fatto che sono d'accordo con lei, anche se brucio ancora di vergogna. L'onestà morale sopra a tutto.
Recupero il pollo e carico tutto sul motorino, i cachi bene in cima, e corro verso il mio prossimo appuntamento: missione recupero di una vaschetta di fermenti da Kefir vivi provenienti da Istambul, contrabbandati da una amica per un'altra amica. Farò loro solo da balia, ma è un compito di responsabilità che mi onora.
Prossimamente su questi schermi, se sopravvivono.

(Nella foto il più intero dei cachi che è arrivato in casa)

mercoledì 14 novembre 2007

"Mangeranno le brioches!"



Non vorrei remenarla su cose già ampiamente lamentate in altre sedi, però stasera ho comprato un panino.
Uno.
Peso: 100 grammi.
Un panino normale, va bene integrale, ma insomma, niente di che. Il fornaio sotto casa, mica quelli che sembrano delle gallerie di arte moderna.
L'ho pagato 55 cent. Che al chilo fanno 5,50 euro. Mi fa un po' impressione.
Mi ci vorrà una mise adeguata, per sedermi a tavola stasera.

martedì 13 novembre 2007

Gatto (vita senza un)

Erò lì che mi facevo una pasta al tonno con i filetti di pomodoro. Ho aperto la scatoletta di tonno. Girarmi verso la porta, aspettando di veder arrivare sparata la sua coda grigia impennacchiata di speranza, è un gesto ancora automatico.
È davvero strano, davvero tanto strano aprire una scatoletta così, impunemente.

domenica 11 novembre 2007

Padelle roventi



Basta con le raffinatezze esotiche.
O meglio: ancora raffinatezze esotiche!
Stasera cena terrona: al mercato padano spuntano cesti di olive fresche pugliesi da friggere. E io me le friggo!
Dopo, salsiccia e friarielli, per stare in tema.

venerdì 9 novembre 2007

Pinchitos



La carne per i miei spiedini sta marinando pazientemente in questa miscela di spezie che somiglia moltissimo a quella che avevo usato per le Kofta che mi erano tanto piaciute, un po' di tempo fa.
Sulla scatolina (deliziosa) c'è scritto:
sale, origano, alcaveras (cosa sarà mai?), curcuma, coriandolo, cumino, pepe, anice, aglio, pepe di Cayenna, noce moscata, chiodo di garofano.

mercoledì 7 novembre 2007

Incubazione



Si cucina poco o niente, in questo periodo, e ci si nutre un po' come capita. Il che significa che si fanno fuori residuati da dispensa e si comprano cose, tipo il pesto pronto, che normalmente non albergano nel mio frigo.
In cambio si lavora un po', si dorme di giorno e si legge di notte. Sono stata anche a una mostra a Como, che mi ha fatto riflettere seriamente sull'opportunità di riprendere il mio piccolo lavoro di artista, totalmente abbandonato causa scoraggiamento ormai da un paio d'anni. Ma vedere questi lavori altrui mi ha, dannazione, fortemente incoraggiata. Speravo di essermela cavata mollando tutto, come al solito, ma poi no: ho riconosciuto dei fili che pensavo non valesse la pena di seguire, e che invece hanno portato altri a fare cose che mi sono piaciute moltissimo; e un paio avrebbero anche potuto essere mie, se solo ci credessi un po'. Sono in incubazione, quindi. Una condizione che mi inquieta e mi stanca ("pigra, sei pigra" mi dicono, e hanno ragione). La pigrizia letargica è sempre la mia prima reazione all'apparire di una sia pur vaga prospettiva di azione. Un sano rifiuto animalesco dell'attività, sia in quanto potenzialmente faticosa che in quanto foriera di valanghe di grane che ormai conosco bene.
Cerco di astenermi finché posso, ma poi, come tutte le incubazioni, verrà il momento in cui non si potrà far altro che lasciar fare il suo corso alla natura, e vedremo cosa mi porterà.
Vi offro come unico intrattenimento alimentare questa modesta polentina riciclata con gorgonzola, spinaci e stracchino, accompagnata da una insalatina di sedano di Verona e radicchio di Chioggia condita con gorgonzola: che fa pendant. Nell'insalata ci sarebbero state benissimo un po' di noci, casomai vi venisse in mente di farvela.

