sabato 18 luglio 2009

Amori difficili


Avrei un sacco di ricettine adatte al clima estivo che avevo messo via in altri momenti, ma in questo periodo non sto cucinando per niente e la mia regola è che qua pubblico solo quello che metto in tavola, nel momento in cui ce lo metto. In conseguenza, ora dovrei pubblicare la foto di un menhir di Parmigiano Reggiano, una rupe che mi hanno portato da Modena e che costituisce la mia principale fonte di sostentamento insieme al pane che mi faccio settimanalmente. Non mi pare il caso.

Quindi vi intratterrò con la mia vita sentimentale.

La mia vita sentimentale passata potrebbe essere argomento di un appassionante feuilleton in seicentoquindicimila puntate, dal titolo "Gli amori difficili", che vi terrebbe inchiodati qua a sospirare fino alla fine dei vostri giorni. Ma poiché amo la sintesi, la riassumerei così: non è andata bene.
Preso atto di questa sgradevole realtà, e della deplorevolmente scarsa qualità del materiale umano maschile reperibile nell'universo e dintorni, a un certo punto ho smesso di sperare in un miglioramento e mi sono prepensionata.
Però insomma, per essere una single felice ci devi essere portata, ed io non lo sono.
Almeno un gatto con cui scambiare delle effusioni e due chiacchiere a tavola e prima di addormentarmi, mi è proprio indispensabile. Infatti c'era con me la Paloma, che per 17 anni è stata la mia compagna mentre i fidanzati in prova andavano e venivano - soprattutto andavano, direi -, e con lei l'amore non è stato facile all'inizio: era una gattina timidissima e introversa, si è infilata subito Sotto il Letto e mi ha obbligata ad aspettare per mesi prima di decidersi a uscirne e a iniziare la nostra vita di coppia. Con lei, ogni passo verso l'amore è stato una conquista fatta di pazienza, corteggiamento delicato e rispettoso, ritirate strategiche, piccole concessioni, titubanze, aggiustamenti. Ma poi, quando ci siamo arrivate, è diventata la gatta della mia vita (qua potete commuovervi).
Quando è morta ho aspettato un bel pezzo prima di riuscire ad accettare l'idea di un altro gatto, ma poi ho incontrato la Emma, che era meravigliosa. Con lei l'amore è stato facile e appassionato fin da subito: mi ha voluto bene senza troppe manfrine, non era una persona sofisticata ma amava coccolarmi e farsi coccolare, dormiva felice e rilassata su ogni parte del mio corpo e aveva tutto quello che mi piace in un gatto. Sotto il Letto ci è andata solo per qualche pisolo estemporaneo. Infatti è durata solo pochi mesi, prima che Qualcuno decidesse che doveva morire di una malattia orrenda e lasciarmi sola (qua potete piangere).

Un mese fa, è piombata nella mia vita questa gattina, che finora ha avuto svariati nomi ma nessuno definitivo, dato che il suo vero nome dovrebbe essere Castigo, e non mi pare bello. È apparsa in una foto, ed era bella, ma talmente bella che anche se le circostanze lo sconsigliavano decisamente, me ne sono innamorata. Quando l'ho conosciuta fisicamente mi hanno messo in braccio questa felina piumosa e minuscola che si è ribaltata sulla schiena, ha fatto le fusa e in tre minuti si era addormentata. Dopo quella importante verifica non ho avuto esitazioni, e l'ho presa con me.
I guai sono iniziati subito. Ma insomma, è soltanto una gattina piccola che è stata appena separata dalla sua mamma, penso io, diamole il tempo di fidarsi. Seh. Fidarsi lei si fida, e non ha paura di niente. Semplicemente, non le piacciono un sacco di cose. Non le piaccio io, non le piace casa di mia mamma, non le piacciono le mie scarpe (infatti ci piscia sopra), non le piace la pappa, non le piace casa mia (infatti ci fa la cacca a scopo intimidatorio), non le piace essere accarezzata. Non le piace stare con me. Ovviamente ha preso possesso del territorio Sotto il Letto, e da lì pretende di comandarmi. Se vuole qualcosa, se lo prende senza ringraziare, o altrimenti protesta facendo danni, ma non mi spiega mai cosa vuole, devo indovinare e non indovino mai. Però non è feroce, è molto socievole con le persone, è serena, gioca con tutti e dorme nel mio letto. Non ha problemi di carattere, non è una gattina "difficile", non è spaventata né aggressiva. Solo, c'è qualcosa che non va nella sua vita con me: non mi ha riconosciuta come parente, ecco. E questo mi sta rendendo molto infelice.
Dov'è finito il batuffolo di cui mi sono innamorata? Cos'ho fatto di male per essere trattata così? Ho provato a confrontarmi sul piano della dominanza, e ho perso. Ho provato con la dolcezza, che è tuttora la mia linea di condotta, ma lei se ne fa un baffo. Ho provato con il dialogo, ma non mi capisce quando le parlo, e comunque se ne frega. Ho letto tutti i trattati di comportamentalismo felino a disposizione e ragionato con amici e veterinario, e non ho cavato un ragno dal buco se non che certi gatti sono fatti così, punto.
In preda a una crescente frustrazione, ho parlato con la persona che me l'aveva data, e finalmente ho capito una cosa fondamentale, che mi era stata taciuta: la gattina è cresciuta in giardino, con la sua mamma e i suoi fratelli, in assenza di umani se non in quanto erogatori di pappa. Questa è stata l'informazione che mi ha illuminata: a lei, semplicemente, non basta la vita che fa qua. Lei è una che vuole andarsene in giro a vedere il mondo, prima di tornare a pisolare sul divano. Non ha niente contro gli umani, anzi: le servono e prende quello che le danno, ed è disposta a una moderata intimità. Non è, e non sarà mai, solo una gatta da divano.

