Due settimane fa, con grande rilievo sui mezzi di comunicazione, è partita a Milano l'iniziativa sperimentale del farmer market presso il Consorzio Agrario di via Ripamonti, a cura di Coldiretti. Era ora! - ho pensato, e mi sono fiduciosamente presentata con la mia sportina.
Sono uscita inferocita.
Forse ho capito male io.
Io avevo capito che l'idea fosse quella di abbattere i prezzi dei generi alimentari di prima necessità - frutta e verdura in primis - saltando i troppo numerosi passaggi della filiera che, a detta di tutti, sono quelli che causano gli aumenti assurdi da qualche anno a questa parte. E risparmiare il costo del trasporto, presentando prodotti geograficamente vicini.
Che ingenuità.
Quello che ho trovato erano: un banchetto di miele (sopravviviamo benissimo senza); un banchetto di formaggi tipici lodigiani (belli e buoni, ma idem); un banchetto di salumi e carni; un banchetto di verdure scrause. Tutto pressoché esaurito alle 11.30. Tutto senza prezzi esposti: né i cartellini sulle merci, né un listino appeso da qualche parte. Bisognava chiedere, e si scopriva che i prezzi erano molto alti (più che nei mercati, più che nei supermercati, circa come incerti negozi cari). Ho visto un Parmigiano reggiano a 30 euro al chilo, per dire.
E già qui uno si imbestialisce.
L'ultimo banchetto era quello della Coldiretti, in gran spolvero, dove degli energumeni incravattati con la faccia da lobbisti (che poi è quello che sono) spiegava che se si vuole il formaggio buono e le patate di campo è ovvio che si pagano cari. Li avrei picchiati.
Aggiungo che il mercato, grazie al battage pubblicitario e anche alla scelta dell'orario (dalle 9 alle 13), era popolato da orde di pensionati in cerca della stessa cosa che cercavo io: verdura e frutta sana e a prezzi sostenibili.
Appariva evidentissimo che invece la faccenda era una biechissima operazione di facciata per tirar su l'immagine di Coldiretti.
Pensano che siamo tutti scemi?
Temo proprio di sì.
Ora, io non ho niente in contrario ai mercati bio, né trovo riprovevole che ci sia chi è disposto a pagare caro per avere alimentari di qualità, se se lo può permettere. Ma allora ditelo: e non prendeteci per il culatello!
Schiumando di rabbia me ne sono andata a fare la spesa al vicino mercato rionale del mercoledì di via Cermenate: con 5 euro ho comprato: un chilo di zucchine, un chilo di melanzane, un chilo di peperoni, un chilo di pomodori perini, un chilo di limoni. Già che c'ero, con altri 5 euro ho preso un paio di pantaloni cinesi di cotone, molto carini.
Mi riferiscono che mercoledì scorso (secondo appuntamento), il tiro era stato un po' aggiustato - evidentemente non ero stata l'unica a imbufalirsi - e si vedevano anche delle melanzane a 1 euro al chilo. Ciò mi dà delle speranze.
Io mercoledì ci torno.
Lo so che mi incazzerò di nuovo, però desidero fortemente che questa cosa funzioni, e che funzioni come si deve: se va deserta, la tolgono e via. Invece deve esistere, perché ce n'è un gran bisogno, e la devono piantare di trattarci come deficienti. Per cui andiamoci numerosi, e compriamo solo la roba che ha un giusto prezzo. Le rape deluxe se le mangino loro.
Oh.
lunedì 29 settembre 2008
mercoledì 17 settembre 2008
Gli ultimi fuochi
Ecco, è arrivato il tristissimo momento in cui gli alluci devono tornare alla prigionia dei calzini.Il mercato sciorina la sua seduzione ingannevole, colorato come non mai delle verdure del sole; ma dietro ai mucchi di pomodori anche troppo maturi, di melanzane esplosive, di languide cipolle rosse, e nella dolcezza stanca dell'uva, si intravede già la mestizia delle castagne.
Il mio addio all'estate si chiama Escalivada.
Da quando l'ho incontrata, non c'è più cianfotta né ratatouille che tenga: l'escalivada è l'apoteosi delle verdure estive.
