lunedì 29 settembre 2008

Farmer market: bidone colossale

Due settimane fa, con grande rilievo sui mezzi di comunicazione, è partita a Milano l'iniziativa sperimentale del farmer market presso il Consorzio Agrario di via Ripamonti, a cura di Coldiretti. Era ora! - ho pensato, e mi sono fiduciosamente presentata con la mia sportina.

Sono uscita inferocita.
Forse ho capito male io.
Io avevo capito che l'idea fosse quella di abbattere i prezzi dei generi alimentari di prima necessità - frutta e verdura in primis - saltando i troppo numerosi passaggi della filiera che, a detta di tutti, sono quelli che causano gli aumenti assurdi da qualche anno a questa parte. E risparmiare il costo del trasporto, presentando prodotti geograficamente vicini.
Che ingenuità.
Quello che ho trovato erano: un banchetto di miele (sopravviviamo benissimo senza); un banchetto di formaggi tipici lodigiani (belli e buoni, ma idem); un banchetto di salumi e carni; un banchetto di verdure scrause. Tutto pressoché esaurito alle 11.30. Tutto senza prezzi esposti: né i cartellini sulle merci, né un listino appeso da qualche parte. Bisognava chiedere, e si scopriva che i prezzi erano molto alti (più che nei mercati, più che nei supermercati, circa come incerti negozi cari). Ho visto un Parmigiano reggiano a 30 euro al chilo, per dire.
E già qui uno si imbestialisce.
L'ultimo banchetto era quello della Coldiretti, in gran spolvero, dove degli energumeni incravattati con la faccia da lobbisti (che poi è quello che sono) spiegava che se si vuole il formaggio buono e le patate di campo è ovvio che si pagano cari. Li avrei picchiati.
Aggiungo che il mercato, grazie al battage pubblicitario e anche alla scelta dell'orario (dalle 9 alle 13), era popolato da orde di pensionati in cerca della stessa cosa che cercavo io: verdura e frutta sana e a prezzi sostenibili.
Appariva evidentissimo che invece la faccenda era una biechissima operazione di facciata per tirar su l'immagine di Coldiretti.
Pensano che siamo tutti scemi?
Temo proprio di sì.
Ora, io non ho niente in contrario ai mercati bio, né trovo riprovevole che ci sia chi è disposto a pagare caro per avere alimentari di qualità, se se lo può permettere. Ma allora ditelo: e non prendeteci per il culatello!
Schiumando di rabbia me ne sono andata a fare la spesa al vicino mercato rionale del mercoledì di via Cermenate: con 5 euro ho comprato: un chilo di zucchine, un chilo di melanzane, un chilo di peperoni, un chilo di pomodori perini, un chilo di limoni. Già che c'ero, con altri 5 euro ho preso un paio di pantaloni cinesi di cotone, molto carini.

Mi riferiscono che mercoledì scorso (secondo appuntamento), il tiro era stato un po' aggiustato - evidentemente non ero stata l'unica a imbufalirsi - e si vedevano anche delle melanzane a 1 euro al chilo. Ciò mi dà delle speranze.
Io mercoledì ci torno.
Lo so che mi incazzerò di nuovo, però desidero fortemente che questa cosa funzioni, e che funzioni come si deve: se va deserta, la tolgono e via. Invece deve esistere, perché ce n'è un gran bisogno, e la devono piantare di trattarci come deficienti. Per cui andiamoci numerosi, e compriamo solo la roba che ha un giusto prezzo. Le rape deluxe se le mangino loro.
Oh.

14 commenti:

maruzzella ha detto...

Brava! Post sacrosanto!
saluti

Anonimo ha detto...

qui naturalmente ci stiamo ricamando dei grossi servizi celebrativi per i TG.
TelePangolo

Anonimo ha detto...

Quanto sei comunista! ;OD
E

Esmé ha detto...

Questo era un pezzo che non me lo dicevano! Cominciavo a preoccuparmi.

LaStè ha detto...