martedì 6 novembre 2007

Una vecchia questione


"... ma se non si fa niente, presto verrà reintrodotta la tassa sul celibato e, governo ladro, la multa per la spia che non piscia in compagnia.
Guardate con quale tracotanza muove il suo coltello sulla forma di taleggio il banconiere che vi sta servendo e che sa bene che siete Single: «Quanto gliene do?»
«Non molto.»
«Così?» e il coltello si ferma su una porzione formato famiglia numerosa.
«Un po' di meno.»
«Così?» e il coltello si sposta leggermente più in qua, ma la porzione è pur sempre per coppia con due figli, grandi, mangioni.
«La metà.»
«Ah, è a dieta.»
«Sì» risponde anche l'anoressico o l'emaciata più spinta.
Bisognerebbe invece avere prima il coraggio di dirgli «A dieta sarà lei e quella troia di sua moglie» e poi di fare il giro del bancone, strappargli il coltello, puntarglielo alla fronte e chiedergli "Va bene un pezzo così?» e giù di taglio.
Io non dico più niente, non ci ritorno più, sono stanco di buttare via roba che non ce la faccio a mangiare e mi ripugna l'obbligo di mettere il superfluo nel congelatore, detesto i cibi freschi congelati, anche se sono abbastanza realista da farmi piacere alcuni prodotti surgelati.
Comunque, per principio, il perfetto e la perfetta Single non rimetteranno mai più piede nel supermercato dove non tengono la confezione di burro da un etto, dove la confezione minima di fazzoletti di carta è di dieci pezzi e la rete di patate da cinque chili che già comincia a fare un caldo ma un caldo che fioriscono prima di arrivare a casa.
Che te ne fai di cinque chili di patate il 20 giugno? Te le tiri dietro e poi corri più forte di loro per farti centrare cantando Maledetta primavera?
No, no e poi no.
Meglio cantare Strangers in the Night."

Aldo Busi
"Il manuale del perfetto single"

giovedì 1 novembre 2007

la Gattina e i capperi



La gattina, in questi tre giorni, ha assaggiato: nasello e riso basmati (piaciutissimo), carne trita di manzo cotta (puah), cruda (piaciuta), tuorlo d'uovo (neanche parlarne), stracchino (yumm!), polenta (piaciuta con riserva), pappa col pomodoro (è dura scartare il pane e lappare solo il pomodoro), spinaci (si può fare). Pinoli (piaciuti); sui capperi l'ho vista molto, molto perplessa. Ieri sera un osso di stinco di maiale l'ha intrattenuta con sommo tripudio fino all'ora di ritirarsi nel suo posto preferito.

lunedì 29 ottobre 2007

i Divoratori

Immagine di I divoratori


Baldini Castoldi Dalai, 2006

Ho letto questo libro solo perché l'ho trovato per caso in biblioteca, e mi è piaciuto molto. Tra parentesi, devo dire che lo scaffalino delle segnalazioni della mia biblioteca rionale mi ha già regalato svariati autori che mi sarebbero sfuggiti in libreria e che ho poi amato. Le signore bibliotecarie sono molto brave, con i modesti mezzi a loro disposizione, grazie!
L'ho trovato particolare. Molto fantasioso, divertente, surreale con qualche piccolo ma garbato tratto di macabro, ma anche molta dolcezza e uno spirito calibratissimo. Mi sento di consigliarlo.
Per gli amanti del pasticcio di maiale in crosta, dei gatti alati e delle belle storie.
Questo John Barlow è al suo primo libro, non mi pare che sia stato molto considerato e invece credo che valga parecchio, e lo tengo d'occhio.

domenica 28 ottobre 2007

fagioli alla maruzzara



Ricevo dal Sud un pacco alimentare a prova di controlli antiterrorismo. Nel senso che la provola e il fiordilatte non sono imbarcabili in cabina a causa del liquido amniotico, considerato altamente pericoloso. In effetti, un oggetto sferico immerso in un liquido lattiginoso è assai sospetto. A qualche terrorista nemico del latticino potrebbe venire in mente di innescarlo e farlo saltare. Mah. La regalante ha comunque saggiamente ripiegato su derrate secche. Così mi è arrivato un sacchetto di fagioli di Controne, e un controsacchetto di pan biscotto per completare l'opera. Tutto rigorosamente del Cilento.
Ma ripiego non è stato affatto!
La zuppa era buonissima, il fagiolo di Controne (di cui ignoravo l'esistenza) è molto chic come fagiolo. Direi quasi femminile, nella sua aggraziata personalità. Ha la consistenza un po' di un cece, meno farinoso del fagiolus vulgaris padanus-venetus e di gusto più delicato.

La zuppa si compone così:

Fagioli
sedano, aglio, peperoncino, basilico (che ho omesso) origano, prezzemolo.
Concentrato di pomodoro sciolto in acqua (poco)
Biscotto di grano
Olio, sale

Ammollare i fagioli e lessarli.
Tagliare il sedano a tocchetti, metterli in una pentola dal fondo spesso (meglio se di coccio) insieme al resto degli odori, all'olio e qualche granello di sale grosso. Incoperchiare e far saunare*: a fuoco lentissimo per un quarto d'ora e anche più.
Quando il sedano sarà tenero, aggiungere il concentrato e far insaporire. Indi i fagioli con qualche mestolata della loro acqua di cottura. Lasciar cuocere per una ventina di minuti. Servire nella fondina in cui precedentemente avrete sbriciolato il biscotto.


* Neologismo assolutamente efficace. Sudare pare volgare. Adottato!

PS Ne ho messo da parte una quota per l'Amico del Fagiolo. Gli piacerà.

sabato 27 ottobre 2007

Gattina is back!