Riporto la ricetta originale, così come l'ha scritta sister Eleanors. È sua, è mia, è di Silvia e delle amiche fisicamente lontane, con le quali condivido la grande zuppiera in cui ci siamo felicemente incontrate e mescolate.

Escalivada
"L'escalivada è una sorta di ratatouille o di cianfotta catalana: ha il pregio, rispetto alla consorella provenzale, di rispettare le consistenze diverse delle verdure e rispetto alla consorella suditaliana, di essere più leggera, senza però perderne in sapore. Per me è un must estivo: è colorata, gustosa, profumata, versatile, leggera, anticipabile e si conserva per qualche giorno. Ottima come contorno a carni e pesci grigliati, squisita con la mozzarella di bufala (magari supportando il tutto con una bruschetta), interessante come condimento di riso pilaf o cuscus o bulghur... insomma fatene quel che volete!".
- melanzane
- peperoni
- zucchine
- cipolle
- pomodori
- patate
- aglio
- erbe aromatiche
- sale
- olio evo
Tagliare a metà, nel senso della lunghezza, tutte le verdure. Pulire (solo) i peperoni dai semi e filamenti. Spennellarle d'olio, salarle e porle, con la buccia verso l'alto, in una teglia unta sotto (distanza di cm 8, mas o meno) il grill del forno a 200°. Cuoceranno in tempi diversi: quindi controllare spesso, per "uscirle" man mano che saranno pronte. In genere i primi sono i pomodori, seguiti da melanzane, zucchine, peperoni, patate e cipolle (ma molto dipende dalle rispettive dimensioni). Appena estratte dal forno, mettere tutte le verdure, eccetto i pomodori, in uno stesso contenitore di vetro tappabile a fare la condensa per un'oretta. Mettere invece i pomodori in un altro contenitore con aglio, olio e le erbe scelte (io ci metto timo, basilico, origano e maggiorana; ci sta bene anche un po' di peperoncino). Passata l'oretta, pulire le verdure cotte: togliere la pelle, ormai bruciacchiata, dei peperoni, delle patate e delle melanzane, tagliare a queste e alle zucchine i piccioli, sfogliare la cipolla, eliminandone lo strato esterno. Ridurle tutte a dadini medi e unirle alla conza di pomodori. Mischiare bene*, semmai regolando di sale, tappare il contenitore e dimenticarlo in frigo per una giornata e anche più.
*nel recipiente di raffreddamento si sarà raccolta l'acqua di vegetazione mista alla condensa: dovrebbe essere eliminata, ma io l'aggiungo al condimento, perché per me è un brodo salino saporitissimo. De gustibus.
domenica 14 settembre 2008
mercoledì 10 settembre 2008
Fiori
Le piantine che avevo piazzato in cortile, occupando abusivamente dei vasi abbandonati dalla dipartita Signora Dina, mi hanno gratificata con del bei girasoli.
Con i fiori di zucca, invece, mi sono gratificata così:

Fiori di zucca ripieni allo zafferano
L'accostamento fiori di zucca e zafferano lo uso sempre per un'ottima pasta (se non sbaglio ricetta del Nonno). La salsiccia con lo zafferano ci sta proprio come a casa sua, come insegna un ragù sardo favoloso per i malloreddus (campidanese? non mi ricordo). È chiaro che ne va messa poca, e occhio al sale: si rischia di travolgere la delicatezza dei fiori con il sapore robusto del ripieno. L'ibridazione però prometteva bene.
Poi, sappiamo tutti che la morte dei fiori di zucca è impastellati e fritti, però devo dire che questi mi son piaciuti quasi altrettanto.
Avevamo lasciato un mezzo uovo in sospeso. Avanzava un cucchiaio di farcia dei fiori. Qua non si butta via nulla. Quindi ci ho aggiunto tre cucchiai di farina, una puntina di lievito istantaneo, e ho infornato in una cocottina. Ne è sortito a sorpresa il mini-tortino che vedete nella foto; una specie di scone giallo, morbidissimo e delizioso. Tra l'altro, incredibilmente, senza un filo di grassi.