Io, lo sapete, ho questa convinzione che noi siamo al servizio dei gatti, e nulla mi farebbe più felice che essere al servizio suo, però il mio spirito di sacrificio non arriva al masochismo sentimentale. Per quello ho già dato con gli umani, e ne ho piene le tasche.
Quando amo, ho questa stravagante, egoistica necessità di essere ricambiata. Se no non ci riesco proprio ad essere felice, e il servizio diventa un peso.
Quindi, poiché io tutto posso darle ma non un giardino e una vita avventurosa, questa gattina forse deve trovare un'altra casa, un'altra persona e un'altra vita che siano più adatti a lei. Ed io devo trovare un gatto che sia adatto a me, alla mia casa e alla mia vita.
Mi rifiuto di vivere da separata in casa in contemplazione di una gatta bellissima che non mi ama, per i prossimi vent'anni. Gli amori difficili non fanno più per me.

Ecco: qua potete anche indignarvi.

33 commenti:

Anonimo ha detto...

Devo solo dire che il felino ha "carattere".
Magari preferisce i "maschietti" e qusto si nota subito.
Dai! Magari il "ficus lyrata" di casa tua potrebbe essere o diventare il suo giardino
ciao
baci
nonno

Anonimo ha detto...

Eccheccavolo! Ma insomma, anche Tarzan e Mowgli erano nati in contesti più normali, ma poi trovandosi fin da cuccioli in una situazione diversa si sono ben bene inselvatichiti... e probabilmente ci sono un sacco di esempi al contrario che ora non mi vengono in mente.
In giardino a far la selvatica c'è stata talmente poco, la piccola! Non può darsi che col tempo diventi una bella piccola pantofolaia ?!?
Bacio
Marì
Bacio.

Anonimo ha detto...

E lasciarla uscire ed entrare a piacimento non è fattibile?

RENZO ha detto...

Merda! Cercavi una compagna e t'è capitata una figlia adolescente!

Dalla via a chi ha una cascina, un giardino, qualunque cosa. Per la tua e la sua salute!

Esmé ha detto...

Marì: no, non credo che col tempo eccetera. Questa è fatta così. Posso solo inselvatichirmi io, e andare con lei a vivere in una capanna sull'albero.

Anonimo: ovvio che no, altrimenti non avrei il problema.

Renzo: hai centrato esattamente la situazione. È quello che sto pensando di fare, ma è doloroso.

Anonimo ha detto...

amare per quello che è un gatto o una persona semplicemente è un bene più raro
non sono difficili gli amori lo siamo noi quando non vogliamo avere nè dare amore
non dire che siamo al servizio dei gatti ma piuttosto che questa dignitosa gatta non vuole essere al servizio tuo
dovresti prenderti un cagnolino ammaestrato

forza gatta che tra un po' ti liberi di questa padloncina da divano viziata ed egocentrica

Esmé ha detto...

Decisamente due egocentriche insieme non vanno bene.

Chissà perché, però, questo genere di commenti è sempre anonimo.