Se c'è la possibilità di scegliere e mi offrono il latte di yak estinto tibetano E il prodotto a equo prezzo allora ci sta tutto.
Ma non è possibile che improvvisamente in Coldiretti tutti si siano messi a produrre il prodotto di nicchia spolverato a mano col piumino!
Io li vedo qui da noi gli ettari di pere e certo non li fanno in biodinamico, come le pesche e i meloni, poche palle.
viva il km 0!
Abbasso il latte cinese, anche di yuk!

Nonno ha detto...

Immagino che le rape (o presunto sedano rapa rosso) fossero riferite al povero nonnino.
Vabbé, in compenso la vellutata con quelle cose lì non era male.
Nel mercatino locale (farmer market fa troppo milanese) io ho in compenso trovato a 2,5 euro un carnaroli spettacoloso, un riso nembo integrale (stesso prezzo) che proverà la figlia e un Indica Aromatico che ha proprio una bella faccina.
Di barbabetole e cardi bio parlerò solo dopo il consumo e di questi non dico il costo altrimenti i gioiellieri cambiano mestiere.
ciao
gio

Anonimo ha detto...

Della scorsa settimana se ne ho letto qui: http://feeds.blogo.it/~r/02blog/it/~3/ju-JBChU9aE/la-verita-sui-prezzi-del-farmer-market-al-consorzio-agrario-di-via-ripamonti

Esmé ha detto...

Grazie Anonimo commentatore.
Vedo con piacere che dalla settimana scorsa almeno li hanno esposti, i prezzi (vedi data dei listini, nelle foto del blog che hai linkato). La prima volta di listini non c'era neanche l'ombra.
Vedo anche delle verdure a quotazioni più accettabili, e me ne compiaccio: brontolare serve, qualche volta.

fedeccino ha detto...

Al Farmer's Market "de' noatri" in quel di Lugo di Ravenna (n. 1 banchetto miele, n. 1 banchetto formaggi, "saponi naturali ecosostenibili", "pane di solo liveito madre", ed infine n. 2 ben fornite bancarelle di frutta e verdura biologica) i prezzi della verdura non sono esposti, ma realmente convenienti, con 6 euro ho razziato di tutto tra zucche, erbe aromatiche, limoni e verdure varie. Forse Milano paga l'effetto boutique :)

Anonimo ha detto...

Comunque noi suddici siamo avanti almeno in questo: il mercato della coldiretti c'è da un po' e i prezzi sono più che onesti (media di 1/1,5 euro e solo cose di stagione).
La compagna Eleonors

MB ha detto...

Anche qui il sistema è diffuso da un pezzo, i prezzi sono onesti (anche se mai e poi mai sono tornata a casa con 5 kg di roba con 5 €) e soprattutto i prodotti sono buoni e di una freschezza commovente, con ancora il taglio che trasuda...
Unico handicap, i banchi sono pochi e la scelta scarsissima: venerdì c'erano praticamente solo zucchine trombetta, relativi fiori e pesche di vigna.
Penso anch'io che a Milano la moda dell' etico-chic abbia soppiantato quella dell'etno-chic di qualche anno fa...
Baci
Marì

Esmé ha detto...

Vallo a dire ai pensionati, o agli indebitati, che sono etico-chic. Ti prendono a ombrellate, e fanno benissimo. Questa manfrina addafinì.
Domani se riesco ci torno: ci sono buone speranze, da quello che ho visto nel blog segnalato qua sopra, che abbiano capito l'antifona.

Anonimo ha detto...

Probabilmente non mi sono spiegata... vero? Intendevo dire che la mia impressione è che ciò che negli altri posti viene concepito come semplicemente e puramente etico, a Milano diventa moda e come tale si paga (del resto lo si evince dal tuo post indignato).
Stammi bene, nè.
M.

Esmé ha detto...

Certo che ti sei spiegata. E io dico che la realtà sociale non è più quella degli anni 80, e qualcuno ancora non se ne è accorto. Non solo siamo stufissimi di questo atteggiamento, ma non ce lo possiamo nemmeno più permettere economicamente.