Ora provo a rifarlo con dosi appropriate a uno stampo più capiente: era talmente buono che merita di diventare una ricetta.
Con i fiori di zucca, invece, mi sono gratificata così:
Fiori di zucca ripieni allo zafferano
- 12 fiori di zucca
- 200 gr ricotta
- 1 uovo
- 120 gr salsiccia
- 2 cucchiai parmigiano grattugiato
- 1 bustina di zafferano
- sale
- pepe
- noce moscata
L'accostamento fiori di zucca e zafferano lo uso sempre per un'ottima pasta (se non sbaglio ricetta del Nonno). La salsiccia con lo zafferano ci sta proprio come a casa sua, come insegna un ragù sardo favoloso per i malloreddus (campidanese? non mi ricordo). È chiaro che ne va messa poca, e occhio al sale: si rischia di travolgere la delicatezza dei fiori con il sapore robusto del ripieno. L'ibridazione però prometteva bene.
Poi, sappiamo tutti che la morte dei fiori di zucca è impastellati e fritti, però devo dire che questi mi son piaciuti quasi altrettanto.
Avevamo lasciato un mezzo uovo in sospeso. Avanzava un cucchiaio di farcia dei fiori. Qua non si butta via nulla. Quindi ci ho aggiunto tre cucchiai di farina, una puntina di lievito istantaneo, e ho infornato in una cocottina. Ne è sortito a sorpresa il mini-tortino che vedete nella foto; una specie di scone giallo, morbidissimo e delizioso. Tra l'altro, incredibilmente, senza un filo di grassi.
Ora provo a rifarlo con dosi appropriate a uno stampo più capiente: era talmente buono che merita di diventare una ricetta.
lunedì 8 settembre 2008
Compiti delle vacanze
Sono tornata. Il che certifica che ero anche partita, cosa niente affatto scontata.Compiti delle vacanze: una meravigliosa cena a Cetara, di pesci e vino. L'alice marinata migliore della mia vita. Scoperta del prosecco campano (produzione insospettabile). Grazie Ele 'O Noyra, ricambiare sarà arduo.
Freselle (tema: "Cosa vedo dalla mia finestra") che mi hanno ricordato di cosa sa veramente il pomodoro. Scorpacciate. Datemi il mio pane e pomodoro quotidiano. E chi cucina più?
Tra le molte bellezze di questo paesino nel Cilento c'era quella che l'ortolano vendeva roba che arrivava palesemente dritta dalla campagna circostante. Ancora viva, insomma. Certe susine verdognole deliziose. Patate che sapevano di patata, e avevano - incredibile! - la consistenza della patata. Questi pomodorini dolci e profumatissimi. L'aglio profumato di aglio, senza sentori di muffe e irraggiamenti. Certe cipollone rosse succose che si potevano mangiare a morsi. E accidenti, se si sente la differenza. Altro capitolo: il pane. Marò. Che pane. E lo vogliamo fare un salto anche dal macellaio? Mi ha presentato una costata che faceva muuu!, che non sono riuscita a rovinare nemmeno schiaffandola sulla bistecchiera ridicola in dotazione alla casa. E tutto costava la metà (non scherzo: la metà esatta, a volte anche meno) di quello che ormai sono abituata a spendere per la spesa al mercato milanese.
E poi la zuppa di cannellini freschi (gli spollichini erano finiti, mannaggia); e le vongole buonissime.
Unico appunto: la mozzarella. Che fosse mozzarella, provola o fiordilatte, ovviamente era tre volte più buona di quella che mi rifilano qua, ma poesia zero. Incredibilmente, a due passi dalla zona di produzione più eccelsa dell'universo, qualcosa nella rete di distribuzione non funzionava come avrebbe dovuto.
Ovviamente, nella zona di produzione di un olio pregiatissimo, siamo riusciti a farci vendere morchia spacciata per extravergine bio. Pedaggio inevitabile del turista.