Domani sera torna a funestarmi (ma soprattutto ad allietarmi) la vita la Titti.
Come fare a dire di no?
Infatti dico di sì.
I prossimi giorni li passerò così. Ma chi me lo fa fare?
E che ne so.
Non posso farne a meno.

giovedì 25 ottobre 2007

Kofta (variazioni sulla polpetta)


Stasera ho fatto una zuppa di fagioli specialissimi che però mangerò domani, sia perché ho deciso arbitrariamente che è più buona riposata, sia perché domani torno tardi da lezione di tornio affamata, e mi fa comodo avere la cena pronta. Riferirò.
Ieri sera, invece, ho provato queste Kofta che meditavo da tempo. L'autrice della ricetta non me ne vorrà se la pubblico qua da me, con qualche adattamento ai miei gusti personali. Le avrei anche chiesto il permesso, ma non so come contattarla.

Questa polpettine deliziose sono di origine libanese (se non sbaglio si dovrebbero chiamare Kofta), e nella versione completa andrebbero accompagnate sontuosamente con hummus, pane pita e fattush (una insalata di pomodori, cetrioli, cipolla e pane tostato).
La cosa sorprendente, e che mi ha fatto innamorare, è il mix di spezie con cui si condisce la carne: sembrano le solite quattro spezie, ma azzeccando le proporzioni è davvero particolare e freschissima.
L'autrice la chiama Pimenta Siria, ma chissà come si chiamava in origine, dato che lei sta in Brasile e il piatto lo ha assaggiato a Rio ma il nome è spagnolo, chissà quanti giri ha fatto e come è cambiato prima di diventare così.

Si pesta in un mortaio pepe nero e bianco, cannella, chiodi di garofano, semi di cumino, anice stellato e noce moscata fino a ridurre il tutto in polvere. Occhio al chiodo di garofano che è forte; la nota più evidente dovrebbe essere quella del cumino.

Poi si fanno le polpette con:
600 gr di carne magra di manzo macinata due volte (in questo caso io ho usato metà manzo e metà vitello, ma credo che proverò anche con l'agnello)
due cucchiai di menta fresca tritata (che io ho omesso, non mi pareva che c'entrasse con le altre spezie)
un cucchiaino colmo di pimenta siria
la scorza grattugiata di un limone
una piccola cipolla rossa grattugiata (aggiunta mia: spesso le polpette mediorientali la prevedono, e ci sta molto bene)
un cucchiaino di harissa o pasta di peperoncino

Mescolate alla carne la menta, la scorza di limone, l'harissa, la pimenta siria e sale e lasciate riposare in frigo un'ora. Poi fatene palline di 50 gr l'una: devono risultarne 12 che modellerete a forma di sigaro sugli stecchi per spiedini che avrete precedentemente ammollato in acqua perché non si brucino. Disponeteli su una teglia con le estremità appoggiate ai lati lunghi in modo che stiano ben sollevati e distanti dal fondo, e versate un bicchiere o due d'acqua sul fondo della teglia. Infornate a 200° in forno già caldo e possibilmente con grill ventilato (se no, date una botta di grill verso la fine della cottura) per 20/25 minuti. Se manifestano l'intenzione di seccare, spennellateli con pochissimo olio. Ovvio che se avete un barbecue, è decisamente il caso di usarlo.
Poi si condiscono con una emulsione di olio, limone, sale e aglio schiacciato.

Io, maiala, per stavolta ci ho messo delle patatine fritte (riesumate dal freezer: quelle già pre-fritte che si finiscono di dorare in forno, libidine innominabile tra i puristi). Ci stavano benissimo. Non è un mica piatto elegante, questo.

NB: il prezzemolo di decorazione sta là a testimoniare la vita vegetale commestibile presente al momento in questa casa onorata. Mi verrà presto lo scorbuto, lo so.

martedì 23 ottobre 2007

Zuppetta

Non ho una gran passione per le zuppette, in genere. Ormai in fase avanzata e forse irrimediabile di perversione alimentare, le considero troppo sane e dietetiche e non mi fanno voglia. A meno che, naturalmente, non siano a base di legumi altamente calorici, e magari comprendano cotenne, grasso di prosciutto, sugna o almeno una crosta di parmigiano ben invecchiata.
Ma ieri sera mi sono fatta con soddisfazione la zuppa di zucchine di Sylakka, che è una delle poche che non mi fanno tristezza. Non so, è fresca, ha l'aria esotica, ha quel qualcosina in più che me la rende amica.
Dato che Syl è di casa, mi permetto di pubblicare qua la sua ricetta senza chiedere il permesso:

Zuppa di zucchine
per 4 persone

900 grammi di zucchine novelle
3 cucchiai di basilico tritato
2 cucchiai di prezzemolo tritato
1 limone
2 uova
40 grammi di parmigiano grattugiato
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Scaldare 1 litro di acqua in un tegame.
Mondare e lavare le zucchine e tagliarle a dadini piccini.
In una casseruola scaldare 4 cucchiai di olio e rosolarvi le zucchine per qualche minuto a fuoco medio, mescolando finché prendono colore.
Aggiungere l'acqua, un po' di sale e pepe, amalgamare e portare a ebollizione.
Coprire, abbassare il fuoco e lasciar sobbollire per una mezz'oretta.
Tritare o pestare nel mortaio basilico e prezzemolo e grattugiare finemente la scorza di mezzo limone.
Battere leggermente le uova in una ciotola e amalgamarvi basilico, prezzemolo, parmigiano, scorza di limone e un pizzico di sale.
Quando la zuppa è pronta, togliere dal fuoco, frullarla col minipimer e amalgamarne un paio di cucchiai alle uova, mescolando energicamente.
Versare poi nella zuppa le uova battute, poco per volta, in un rivolo sottile, battendo con la frusta, affinché si addensino senza impazzire.
Aggiustare di sale e pepe e lasciare riposare per 10 minuti prima di servirla accompagnata da crostini o da pinoli tostati in un padellino.
Condire nelle fondine con un giro di olio extra vergine a crudo.
Ottima anche tiepida, dunque particolarmente adatta a cene estive.

Ieri sera ci ho schiaffato dentro anche un vasetto di yogurt greco che era da far fuori (aggiungendolo alle uova etc), e non ci stava male per niente.
Tiepida mi piace più che bollente, anche se fuori fa freddo.

domenica 21 ottobre 2007

Anonimo Veneziano


In un pacchettino senza etichette dall'aria clandestina, fatto su nell'alluminio, mi è stata recapitata una vaschetta di baccalà mantecato da Venezia. La mia mamma viaggia, ed io ne usufruisco indirettamente.
Ho una vera passione per questa spuma bianca dal sapore forte e delicato insieme. Chissà chi è stato il primo a capire che dalla mummia di un pesciaccio stopposo poteva venir fuori questa raffinata poesia.
Di certo, è l'evidenza di un massimo grado di civilizzazione.

venerdì 12 ottobre 2007

Per un pugno di lupini

Lista della spesa: latte, pane.
Sacchetto della spesa: insalata "orientale" (mah?, proviamo), due bottiglie di vino (rosso, che non mi piace, così non lo bevo), un sacchetto di lupini (imprescidibili, no?), un rotolo di pellicola da 48 metri (offerta speciale), un pane toscano di cartongesso, latte.
Lo so, l'argomento non è nuovo, ma forse fare pubbliche confessioni potrebbe aiutarmi a guarire?

domenica 7 ottobre 2007

Costola & Adamo


Questa non l'avevo mai vista (per cui l'ho subito acquisita). In foto sembra un banale arrostino, ma lo vedete l'osso che spunta? In realtà è una costola di vitello, con l'osso dentro e la poca ciccia che ci è attaccata tutta arrotolata intorno, e poi rivestita di pancetta.
Glissiamo sul fatto che la bestia è nata in Lituania, e macellata in Olanda. Tanto, ormai...

Mi ricorda una memorabile vacanza brada in Sardegna con un moroso argentino. Semianalfabeta, ma vero figlio di un carnicero (macellaio). Scoprì, dopo anni che viveva in Italia, che nella Sardegna incantata del fuori stagione si trovavano tagli di carne che non aveva mai più rivisto fuori dalla pampa. Pance di vacca, diaframmi, costolame, sottocode, ciccia di ogni foggia che qua in continente la diamo al gatto, stupidi mangiatori di pallide fettine che siamo.
Fu afferrato dalla nostalgia. Si commosse. Si arrazzò.
Lo mandavo a fare la spesa, e lo recuperavo regolarmente nei retrobottega delle macellerie più sperdute, abbracciato a degli omoni insanguinati, che bevevano cicchetti di Filuferru seduti tra le carcasse e se la contavano di raffinatezze di asados e grigliate in un intreccio di dialetti che spaziavano dal guaranì al basso cagliaritano. Felici entrambi di aver trovato un vero intenditore. Fratelli di carne.
Scoprii il suo talento di BBQ-man (l'altro talento l'avevo già scoperto, e mi sarebbe anche bastato da solo), e anche di questo approfittai bassamente. Ogni sera tornavamo con involti di carni mai viste, e lui appiccava fuochi omerici sul retro della casa semidiroccata che avevamo preso in affitto solo perché aveva una postazione- grigliata formidabile. La doccia si faceva con l'acqua fredda sotto la pompa in giardino, ma fa niente. Sudava, sbuffava, soffiava, sventolava, rivoltava braci, legava pezzi di bovini, li rivoltava, li seppelliva sotto il fuoco, li rigirava su pali e spiedi orizzontali e verticali. Mai visto un umano più felice. E anch'io, devo dire, me la spassavo parecchio, con quei banchetti tribali. Mi serviva il bendiddio a tarda sera, alla luce delle braci morenti, con chimichurri di raffinata composizione e la faccia estasiata di un cavernicolo che ha fatto buona caccia e la presenta alla sua cavernicola, maschio e orgoglioso. Si faceva festa. Fu una vacanza meravigliosa. Avevo tutto quello che mi serviva.
Insomma: quasi.