Anonimo ha detto...

di commenti anonimi ce ne è anche un altro ,tanto per dire,
ma questo che è sincero capisco sia più fastidioso
comunque se l'anonimato è il fatto scandaloso e riprovevole, pronti:
sono un single non più giovanissimo
mi chiamo adriano ,lavoro in un laboratorio chimico
amo i gatti ,ne ho 4 .
vedi? ho rimediato alla vigliaccheria che credevi si celasse nel mio rimprovero
adesso rimedia tu ,se puoi ,al cattivo spettacolo che dai a una gattina orgogliosa che vorresti umiliare di sottomissione.
i gatti come gli umani vanno rispettati
plasmare l'amato come personal clown non è una operazione piacevole da subire e nemmeno tanto corretta :per questo resto felicemente single e i miei gatti, e le mie amiche , mi adorano.
comunque scusa l'intromissione ma quando sento parlare donne lamentose e capricciose a sproposito di gatti divento furioso.
chiudo.
ti invito però a riflettere sulla "scarsa qualità del materiale umano maschile"
perchè nemmeno tu brilli come esempio di materiale umano femminile di grande qualità

buona fortuna a tutte e due
adriano

Anonimo ha detto...

uhm... da una parte mi verrebbe da indignarmi, perché in effetti è difficile considerare un gattino come un vestito comprato d'impulso e che poi, rivelatosi ad una seconda prova ridicolo e insufficiente, debba essere riportato immediatamente al negozio. Sarà perché, in casi omologhi, mi è anche capitato di tenermelo, il vestito :O)
Dall'altra, capisco pure che se la relazione non nasce e non si innesca un vicendevole scambio di affettuosità, alla fin fine è come non avere un gatto in casa.
Però, c'è la possibilità di costruire qualcosa con questo genere di felini: mia madre ne ha due, figlie degeneri di una gattina di strada amorevolissima, morta troppo presto. O almeno, molto prima di avere insegnato a queste due come ci si comporta coll'umano di riferimento.
Ora, queste due gatte, che io detesto cordialmente, sono amorevolissime nei confronti di mio fratello, con manifestazioni veramente fuori dall'ordinario.
Però, se hai deciso che la storia non funziona - e sapendo che non la lancerai nel naviglio - credo che tutto sommato la decisione di separarvi porterà felicità ad entrambe :)

Comunque, facendo una rudimentale analisi sui due tipi di felini che hai incocchiato recentemente, credo che mentre Emma avesse la dolcezza di chi è grato per una fortuna improvvisa e consapevolmente breve, quest'altra ha tutta la spavalderia stronzissima di chi è bella, sana e se ne frega delle tue necessità.
:O))))

eleonors

zapruder ha detto...

alla descrizione che fai dell'animale corrisponde in realtà quella di un peluche.

non fai prima a evitare di cercare un gatto su misura e puntare su un cane, che in genere è più predisposto a stare con esseri umani secondo il loro volere? oppure su niente (solo gli invertebrati e i canarini sono sempre contenti qualunque cosa succeda, inclusi terremoti, autobombe sottocasa, esplosioni atomiche dal vicino di casa. inoltre non vanno sotto il letto)

però, ho il dubbio che se trovassi un cane che non ti piace, poi finiresti per dire che è colpa sua, che è antipatico.

gli animali, come le persone, hanno un carattere. fanno un po' come vogliono, e questo lo dicono sia i manuali di comportamento che mia nonna. tuttavia, ci vuole tempo come in ogni relazione.
la gatta che ho in casa da 3 anni nel primo giorno di convivenza cercava una via di fuga in continuazione: saltava lungo i muri distribuendo zampate di merda sulle pareti. non era esattamente un esempio di socialità. ma col tempo ci si conosce, e alla fine tutti si adattano. la persona all'animale, l'animale alla persona.

la realtà è fatta così.

non è forse normale?

inoltre, non credo sarebbe una buona idea far sloggiare la tua gattina, perchè si sta abituando a quello che ha, e probabilmente è anche contenta.
col suo carattere.

Esmé ha detto...

Adriano: grazie della presentazione, mi sento meglio a farmi insultare da qualcuno che ha un nome.

È molto facile fare sparate nobilissime. Non è molto facile invece esporsi al pubblico ludibrio con una questione politicamente uncorrect come quella che ho esposto. Se l'ho fatto è perché sono in difficoltà, e volevo raccogliere dei pareri oltre a quelli dei miei familiari. Spero che i pareri non degenerino in rissa da forum: in questo caso, dato che questa è casa mia, mi premurerò di chiudere i commenti.