Come vedete sono stata brava: mi sono impegnata, ho fatto gli esercizi, ho assaggiato l'assaggiabile e goduto il godibile. Mi manca già tutto: sapori, odori, aria, acqua, mare, cielo. Silenzio. Stelle. Ce n'era tanto di tutto, e qua dove sto invece niente di niente.
mercoledì 27 agosto 2008
È tornata
Ieri sono passata schizzando in motorino, e come sempre quando passo di là butto un'occhiata automatica, ma ormai non credevo più di rivederla: invece c'era. Ricomparsa.http://oradicena.blogspot.com/2008/01/parliamo-daltro.html
Era da gennaio che non la vedevo seduta sul gradino, con la testa china, a disegnare.
Mi ha fatto piacere davvero rivederla. Tanto per cominciare, perché è ancora viva. Mica automatico, in certi casi.
Quindi ho inchiodato, sono montata sul marciapiede e solo quando sono stata vicinissima ha alzato la testa.
Ciao, sono contenta di vederti, le ho detto, e ci siamo date la mano.
Abbiamo avuto una conversazione surreale e garbata, come se ci ritrovassimo per caso al bar del Ritz dopo una season particolarmente lunga e tediosa. Lei, l'essere, ha un grande sorriso.
Mi ha informata che ha un nuovo soggetto: "Api!" Sorrisone di nuovo. "Disegni proprio bene".
L'imbarazzo (certe situazioni mi intimidiscono), mi impedisce di chiedere come ti chiami, eccetera. Mi fa vedere il suo quaderno, ordinato, fogli ad anelli con bustine di plastica, e dentro decine di segnalibri molto simili, minime varianti degli stessi soggetti. È sistematica, ordinata, organizzata, che ci fa su quel marciapiede?
I suoi segnalibri sono davvero belli, polverosissimi ma belli. Disegna fiori, gatti e adesso anche api. Io preferisco i gatti. I suoi gatti, se guardate bene, hanno tutti gli occhi tondi che guardano in su. Son gatti che si aspettano una pedata, ma forse, chissà, magari arriva un boccone. Gatti bastonati e speranzosi.
Ne ho comprati 4 perché avevo solo pochi soldi con me, ma ora so che la ritrovo. Per Natale, quest'anno, segnalibri.
martedì 19 agosto 2008
Ginger Ale casalingo
Avrei dovuto dirvelo in luglio, quando si schiantava di caldo, si grondava sudore e si implorava qualcosa che alleviasse il tormento. Lo so, lo so. Ma o non avevo la bottiglia giusta, o non avevo lo zenzero fresco, o me ne dimenticavo... è finita che l'ho provata solo oggi, questa ricetta fantastica. Ma ancora c'è voglia di qualcosa di fresco e frizzante, in questo scampolo d'estate: e vi assicuro che, se amate come me il Ginger Ale, non la mollerete più.
Ringrazio Lokum, domatrice di lieviti.
Orbene, munitevi di:
Ringrazio Lokum, domatrice di lieviti.
Orbene, munitevi di:* Dedicato ai fortunati - ed io SO chi sono, nevvero? - che possiedono la favolosa grattugia Microplane: ecco un modo degnissimo per dare un senso all'esborso.Pelate e grattugiate lo zenzero, spremete il limone. Aiutandovi con un imbuto, mettete la polpa di zenzero e tutto il resto degli ingredienti nella bottiglia, e aggiungete acqua fino a tre dita sotto il tappo. Agitate bene per sciogliere lo zucchero e il lievito, stringete forte il tappo e mettete a riposare da 24 a 48 ore circa (io l'ho avuto pronto in 36 ore, ma dipenderà dalla temperatura esterna etc).
- una bottiglia di plastica da 2 litri
- un limone
- 120/220 gr di zucchero (io ne ho usati 120, non amo i sapori troppo dolci)
- un quarto di cucchiaino da caffè di lievito di birra secco
- tre cucchiai da minestra di radice di zenzero grattugiato (grattugia a fori medi)*
Si capisce che è pronto quando, tastando la bottiglia, la troverete durissima (ossia quando sarà piena di gas).
A quel punto, mettete in frigo e fate raffreddare bene.