(Dato che mi si rimprovera, ecco la costola da cotta. Noiosoni!)

venerdì 5 ottobre 2007

Ottobre


"L'ottobre venne come sogliono venire i nuovi mesi; il suo è un arrivo modesto e silenzioso sotto tutti i rapporti, senza segni esteriori, un muto insinuarsi ovunque che sfugge facilmente all'attenzione se questa non mantiene un ordine severo. Il tempo in realtà non ha suddivisioni, non ci sono tempeste, non v'è rumoreggiare di tuoni all'inizio del nuovo mese o del nuovo anno, ed anche a quello del nuovo secolo; siamo soltanto noi uomini che spariamo e tuoniamo".

Thomas Mann
La montagna incantata
1924

giovedì 4 ottobre 2007

Zucca in agrodolce

La mania conserviera quest'anno ha colpito duro.
Ma avevo ancora tre barattoli e giusto un chilo di zuca della varietà giusta, così ho provato anche questa. Mi sembrava interessante per via del poco lavoro e perché non è la solita marmellata di zucca. Mi piaceva anche l'idea dei dadini trasparenti, che in effetti sono molto carini. Speriamo che sia anche buona.

1 kg di zucca varietà Chioggia o altra di polpa soda
3/4 di litro di aceto bianco di buona qualità (il libro dà questa quantità per 2 kg di zucca, ma basta appena appena per 1 kg). Io avevo l'aceto di mele, e ho usato quello.
200 gr zucchero
5 chiodi di garofano
1 cucchiaino di pepe nero in grani
qualche pezzetto di cannella

Pulire la zucca, farla a dadini di circa 2 cm e metterli in una ciotola.
Portare a ebollizione l'aceto con gli aromi e versarlo ancora bollente sulla zucca, in modo che resti completamente sommersa.
Riposare un giorno quindi scolare il liquido in una casseruola, unire lo zucchero, portare a bollore e aggiungere la zucca con tutti gli aromi. Cuocere finché la zucca sia diventata quasi trasparente. Il libro dice 10 minuti, ma per la mia zucca ci è voluta una mezz'ora.
Sistemare i dadini nei barattoli, riportare a bollore l'aceto e versarlo insieme alle spezie. Chiudere subito e lasciar maturare per un mese prima di consumare.
Va con il bollito, o con arrosto o braciole di maiale.

(Il libro è sempre "La cucina di casa" del Gambero Rosso, di Annalisa Barbagli)

mercoledì 3 ottobre 2007

Capricci e trucchetti


Sempre più spesso mi succede che, quando ho cucinato in anticipo qualcosa ("così domani sera sono a posto"), poi al momento comandato non mi vada più di mangiarla. Mangiando per vizio più che per altro, sono soggetta a dei capricci pazzeschi, e me li devo risolvere trattandomi come una bambina pestifera. Essendo anche testona, come bambina, mi tocca autoricorrere a escamotage che neanche una madre rotta ad ogni astuzia sarebbe capace di escogitare per imboccare la pargola riottosa.
Ieri sera, davanti a un avanzino di peperoni ammollicati davanti al quale avevo già cominciato a storcere il naso, per non buttarli mi sono inventata le bacchette. Ho preso i peperoni, li ho tolti dal piattino in cui stavano e che mi indisponeva, li ho messi in una ciotolina giapponese, ho agguantato le bacchette e mi è tornata la voglia di mangiarli.
Mi è anche scappato abbastanza da ridere, mentre pescavo faticosamente bocconcini.
Ma pensa te.

(Stasera amica a cena: fagottini di pasta philo ripieni di feta, purpetielli affogati e riso Gange)

lunedì 1 ottobre 2007

Dolcezze


Non solo certe amiche arrivano con prestigiose scatoline piene di dolcezze (e io sempre a mani vuote, non si sa come mai), ma anche con dolcezza e pazienza ascoltano i miei vaniloqui senza reclamare. E io bla, bla, bla, bla, non si sa bene neanche di cosa, riempio tutto io lo spazio che sarebbe prezioso per stare a sentire, come se fosse un vaso vuoto. E intanto mi dico: ma stai zitta un momento! Ma lascia che parli lei! E invece bla, bla, bla, bla.
Bla.
Poi se ne vanno, e chissà quanti altri mesi passeranno prima di rivederci, e mi rendo conto che ho sprecato un'altra occasione per ascoltare e conoscere. Ma temo che sia la fretta, quest'ansia di travasare in due ore tutti i contenuti che ho accumulato in mesi e che, frequentandosi, sarebbero normalmente diluiti in pomeriggi e giornate e serate.
È che con certe persone ci si frequenta poco, e allora succede così. Resta il fatto che io bla, bla, bla. Bla. Uffa. Mi prenderei a padellate sulla zucca. La mia inadeguatezza ai rapporti umani mi sconcerta anche se dovrei averci fatto l'abitudine, non è così che voglio essere, per mille dobloni!
La tortina era buonissima, e ce n'è un'altra in frigo che aspetta per consolarmi della casa che, da stasera, torna vuota di gattini.

domenica 30 settembre 2007

Mom!

