domenica 30 gennaio 2011

A cosa serve veramente Facebook

"Non parlare con gli sconosciuti", ci raccomandava la mamma quando eravamo piccoli.
Ma per noi era facile seguire la sacra regola: quando eravamo piccoli non esisteva Facebook.
E su Facebook si incontrano veramente dei loschi figuri, posso confermarlo. Io, per esempio, ci ho incontrato un farmacista di L***, un vero pirata del web, con il quale mi intrattengo nottetempo in peccaminose conversazioni.
Egli infatti, l'infingardo, aspetta che la moglie e il pargoletto siano addormentati fiduciosi e ignari nei loro lettucci, e poi si scaraventa al computer in selvaggi scambi di alberi da frutto e animali da cortile. Il giochino lo conoscete di certo tutti (per inciso, modestamente ho superato il livello 100 e ho messo su una delle più floride farm del pianeta). Una cosa da veri viziosi. E così, tra un coniglietto e un trattore, complice l'intimità della notte, in lunghe sedute di chat gli ho insegnato a fare il pane. Io gli mollavo le ricette e i consigli, e lui in cambio mi regalava puledrini rarissimi. Ha imparato veramente bene, e sono orgogliosa di lui: ogni tanto posta foto di pagnottoni niente male. Ma come per tutti i torbidi rapporti clandestini che nascono sul www, prima o poi viene il momento in cui nasce il desiderio passare alle vie di fatto: e anche per noi è stato così. Ci siamo quindi incontrati segretamente in una gelida mattina di dicembre, in un bar sulla circonvallazione (mamma, non leggere). Lui mi ha passato furtivamente un cartoccio contenente mezzo chilo di polvere bianca. Si è poi dileguato nella nebbia, e non l'ho rivisto mai più. 

Grazie alla polvere bianca ho passato un gennaio veramente godereccio.

Perché è ancora tempo di arance, e finalmente, grazie al glucosio in polvere del mio amico farmacista, le mie scorzette d'arancia candite hanno fatto il salto di qualità.

Scorzette d'arancia candite ricoperte al cioccolato fondente

dose per 250 gr di bucce d'arancia sbollentate e scolate:
250 gr zucchero
250 gr acqua
1 cucchiaio di glucosio

Scegliere arance bio con la buccia molto spessa. Lavarle bene con una spazzolina, pelarle, fare la buccia a striscioline. Metterle in acqua fredda e portare a bollore. Scolare l'acqua, rimetterne di fredda e ripetere per tre volte.
Mettere al fuoco l'acqua, lo zucchero e il glucosio, aggiungere le scorze e far bollire al minimo per dieci minuti. Spegnere il fuoco coprire e lasciar raffreddare. 
Riportare a bollore e far ribollire per 10 minuti tre volte al giorno per almeno due o tre giorni. 
Quando le scorze avranno assorbito bene lo sciroppo e saranno completamente candite , ovvero avranno preso l'aspetto ricco e traslucido che devono avere, prelevarle con una pinza e metterle ad asciugare su una griglia. Ci devono restare almeno un paio di giorni. Quando avranno smesso di essere appiccicose, e saranno proprio identiche a quelle che si comprano nelle migliori pasticcerie, sarà il momento di temperare il cioccolato.
E su questo non posso proprio fare la strafiga: a me non è riuscito. In effetti, pretendere di temperare il cioccolato con un termometro da carni e due raschie da stuccatore non è esattamente ortodosso. Quindi, se anche voi siete messi come me, sciogliete il vostro fondente in un pentolino, tuffateci le scorze e accontentatevi di godere dell'imperfezione.

La prossima volta che incontrate un farmacista, sapete cosa farvene.

5 commenti:

lise.charmel ha detto...

sei un vero spasso.
se penso che sono stata fidanzata cinque anni con un chimico farmaceutico quando non facevo nemmeno le crostate... quanto tempo buttato!
:)

RENZO ha detto...

Adesso ti rivelo una cosa.
A Bruxelles, da Cornè (chocolaterie nella galleria accanto alla Grand Place), c'era (immagino ci sia ancora) una addetta che preparava le cedrinettes, in vetrina davanti a tutti, senza temperare un bel niente. Boh. Vado al museo del cioccolato, dimostrazione pratica sulla preparazione delle praline. L'addetto non parla di temperare un bel niente. Gli chiedo. Risposta: temperano le cioccolaterie industriali per motivi commerciali: la pralina è più resistente al trasporto e al calore. Non quelle artigianali. In effetti le praline si scioglievano in bocca, e in bocca dovevi gettarle in fretta, prima che si sciogliessero in mano.
Curioso.

Esmé ha detto...

dio, Lise, che spreco.

Renzo, è proprio per quello che lo voglio temperato, il cioccolato. Perché non amo che mi impiastricci le dita quando afferro la scorzetta (se vedi la foto, ora risolvo lasciandogli un manico di scorza nuda). E poi mi piace che scrocchi quando lo azzanno. E soprattutto NON sopporto di non riuscirci! :-P

Passiflora ha detto...

Ahahah! Brava! sia per le scorze, di cui mi segno la ricetta, sia per il farmacista spacciatore di glucosio! :)

adele ha detto...

Scusa se utilizzo questo spazio ma avrei bisogno di chiederti una cosa riguardo ad un tuo scritto vecchio, non c'è però un tuo indirizzo mail, io non riesco a trovarlo!
Come faccio?
ciao
Adele