Attenzione, quando aprirete il tappo: per evitare l'effetto-geyser, mettetevi sul lavandino, allentate il tappo senza aprirlo del tutto e fate spifferare il gas. Quando la turbolenza si sarà placata filtrate con un colino nel bicchiere, e deliziatevi del tripudio piccante di bollicine.
domenica 17 agosto 2008
Siamo rimasti noi
Dalla finestra della Signora Zavaglia (solitamente di un silenzio arcigno) escono zaffate di tanghi e romantiche habanere.La Mirella in sottoveste si asciuga i lunghissimi capelli al sole seduta su un basello in cortile, davanti al posto-macchina degli Sciascia, opportunamente disabitato. Facilissimo immaginarla da giovane fare lo stesso alla sua finestra in paese, sotto alla quale spasimano orde di giovanotti irretiti dalla grazia dello spettacolo.
La Antonietta, reduce dal terzo ricovero consecutivo, si affaccia per rassicurarci sulla sua resistenza ai ripetuti inviti della Signora in nero.
Io ascolto la radio, e cerco di dare un senso a questa ennesima estate cittadina facendo scorte per l'inverno. Mi è persino difficile, ormai, immaginare il mare.
martedì 5 agosto 2008
Fritto last minute per uno
In dispensa: una melanzana. Una zucchina. Mezzo panetto di Feta. Un uovo. Salsa di pomodoro.Mica facile trasformare, senza troppo lavoro, questa roba dannatamente sana in qualcosa che mi faccia venir voglia di mettermi a tavola e cenare. Il pensiero vaga, e si sofferma su una pasta alla Norma. La scarta - poca voglia di pasta - ma poi ci torna su, perché la soluzione sta proprio là, nella melanzana fritta.
E la cotoletta di melanzana (in questo caso impanata) fritta, si sa, è una delizia, accompagnata dalla salsa di pomodoro al basilico. Per la cronaca, anche la zucchina non è male. Il Feta si frigge dopo averlo infarinato e basta: omaggio alla Grecia che non vedrò neanche quest'anno.
Come si fa pare ovvio, ma poi protestano perché non scrivo le ricette, allora:
- Si affetti la melanzana a fette spesse un dito. Non la si metta a spurgare con il sale, perché si ammoscerebbe. Le melanzane odierne non hanno più l'amarognolo di quelle di una volta. (E non ci sono più neanche le mezze stagioni).
- Si tagli la zucchina a metà, e da ogni metà si ricavino 4 fette.
- Si passino nell'uovo sbattuto e poi nel pangrattato, previamente mescolato con del pecorino grattugiato. Esso conferisce alla crosticina una compattezza mirabile, oltre ad insaporire.
- Si infarini il formaggio Feta.
- Si frigga il tutto in olio di arachide, e si serva bollente con salsa di pomodoro (anche crudo, anzi, forse è pure meglio).
sabato 19 luglio 2008
Susine miracolose
La mia vita, come sapete, è molto avventurosa. Piena di eventi, persone, viaggi, nuove esperienze. Sul serio, piena zeppa. Una cosa frenetica, proprio.
Ieri, per esempio, mi sono recata al super, dove vado da vent'anni. Ormai ho quello che chiamo "il giro del ciuco": potrei fare la spesa a occhi chiusi, e in completo stato di trance. In effetti, in genere è così che succede, e così era anche ieri. Ma, mentre infilavo senza illusioni melanzane di plastica e pomodori insapori nelle bustine, i miei sensori hanno improvvisamente rilevato una scia di molecole odorose anomale. Blink! Blink! Blink! Allarme rosso! Segnalata presenza non prevista di cose vive! La maialina da trifola che è in me ha prontamente reagito, e ha puntato il grugno con decisione sull'usta, giungendo a un angoletto dove giacevano alcune scatole di plastica contenenti delle susine. Che susine! Piccole come olive, un po' ammaccatelle, ma il profumo che emanavano, nonostante la plastica, è stato capace di commuovermi. Tenero, dolce e maturo, un profumo di frutti appena staccati dal ramo. Non vi dico la quotazione, perché preferisco non ricordarla. Susine dalmassine, c'era scritto sull'etichetta. Non so come sia potuto succedere, cosa sia sfuggito al meccanismo perfettamente oliato della catena che porta la frutta acerba e disinfettata dall'albero al deposito, dove giace per mesi prima di comparire sul banco del punto vendita; ma queste susine non avevano visto neanche da lontano una cella frigorifera, ne sono certa. E forse neanche dei pesticidi. Ora vado a informarmi su cosa sono, perché non le ho mai sentite prima, e da dove arrivano. Nel frattempo, me le mangio come caramelline, e scopro che il loro profumo poderoso e delizioso ha il potere di risvegliare emozioni olfattive giacenti nel mio sistema limbico: l'odore del picciòlo del pomodoro quando lo stacchi dalla pianta, caldo di sole. L'odore della foglia di fico, quando ti arrampichi per raccogliere. L'odore dei meloni, nel carrettino che ci portava la frutta in campagna, e che si sentiva da lontano. L'odore del fieno. L'odore fresco dell'orto quando lo bagnavo la sera. Un'orgia, praticamente. Sob.