Ommioddio.
Stasera mammeta si ferma a cena da me. Evento che si produce non più di una volta all'anno (ma forse anche meno). Per fortuna non ho tempo né per pensare a cosa farle da mangiare né per farmi venire l'ansia da prestazione.
Potrei cavarmela con un robusto Martini di aperitivo, dopodiché si galleggia felici e chi se ne frega di quello che c'è in tavola.

ore 23.30
E invece è venuta fuori una cenetta decentissima, anche se scombinata come sempre le mie, ma a me piacciono così. Ognuno ha il suo stile, ed è chiaro che il mio è scombinato. Comunque sempre rivendibile come multietnica! Abbiamo avuto un antipastino di spanakotyropita (grecia), la zuppetella di ieri (terronia), medaglioni di filetto di maiale al sesamo e aceto balsamico con chutney di pomodori verdi (?), pane nero ai cereali (svezia) e per finire un minicono gelato industriale buonissimo di cui devo provvedere a fare scorta perché di fronte alla minuscolezza del cono nessuno si tira indietro e vanno via in un baleno.
Mi sono divertita, e ho fatto anche la mia porca figura, ovvìa.
E dopo cena, spettacolo di varietà con la gattina in gran spolvero che ci ha intrattenute con un repertorio di figure acrobatiche e rutilanti numeri di caccia-alla-mamma davvero graziosi.
Si è guadagnata la ciccia di maiale che le ho appena servito come spuntino notturno, molto gradita.
Domani se ne va...

sabato 29 settembre 2007

Piperies?

Inutile dire che ne volevo quattro, ma mercato ho dovuto comprarne un chilo. E vabbè. Ma li ho presi in un attacco di nostalgia per una deliziosa ricetta greca che prevedeva questi peperoni cornuti e di polpa sottile ripieni di feta (credo) e non so cos'altro, e passati al forno. O forse fritti?
Non me la ricordo più, la ricetta.
Così chiedo aiuto alla mia consulente personale per la Grecia (e la Magna Grecia), che forse ce l'ha presente e magari è in grado di darmi qualche dritta?

Nell'attesa, ho combattuto e vinto la mia battaglia annuale con la foresta di talli, e ho fatto una abbondante zuppetella. Ci ho fatto merenda, per la cronaca. E ce l'ha fatta anche la mia gentile ospite, la quale, incredibile ma vero, ama la verdura. L'ho scoperto perché mi ha messo la faccia nel piatto - ovviamente - che tenevo poco vigilato pensando che non fosse appetibile per un felino.
Devo ancora capire cosa non mangia, quella.

mercoledì 26 settembre 2007

Primo giorno di vero autunno

In tegame stasera arrosto di coppa caramellato con zucchero di canna, aceto e garofano. Ideale per testare la recente produzione di chutney (anche se sarebbe un po' prestino, ma ho un vasetto che non era chiuso bene, tocca farlo fuori). E patatine al forno, evidentemente.
La cattiva notizia è che oggi pensavo di andare a consegnare un lavoro che mi ha impedito qualsiasi altra forma di vita nelle ultime due settimane, e invece è tutto da rifare.
La buona, che è uscito il nuovo libro di Fred Vargas (l'unica giallista che mi avvince) e l'ho già comprato: "L'uomo dei cerchi azzurri". A letto con un libro a soddisfazione garantita, con la pioggia che scroscia, sotto la copertina con la gattina, stasera mi sentirò un pascià.

martedì 25 settembre 2007

Tajine

Certo che la tentazione è forte. Ma dato che il coniglio l'ho mangiato già ieri...

lunedì 24 settembre 2007

Reportage

Ok. A grande richiesta (e non mi sono fatta molto pregare, non vedevo l'ora) la gattogiornata di oggi:


Sfido chiunque ad azzardare un bidé, con gli agguati che si rischiano in questa casa.
(la foto è mossa, ma è che il reporter tremava dal terrore).

Lombo grassoccio

Ecco, appunto.
Il mangiare smilzo mi lasciava come un senso di tristezza. Così ho preso il lombo, che era già inciso nell'osso ma non fino in fondo: ho ripiegato le ali di pellacchia sottile di sotto a formare una base che tiene insieme il tutto, ho spalmato di senape, ho infilato tra lombatina e lombatina delle fette di pancetta e dei rametti di timo e ci ho aggiunto qualche spicchio d'aglio in camicia. Sale aromatico e pepe.
Così, mi pare, già si ragiona. E una certa eleganza la mantiene comunque. Magari non eleganza anoressica, ma insomma...

