Ecco, ci siamo. Oggi ho iniziato la nazidieta.
Ieri sera cerimonia notturna di eliminazione fisica da casa di tutto ciò che non posso mangiare. Praticamente tutto, salvo carni magre, pesci e certe verdure (non tutte). Il mio frigo, opulenta grotta di Alì Babà , si è trasformato nella cella ascetica e virtuosa di una santa anoressica - scegliete voi quale, ce ne sono a bizzeffe.
Avviso i naviganti che per almeno un mese, forse due, sarò più insopportabile del solito. E che, se resoconti ci saranno, saranno di cene tristissime, o demenziali, o entrambe le cose.
Che nessuno, ripeto: NESSUNO si permetta di discutere la via che ho intrapreso. Non voglio sentire volare una mosca. Si accettano solo commenti di totale, incondizionato incoraggiamento, supporto e solidarietà.
Questa dieta si basa su principi ferrei e inderogabili, non sul conteggio calorico né sulle dissociazioni alimentari, e non è ammessa nessuna forma di sgarro; quindi il minimo incoraggiamento a indulgere in cose non scritte sul foglietto verde sarà considerato un tentativo di sabotaggio a tutti gli effetti.
Come tutti gli elenchi, anche il foglietto verde che ho appeso in cucina presenta aspetti curiosi.
Perché il cicorino sì, e il tarassaco no? Perché il tè sì, e la tisana al mirtillo no? La senape in polvere sì, e quella in vasetto no?
E anche disperanti omissioni: il topinambur non è menzionato, né la pastinaca, né lo zenzero. Non vi è traccia del sedano di Verona. Sui crauti si sospende il giudizio.
L'oracolo va interpellato e interpretato, davanti a ogni banco di verduraio. Alla luce del sospetto che in foglie e tuberi apparentemente innocenti si nasconda la sia pur minima traccia di carboidrati.
Stasera me la son cavata con una passata di broccoli, degli spiedini di scamone alla paprika, radicchio di Chioggia. Acqua. Ho una fame da lupo, che dovrò tenere a bada nottetempo armata solo di finocchi.
Ho dovuto rifiutare un invito a cena per domani. Sarebbe stata una prova inaffrontabile, conosco i miei limiti.
Mi sostiene il pensiero che ci sono già passata una volta, quindi ce la posso fare.