Io non ho deciso niente, per ora: per ora osservo, me stessa e la gattina.
Per quanto riguarda lei, è chiarissimo che non è contenta. Io ce la metto tutta per crearle un ambiente e degli svaghi che la aiutino a non rimpiangere troppo gli alberi su cui si arrampicava, ma lei non è contenta, e lo manifesta in svariati modi.
Nell'osservazione di me stessa, quello che vedo non mi sta piacendo molto. Ma è quello che sento, e come sempre preferisco una verità scomoda e impronunciabile a una facciata che simula quello che dovrebbe esserci sotto, e non c'è.
Può darsi che questo faccia di me un esemplare umano di scarsa qualità, ma non mi sembra.

Ho amato tutti i gatti che hanno vissuto con me. Nessuno era perfetto ovviamente, e meno che mai io, ma in qualche modo abbiamo trovato la strada per conoscerci, volerci bene e vivere insieme con reciproca soddisfazione.E poi, quando ci siamo amati, erano perfetti tutti esattamente così com'erano. Non è però detto che questo idillio accada sempre, come sto scoprendo con questa gattina.
È la prima volta che mi capita una esperienza del genere, ed è veramente sconcertante.

Nell'amore per i miei animali, è stato sempre compreso il cercare di farli stare bene a modo loro, secondo le loro necessità. Con il compromesso di doverli fare vivere in un appartamento senza spazi all'aperto, il che per esempio, per quanto riguarda il parere di mio fratello, è una cosa abominevole, disumana e da stronza egoista, cosa che non ha mai mancato di rinfacciarmi.
Come vedete, ognuno ha le sue opinioni. La mia è che la vita che fa un gatto in un appartamento, e per di più senza la compagnia di suoi simili, è effettivamente sacrificata, ma se l'animale è caratterialmente adatto, si può fare senza che ne soffra più di tanto. In cambio, avrà una vita protetta, con il massimo dell'accudimento possibile e il piacere di un rapporto affettivo intenso con l'umano di riferimento, che poi sarei io.
Se però l'animale non è adatto, la faccenda diventa uno strazio. Per lui, e per me che ci vivo insieme. Con le gatte precedenti mi è andata veramente di culo: erano due perfette abitatrici di appartamento. Vere gatte da divano per loro natura intrinseca. E molto, molto interessate e favorevoli al rapporto affettuoso con la sottoscritta.
Questa qua, più la guardo e più appare chiaro che non è così.
Io sono combattuta tra il darci ancora tempo, sperando che con la pazienza tutto si aggiusti, e la consapevolezza che ogni settimana che passa qua, è una settimana di difficoltà in più che avrebbe nel riadattarsi in un'altra situazione. Non è facile decidere.
E che non sia indolore, dovrebbe essere dato per scontato. Mi sono presa ancora tutto il mese di agosto, poi vedremo.

Eleonors: probabilmente alla fine il vestito me lo tengo pure io. Ma sbagli a dire che sarebbe come non avere un gatto, perché un gatto non è un vestito. Va accudito, pulito, nutrito, curato da giovane e poi da vecchio e malato, e ci si sacrifica parecchio per il privilegio della sua compagnia. Per questo dicevo che il servizio può diventare un peso. Io faccio servizio completo, non ho mezze misure in questo senso. Esattamente come con gli umani, se non di più.

Daniela ha detto...

Silvia,
Rispetto o non rispetto di carattere e caratteristiche dell'animale, resta il fatto che esistono anche le alchimie e le compatibilita'. Non e' certo detto che la gatta si debba "adattare" a te, se tale cosa non le sconquiffera, ma neppure che tu debba morir matta per adattarti ai suoi tratti che non ti si confanno. Chi ti accusa di voler "umiliare di sottomissione" la gattina, ben poco sa di te, e' evidente e non baderei troppo. La mia opinione, per quel niente che conta, e' molto vicina a quella di Renzo.
Baci!

Anonimo ha detto...

io di gatti ne so poco ma penso che
questa irina ,per me è irina,
è comunque una gatta fortunata e beata:ha avuto prima mamma fratelli alberi ,ora ha avuto attenzioni infinite e intelligenti se sarà allontanata, sarà per per farla stare in una situazione favorevole e migliore ,e poi
non sempre i cambiamenti sono traumi
amare un essere vivente significa anche saperlo lasciare andare
anche un vestito sta più felice svolazzante addosso a una bella smandrappona pittosto che chiuso nel mio armadio dentro un cellophan!
comunque un gatto è un gatto meglio forse di un umano ma pur sempre un gatto e non ne ha mica la cervelloticità
pagno

Anonimo ha detto...