Proseguendo verso il banco del pesce, che di solito non considero, mi sono soffermata a valutare l'acquisto di due moscardini, che parevano a un prezzo accettabile. Mi si avvicina una signorina paffutella e trafelata, con in mano una confezione di code di mazzancolle.
- Scusi, posso chiederle una cosa?
- ...
- Queste sono già cotte, vero? Devo solo riscaldarle, no?"
Esamino le mazzancolle, palesemente crude. Poi esamino la signorina, palesemente cruda anche lei, e decido per una volta di non essere antipatica:
- No, queste sono pulite ma crude, le deve cucinare.
- Ah, perché avevo in mente di fare una pasta con gamberi e zucchine...
- Buona.
- ...
Non sembra avere molta idea del procedimento.
- Be', prima fa saltare le zucchine, poi ci aggiunge queste, che devono cuocere solo pochi minuti.
E aggiungo generosamente:
- Poi se magari ci mette anche un pizzico di curry, a me piace, trovo che ci stia bene.
Sorride e si allontana. Poi torna verso di me.
- Io avevo pensato allo zafferano, mi pare più elegante.
- Ottima idea, buono anche quello.
- Sa, è una cena galante (sorriso), e volevo una cosa un po' elegante.
Ottenuta l'approvazione sullo zafferano, tutta contenta corre via.
Non le ho additato i fiori di zucca, a pochi passi, perfetti per completare la sua pasta elegante. Non le ho neanche suggerito che se invece della pasta ci metteva dei tagliolini all'uovo, l'eleganza sarebbe aumentata vertiginosamente.
Non l'ho fatto per pura invidia, credo. L'ho pensata, però, ieri sera, con molta tenerezza.
Sob.
Sob.
Sob.
Ieri, per esempio, mi sono recata al super, dove vado da vent'anni. Ormai ho quello che chiamo "il giro del ciuco": potrei fare la spesa a occhi chiusi, e in completo stato di trance. In effetti, in genere è così che succede, e così era anche ieri. Ma, mentre infilavo senza illusioni melanzane di plastica e pomodori insapori nelle bustine, i miei sensori hanno improvvisamente rilevato una scia di molecole odorose anomale. Blink! Blink! Blink! Allarme rosso! Segnalata presenza non prevista di cose vive! La maialina da trifola che è in me ha prontamente reagito, e ha puntato il grugno con decisione sull'usta, giungendo a un angoletto dove giacevano alcune scatole di plastica contenenti delle susine. Che susine! Piccole come olive, un po' ammaccatelle, ma il profumo che emanavano, nonostante la plastica, è stato capace di commuovermi. Tenero, dolce e maturo, un profumo di frutti appena staccati dal ramo. Non vi dico la quotazione, perché preferisco non ricordarla. Susine dalmassine, c'era scritto sull'etichetta. Non so come sia potuto succedere, cosa sia sfuggito al meccanismo perfettamente oliato della catena che porta la frutta acerba e disinfettata dall'albero al deposito, dove giace per mesi prima di comparire sul banco del punto vendita; ma queste susine non avevano visto neanche da lontano una cella frigorifera, ne sono certa. E forse neanche dei pesticidi. Ora vado a informarmi su cosa sono, perché non le ho mai sentite prima, e da dove arrivano. Nel frattempo, me le mangio come caramelline, e scopro che il loro profumo poderoso e delizioso ha il potere di risvegliare emozioni olfattive giacenti nel mio sistema limbico: l'odore del picciòlo del pomodoro quando lo stacchi dalla pianta, caldo di sole. L'odore della foglia di fico, quando ti arrampichi per raccogliere. L'odore dei meloni, nel carrettino che ci portava la frutta in campagna, e che si sentiva da lontano. L'odore del fieno. L'odore fresco dell'orto quando lo bagnavo la sera. Un'orgia, praticamente. Sob.