(vorrei tanto mettervi la foto della giornata di oggi della Micina, ma poi mi sembra di essere la zia Felicita zitella e gattofila, e mi fermo. Ma a fatica...)

Dopo cena. Ehm. Per la cronaca, sinceramente: non era granché, il coniglietto. Non cattivo, ma insomma, prometteva meglio alla vista. Onestamente, ho cucinato conigli migliori.

domenica 23 settembre 2007

Purpett' again

Per cena dovevano essere eleganti e dietetiche lombatine di coniglio, cottura veloce e smilzo mangiare.
Invece è finita grassa.
Sotto al magma ribollente, si nascondono succulente polpettine.
Colgo l'occasione di presentare in pubblico il tegame di alluminio della nonna Erina. Più di mezzo secolo (e lo dimostra), ma è una delle cose di cucina che mi seguiranno sempre. Non la penso spessissimo, la nonna, ma credo che le farebbe piacere sapere che sta con me in cucina.

PS la giornata della Gattina, dopo una serie di estenuanti assalti all'uomo (io) e inseguimenti di ogni oggetto rotolante, ha raggiunto l'apoteosi con una pallina di Domopack in cui era stato conservato il parmigiano. Raffinatezza che l'ha mandata in estasi.

PPS dopo cena. Constato che va pazza, ma proprio pazza, per la salsa di pomodoro. Che non lo sappia il suo padrone, ma ha leccato il tegame con lingua adesiva fino a farlo splendere.

sabato 22 settembre 2007

Ospiti


È arrivata ieri sera, e resterà con me 5 giorni, ospite graditissima. È la più deliziosa delle gattine adolescenti; simpatica, estroversa ma non invadente, grande centrocampista (anche se con una deplorevole tendenza a trattenere la palla), ballerina agile e graziosa, valorosa esploratrice e anche bellissima, che non guasta mai.
Dal momento stesso in cui ha messo zampa in casa mia, ho provato una sensazione potente di benessere. Di cose che tornavano in equilibrio. Di lacune colmate. Con un gatto dentro, la mia casa è di nuovo una casa. Io non vorrei sdilinquirmi troppo, ma è un dato di fatto: un gatto è una presenza indispensabile, una delle basi imprescindibili su cui si fonda la buona riuscita della vita domestica. Poi magari uno non è che passa il tempo a occuparsene, il gatto diventa una presenza abituale, come il riscaldamento o il divano: ma la differenza tra una casa vuota di gatti e una casa abitata da gatti è palpabile, percepibile ai sensi come la luce o il calore.
In spagnolo c'è una bella parola: desangelado. Ecco, una casa senza un gatto è inevitabilmente desangelada, priva di angeli.



martedì 18 settembre 2007

44 gatti...


in fila per 6, col resto di 2.

In tutta la sua inesorabile realtà, 80 grammi di tortiglioni integrali (ricomincia il delirio del conteggio).

lunedì 17 settembre 2007

Day after

Lavoro in consegna domani, cliente alle calcagna, ma nel retrobottega della mente il pensiero dell'ora di cena si fa strada tra la creatività forzata e l'ansia da scadenza. Così interrompo il trituramento di meningi per provvedere a un polpettone di tonno che festeggi l'avanzo di maionese notturna.
Ora che la pappa cuoce nel suo pentolone, posso procedere a finire i compiti serenamente, avendo provveduto ai miei minuti piaceri.
Ma che brava bambina...

domenica 16 settembre 2007

Maionese by night

Non è che non ho cenato. Non è che sono affamata. In tavola stasera c'era una padellata di pollo e verdure piccanti che avrebbe più che soddisfatto una persona normale. Ne ho anche avanzato un po'.
Ma alle 23.25, il demone mi impedisce la concentrazione. Ho fame. Ho fame. Ho FAME!
Il frigo domenicale, e per giunta con pretese dietetiche, è quello che è. Salamini, drammaticamente assenti. Gorgonzola, neanche l'ombra. Coi gambi di sedano appositamente preparati per i momenti come questo, francamente, al massimo ci gioco a Shangai.
Ma un uovo e un limone ci sono sempre.
E con un po' di maionese, anche una scatoletta di tonno diventa accettabile.
Credetemi: io ce la metto tutta. Ma non c'è verso. Non c'è proprio verso.
E maionese sia.
Amen.

giovedì 13 settembre 2007

Giovedì, mercato.

Al supermercato, mi metto in coda dietro a una donnona tinta bionda, con delle meravigliose sopracciglia nere dipinte col pennello.
La sua spesa: tre lattine maxi di birra, sei cartoni di similtavernello rosso e una bottiglia di wodka di bassa qualità.
Indovinate di che nazionalità era?

Io ero entrata per comprare il caffè.
Inutile dire che sono uscita con una borsa da 30 euro.