E' sempre interessante vedere le disparate reazioni quando si tratta di 'gudicare' il rapporto uomo/animale domestico*.
Ovviamente, Esmè avrebbe avuto tutto il diritto di parlare in questi termini di infelicità reciproca e aspettative deluse, se l'altro termine della relazione fosse stato un umano.
Ma nel caso del gatto, non le è concesso, a meno di non doversi sentire bollata come donnetta egocentrica e isterica.
Che mi sembra veramente un giudizio ingiusto (ma ciò presupporrebbe una maggiore conoscenza di lei) e quindi quanto meno affrettato, brutale.
Rilassatevi: davanti a voi c'è la persona più amorevole che una bestia (umana e non) può incontrare.
Non è cattiva, le piace disegnarsi così. E a me piace ancora di più per questa sua capacità così schietta e chirurgica di andare talmente a fondo nei suoi sentimenti, da tralasciare (non so quanto involontariamente) di descrivere tutto il notevole resto, che sicuramente compenserebbe, giustificherebbe... (e via così dicendo altre azioni pavide e codarde).
E io (ma potrei anche dire noi, credo) che la conosco(Esmè e la sua notevolezza del resto) soffro un po' a sentirle tranciare addosso meschinerie, che nei confronti di un gatto giammai Adriano o Zaptruder avrebbero il coraggio di pronunciare.

eleonors

*suggerisco la lettura di Cane e padrone di Thomas Mann.

RENZO ha detto...

Che nobiltà a buon mercato.

Non mi sembra che si siano giurate eterna fedeltà.

Mia madre si è tenuta per anni un gatto cresciuto in campagna, bellissimo, scorbutico, incazzosissimo, asociale. Ma mia madre crede nell'indissolubilità del sacramento, diversamente da Esmè. Il divorzio esiste per gli esseri umani, va bene anche per i gatti!

Non c'è nulla di male a cercargli una sistemazione acconcia.

RENZO ha detto...

Perché si parla di sistemazione acconcia, non di liberarsene.

Soffro un po' anch'io che non ti conosco personalmente, ma un bel vaffa ci starebbe, e a cuor leggero ;)

Esmé ha detto...

Va bene così, non importa. Avendo una annosa frequentazione del social network, sapevo perfettamente che tipo di commenti avrei suscitato con un argomento così. Se fosse stato un intervento su un forum pubblico, avrei usato altri termini e avrei messo diecimila mani avanti (o più probabilmente non l'avrei mai fatto), ma qua, come dicevo, sono a casa mia; questo mi permette di astenermi dalle manfrine. Chi capisce bene, chi no pazienza.
E poi, mi fa piacere che chi finora ha solo lurkato esca da dietro le righe e mi dica cosa pensa. Certo, amerei che, prima di sparare bordate, si leggessero anche il paio d'anni di puntate precedenti, il che magari fornirebbe una visione d'insieme di Esmé un po' meno ignobile di quella che mi è stata restituita. Ma non si può mica pretendere. E poi ci sono tante cose che non sanno, giustamente, non conoscendomi.
Insomma. Basta che non si vada troppo oltre nella stupidità o nell'isterismo, non mi scompongo più di tanto. Intanto, rifletto.

Il fatto è che effettivamente qualcosa di ignobile c'è, in questa storia che ancora non ha il suo finale.
C'è la consapevolezza di un bisogno urgente di affetto e compagnia. L'insopportabilità della solitudine fisica - tornare a casa e non trovarci nessuno che mi faccia sorridere, sia contento per la mia presenza, apprezzi le mie cure, la mia cucina e le mie coccole. L'urgenza di questo bisogno crea delle aspettative. E la delusione nel constatare di aver "sbagliato" compagna, ovvero di averne trovata una che non corrisponde a quello di cui avevo bisogno, diventa una mazzata esagerata. Era l'unica carta che avevo da giocare, ed è uscito un altro due di picche, ecco. Non è bello da dire, e non è bello neanche da provare: è un sentimento inammissibile, primo perché sa di disperazione, secondo perché sa di capriccio.
Quando ho preso la Paloma, vent'anni fa, questo bisogno non era così urgente. Avevo tutta la vita davanti, la solitudine non era ancora una condizione permanente, la mia disponibilità affettiva era ancora intatta, la frustrazione più leggera, il mio cuore più accogliente ed elastico di adesso, per quanto sia sconfortante ammetterlo. Lei era tremenda - molto più tremenda di questa gattina di adesso - e mi ha fatto davvero penare tanto tempo prima di concedermi il suo affetto; ma io non le avevo caricato addosso tante aspettative, e ho avuto tutta la pazienza e la fiducia necessarie per aspettare e prenderla così com'era.
Stavolta so tante cose più di vent'anni fa. Nessuna di queste cose mi piace, e non mi è piaciuto impararle.

Comunque: la cosa che mi stupisce un po' è che io non ho mai scritto che la sto per abbandonare in un autogrill. Ho solo scritto che FORSE è il caso di trovare una sistemazione più soddisfacente per entrambe. Il che non è affatto automatico né scontato. Io non mollo nessuna gattina nelle mani del primo che passa, e neanche del secondo. E forse non la mollo in assoluto. Se deciderò di lasciarla andare sarà solo perché non ce la faccio proprio, e solo se ho trovato la collocazione ideale, ovvero una persona e un posto dove vada a stare meglio che con me.
E, per quanto ad alcuni possa sembrare strano dopo quello che mi hanno scritto, non è mica facile trovarla.

Nel frattempo, grazie a tutti per la pazienza di sciropparsi questa lunghissima e verbosa questione personale, e per aiutarmi a riflettere.

zapruder ha detto...

Ah ah ah...

Quelli - e i loro amici - che scrivono sul loro blog (visibile al MONDO) e poi vogliono solo commenti tipo: che genio che sei, che cose intelligenti che scrivi.

Cara eletonors, che brillante argomentazione sostenere che una relazione tra persone adulte autosufficienti è la stessa cosa che portarsi in casa un cucciolo di gatto (che magari, come pare, non ha nessuna voglia di staccarsi dal suo albero) e poi attribuirgli responsabilità o avanzare richieste comportamentali del tutto assurde.
Per altro non capisco di quali meschinerie si parli.

Nel mondo reale portarsi a casa un animale = accettarlo così com'è... tutto il resto è pour parler - mi auguro - esercizio di retorica, così, per fare conversazione.

Giusto?

In ogni caso:
1) non ho insultato nessuno
2) non so perchè dovrei dare pareri negativi a comando sui gatti

Cos'è, la par condicio anche qui come in TV? Rossi e neri tutti uguali?

Dai, non scherziamo.
Non va bene il CUCCIOLO DI GATTO che si fa i cazzi suoi e sta sotto il letto? Non prendere un gatto.

Non è che sia una questione di senso della vita, è semplice buon senso. Ed è già la seconda cosa che dice sempre mia nonna.


Auguri a Esmè per il suo rapporto con gli animali.

Anonimo ha detto...

ahahahah, ma lo sai che sei davvero sottile, zapTruder (la prima volta è stato involontario)?
:O)
A questo punto, a Esmè suggerirei di prendersi un altro tipo di animale: un porco o una gallina o qualsiasi altro genere commestibile.
Nel caso di incompatilità di carattere, potrà farne arrosti nel pieno rispetto della 'normalità' imperante.

eleTuonòrs

Esmé ha detto...

L'ho già detto due volte: se la discussione prende la solita svolta della rissa da forum, chiudo i commenti.

Zapruder: se avessi voluto solo complimenti, non avrei certo scritto questo post. Abbassa i toni, e ricordati che sei un'ospite, qua. Questo è un luogo esposto al pubblico, ma è casa mia. Io sono stata pacata e civile, se riesci ad esserlo anche tu bene, altrimenti fuori.
E NON per questioni di dissenso, che mi sta benissimo: per questioni di pura e semplice maleducazione.
Grazie.

Anonimo ha detto...

Bisogna ammettere che Esmé ha troppe sfaccettature, troppi colori e troppe sfumature, troppe onde e movimenti, troppe dolcezze ed asprezze per essere compresa dai viandanti occasionali...
Ci vogliono occhi grandi per vedere subito l'insieme ed apprezzarlo, come per certe opere d'arte lei non "arriva" a tutti al primo sguardo.
C'è chi si sofferma e, già un po' affascinato, cerca di capire per poi - eventualmente - riscontrare che il quadro non è di proprio gusto...
e chi invece preferisce dire la propria opinione comunque, a priori, la più trita e convenzionale e conveniente e politically correct e rimasticata da quanto leggiucchiato qua e là...
magari sentendosi un gran critico d'arte!
Vabbè, chi non conosce Esmé può dire ciò che vuole.
Un po' lo compiango.

zapruder ha detto...