Passo da mia madre nel primo pomeriggio per un pronto soccorso computer.
La trovo che smadonna davanti a una montagna di alici diliscate e sfilettate, e a una quintalata di seppie da pulire. Al mercato non è prevista la dose per due, prendere o lasciare.
"Lo faccio adesso se no stasera mi fa schifo"
Scopro che anche lei, come me, se deve proprio pulire e cucinare il pesce, non può farlo a ridosso del momento di mangiarlo. La nostra memoria olfattiva familiare deve avere il tempo di scindere l'orribile odore da quello che abbiamo nel piatto, pena l'inappetenza assoluta.
(La foto del cadavere l'ho rubata. Non ci sono alici in questa casa onorata, né vive né morte. Stasera pollo arrosto).

martedì 11 settembre 2007

Orticoltura estetica

Ok. Non erano commestibili.
Però sono proprio carini. Lampioncini da balcone.

domenica 9 settembre 2007

Chutney di pomodori verdi


Eccomi qua.
Ho traslocato, ripristinato, configurato, installato, aggiornato e messo in pista il mio parco-computer. Uno l'ho pure venduto (e quindi ho dovuto fargli una rivergination, povero caro). Lavoraccio. Sono stufa. Ho gli occhi pixelati. Ma comunque è stato catartico.
Nel frattempo, ho anche iniziato il mio personale ramadam, e soffro orribilmente per la mancanza di consolazioni alcoliche cena natural durante. L'umore fa schifo esattamente come al solito, e allora ho pensato che una pausa virtuosa magari mi riassetta un po'. Certo, però: che palle!
Avevo in mente oggi, mentre smanettavo, di mettere su il chutney di pomodori verdi, ma mi sono accorta di essere priva di barattolini acconci, per cui sono rimasta alle fasi preliminari.

La mia ricetta non è mia, ma viene dritta dal libro di Annalisa Barbagli, "La cucina di casa del Gambero Rosso" che non tradisce mai:

Chutney di pomodori verdi

1 kg di pomodori verdi
300 gr di zucchero di canna
250 gr di ottimo aceto bianco
200 gr di uvetta sultanina (che io riduco a 150)
2 spicchi d'aglio
30/40 gr di radice di zenzero pelata e grattugiata
1 peperoncino piccante
1 cucchiaio raso di senape in polvere
1 cucchiaino da tè colmo di sale

Lavate i pomodori, divideteli in due, privateli dei semi e tagliuzzateli lasciandoli cadere in una casseruola di acciaio a fondo pesante (io uso una fantastica pentola a doppio fondo, con intercapedine per il vapore: ideale per le marmellate, le creme e tutto ciò che deve sobbollire ma non attaccarsi). Spremete l'aglio, spezzettate il peperoncino e uniteli a tutti gli altri ingredienti. Mettete la casseruola sul fuoco, fate alzare l'ebollizione, quindi abbassate la fiamma e proseguite la cottura, senza coperchio, per un paio d'ore, fino a quando il composto sarà diventato denso e consistente come una marmellata. Versate il chutney, ancora bollente, in vasetti di vetro molto caldi, chiudeteli subito e conservateli in ambiente fresco.
Con questa dose, ne vengono 4 vasetti da 150 ml.

Accompagna arrosti di carni grasse: oca, anatra, maiale. Oppure formaggi, ovviamente.

Voi come state?

giovedì 6 settembre 2007

(ot)


Oggi sono due mesi che se n'è andata. Mia Micia. Mia delizia, mia gioia, mia soave farfallina. Mia sfilatrice di calze dai cassetti. Mia interpretatrice di sogni. Mia elegante osservatrice di stati d'animo. Mia compagnia troppo poco considerata. Mia copertina. Mia occupatrice dei posti migliori. Mia sentinella. Mia schizzinosa compagna di cena. Mia amica inspiegabile. Mia cacciatrice di mosche. Mia annunciatrice di stagioni. Mia sicurezza ogni giorno e ogni notte. Mia bellezza privata. Mia risorsa di piaceri. Mio fastidio. Mia pace nei casini. Mia dolcezza. Mio legame. Mio privilegio. Mia sorella (la sorella bella).

sabato 1 settembre 2007

Terapie

Constatati i limiti della farmacologia ufficiale, della gemmoterapia, della mnemoterapia e dell'ordineterapia, e di svariate altre soluzioni patetiche che ho tentato ultimamente, non mi restava che ricorrere ai rimedi estremi. E si sa: ce n'è solo uno veramente efficace.
A cavarmi dalle paludi del malessere psicosomatico alla fine è stata una dose urto di terapia dei consumi.
Eccola qua.
Lo amo, lo adoro proprio fisicamente, è di una bellezza ineffabile e soprattutto era l'ultimo esemplare in commercio, dopo che la Apple ha pensato bene di mandare in vacca anni di costruzione di immagine mettendo sul mercato l'ultima versione, che fa davvero schifo. Infatti tutti si sono precipitati a comprare questi, appena usciti di produzione, e che quindi oltretutto costano un qualche centinaio di euro in meno.
Meno, comunque molto meno di quello che mi sarebbe costata la vacanza che questa estate non ho fatto.
Ed è MIO.