Ok è incivile dire che un gatto ha il suo carattere e che pretendere che un cucciolo sia come vorresti che fosse è assurdo, ridicolo.

ciao

Esmé ha detto...

No, Zapruder. È incivile usare un tono sprezzante.
Stupido invece è sparare giudizi, di fronte a una persona che si sta facendo mille problemi e cerca di capire cosa è meglio.
Salutami tua nonna.

LaStè ha detto...

Anonimo: la tua descrizione di Esmè è ineccepibile.
Lirica.
Avrei voluto scriverla io, ma non sono abbastanza complessa e raffinata, come sapete.

manukag ha detto...

io non sono indignata. e non é solo perché adoro esmè.
se gli animali hanno il loro carattere e le loro preferenze non vedo perché non debba succedere che un gatto non ami il suo proprietario o sia infelice in un determinato posto.

forse questa gattina é come un fidanzato che non ti corrisponde, non c'é feeling, o forse davvero non é una gattina che puo' vivere in un appartamento e forse sarebbe piu' felice in un ambiente diverso.

e forse capire questo e agire di conseguenza vuol dire saper osservare gli animali e rispettarli nella loro complessità.
io condivido in pieno il parere di renzo e inoltre trovo i pareri di adriano a zapruder fastidiosi, primo per leggerezza di giudizio nei confronti di una persona che non conoscono neanche e se magari si fossero letti tutto il blog come ho fatto io avrebbero preso questo post come andava preso, e secondo per la categoricità nel giudizio: scegli, se prendi un gatto lo devi tenere fino alla morte, se no sei una persona riprovevole e schifosa e non ami veramente gli animali e mi sembra un atteggiamento assurdo, perché sembra che queste persone siano piu' fedeli a un animale che non agli esseri umani.
come dice renzo, il divorzio esiste.

Vale ha detto...

Non ho letto tutti i commenti, più tardi rimedierò.
Premesso questo: ho letto un paio di giorni fa questo post, per problemi miei non ho scritto subito, ed ora - che ho tempo - ero venuta per scriverti una parola consolatoria, ma vedo che si è innescata una polemica.
Allora vorrei premettere una cosa: ho passato la mia prima infanzia in mezzo a una colonia di gatti, poi tutti uccisi dai bastardi parenti di mio padre. Sono cresciuta col gatto più paziente del mondo, che era diventato mio fratello (che si indignino pure i ben-pensanti, gigi era davvero mio fratello). Ora ho 4 gatti in casa, ne ho 4 randagini che non si abituerebbero a vivere in casa (uno sì, a dire il vero, gli altri no). Ho fatto sterilizzare a mie spese alcune delle gatte di paese. Ho fatto adottare 4 8ancora qusto numero) mici, altri li ho visti sparire senza sapere più nulla di loro, con mio gra dolore. L'ultimo immenso dolore l'ho avuto da una gattina dolcissima, che ho salvato su una strada, ma che non ce l'ha fatta (l'avevano investita) anche se pareva essersi ripresa. Un po' di gatti ci capisco.
Prima di avere els quatre gats, come li chiamiamo io e mio marito, avevo adottato un micetto rachitico. Crescendo il micio si è dimostrato un gatto ciclotimico, passava dall'amore viscerale (solo per alcune persone)n all'odio furioso, con disastri casalighi e cadute di suppellettili. Le ho provate tutte per riuiscire a convivere. Non mi interessava che lui mi odiasse, in fondo con Ale andava abbastanza d'accordo. Invece il suo odio nei miei confronti era talmente forte che alla fine abbiamo dovuto capitolare: abbiamo trovato per lui una famiglia, con i cui componenti andava d'accordo. Poi la famiglia si è sfasciata, e lui è dovuto tornare dalle mie partii, ovviamente non ne ha voluto sapere di rimanere in casa, alla fine è scappato.
Mi dicono che ora vive con una coppia più su, in paese (ah, il paese è tutto pedonale).

Può succedere che non funzioni. Io ho pianto, per via di questo gatto ostico, ma me ne sono fatta una ragione.

E per l'equilibrio non solo tuo, ma anche della gattina, la soluzione migliore sarebbe riuscire a trovare una casa adatta. Questo è difficile, in effetti...

Esmé ha detto...

Grazie Manukag, per il tuo commento equilibrato e confortante.
Io ci ho sempre molto tenuto, in effetti, a considerarmi una buona e rispettosa osservatrice di animali.
Sono cresciuta insieme a cani, gatti, uccelli, conigli, cavalli, tartarughe, porcospini, pesci, rane, fino a quando sono andata a vivere in un appartamento.

In questa vicenda sto facendo fatica a tenere insieme lucidità, affetto, rispetto per la gatta di cui sono responsabile ma anche per i miei bisogni, che esistono.

Sì, il divorzio esiste. È però sempre una faccenda dolorosa, e lo è di più se riguarda il destino di una creatura totalmente dipendente.
Spero di saper fare la scelta giusta. Confortata dal fatto che a pagarla comunque sarò più io che lei, la quale come prospettiva ha davanti quella di star bene con me, o bene con altri.
Per questo prendo tempo, e intanto cerco di darmi una calmata, anche perché tutta questo pathos di certo non favorisce i buoni rapporti con la micia.
C'è una persona che la vorrebbe, forse due. Hanno le caratteristiche giuste, una poi sarebbe proprio ideale. Ma ho deciso di aspettare fino alla fine di agosto. La micia allora avrà quattro mesi e mezzo, sarà ancora cucciola abbastanza da sopportare bene un cambio di vita. Fortunatamente tra l'altro, dato il suo carattere sicuro e indipendente, non è il tipo di gatto che si scompone tanto facilmente.
Ovviamente io spero che in questo mese ci sia qualche cambiamento, mio o suo o di tutte e due, che ci porti verso un lieto fine.

Grazie Vale, quello che mi racconti mi serve. Il parere di una che se ne intende è particolarmente prezioso.

Vale ha detto...

Bè, Esmè. Alla fine il discorso sta tutto lì. Pur essendo gattara e animalista, e deprecando le penose scuse degli infantili che si stancano dei giocattoli, non condivido quello che gente come Adriano viene a dirti: se non funziona non c'è niente da fare, e proprio perché gli animali hanno il loro carattere, i loro sentimenti e la loro dignità uno non deve indignarsi se le cose non si sistemano e il micio andrà a vivere con una persona che gli garantirà una vita migliore.
Quando penso a Percy mi dispiaccio per me, povera Vale mi dico, ma penso anche che pure per lui, stare a contatto con me, era doloroso.
E per una meravigliosa gattina indipendente che va a stare in una casa adatta (magari con altri gatti) ci sarà sempre un micio, una micia dallo sguardo triste che aspetta solo un divano e una donna che la coccoli. Basta guardare fra le sbarre del gattile.

In bocca al sedano per tutto.
Per te, per la bellissima, e (magari) per quella micia dagli occhi tristi.

Daniela ha detto...

Esme', sai che pensavo una cosa? Sono certa che a Zapruder non dispiacerebbe adottare la tua gatta, se tu glielo chiedessi con le dovute maniere. Sarebbe secondo me una buona soluzione per tutti. Non credi?

lise.charmel ha detto...

esmè io ti conosco pochissimo. ma quello che ho letto in questo post (che ho letto due volte) è stato anche il dolore di un'amante dei gatti di avere in casa una gattina che non è felice. perché se la gattina fosse poco coccolona, ma evidentemente felice della sistemazione io credo (sempre per il poco che ti conosco) che tu non ti saresti fatta questi problemi. avresti atteso con fiducia e pazienza di ricevere maggiori manifestazioni.
tenere presso di sé un animale che non è felice, per ragioni anche facilmente comprensibili non mi sembra una grande dimostrazione di amore.
e dichiarare di aver bisogno di affetto non è mostruoso, è umano. chi dice di non averne bisogno mi preoccupa molto di più.
un abbraccio

maruzzella ha detto...

D'accordo con Renzo. Dalla via, divorzia. Se non funziona, non funziona. E il fatto che ancora non le hai trovato un nome la dice lunga. Ho l'impressione che la cosa sia partita col piede sbagliato, ti sei fatta sedurre dalla bellezza, hai forzato la scelta anticipando i tempi, e adesso ci devi mettere una pezza. Coraggio, con la prossima andrà meglio.
ps: e se lo prendessi maschio?

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

Esmé ha detto...

E invece mi è toccata un'altra femmina... :-)