Proseguendo verso il banco del pesce, che di solito non considero, mi sono soffermata a valutare l'acquisto di due moscardini, che parevano a un prezzo accettabile. Mi si avvicina una signorina paffutella e trafelata, con in mano una confezione di code di mazzancolle.
- Scusi, posso chiederle una cosa?
- ...
- Queste sono già cotte, vero? Devo solo riscaldarle, no?"
Esamino le mazzancolle, palesemente crude. Poi esamino la signorina, palesemente cruda anche lei, e decido per una volta di non essere antipatica:
- No, queste sono pulite ma crude, le deve cucinare.
- Ah, perché avevo in mente di fare una pasta con gamberi e zucchine...
- Buona.
- ...
Non sembra avere molta idea del procedimento.
- Be', prima fa saltare le zucchine, poi ci aggiunge queste, che devono cuocere solo pochi minuti.
E aggiungo generosamente:
- Poi se magari ci mette anche un pizzico di curry, a me piace, trovo che ci stia bene.
Sorride e si allontana. Poi torna verso di me.
- Io avevo pensato allo zafferano, mi pare più elegante.
- Ottima idea, buono anche quello.
- Sa, è una cena galante (sorriso), e volevo una cosa un po' elegante.
Ottenuta l'approvazione sullo zafferano, tutta contenta corre via.
Non le ho additato i fiori di zucca, a pochi passi, perfetti per completare la sua pasta elegante. Non le ho neanche suggerito che se invece della pasta ci metteva dei tagliolini all'uovo, l'eleganza sarebbe aumentata vertiginosamente.
Non l'ho fatto per pura invidia, credo. L'ho pensata, però, ieri sera, con molta tenerezza.
Sob.
Sob.
Sob.
giovedì 17 luglio 2008
Come va?
Stasera ho cenato alle sette e mezza, con uova strapazzate al bacon, e Coca Cola Light.
Va così.
Va così.
lunedì 7 luglio 2008
Per un pugno di fagiolini

Virtuosamente mi compro i fagiolini. Virtuosamente li pulisco e li faccio lessare. Virtuosamente me li propongo in tavola a pranzo e a cena, ma proprio non mi vanno.
Di solito il polpettone di fagiolini nasce da una storia così, e si fa con le patate.
Invece ho fatto queste polpettine con la ricotta, che mi son piaciute molto, e hanno convinto l'infante capricciosa che è in me a mangiare la verdura.
Per accompagnare:
- Una manciatona di fagiolini lessati
- 200 gr ricotta di mucca piuttosto solida, e di ottima qualità
- 1 uovo
- parmigiano grattugiato
- prezzemolo
- pepe
- sale
Tritare i fagiolini in modo che restino un po' di pezzetti. Insomma: non frullarli nel robot e ridurli a purea, per chiarire. Amalgamare con gli altri ingredienti, e formare delle quenelle con l'aiuto di due cucchiai. Spruzzarle leggermente di olio e cuocerle in forno per una ventina di minuti, e poi accendere il grill per farle dorare, girandole delicatamente in modo che prendano colore su ogni lato. Preparare una salsina leggera e poco cotta di pomodoro fresco, profumata di aglio e basilico. Servire tiepide.
- Salsa leggera di pomodoro e basilico
domenica 6 luglio 2008
La mia gatta

Oggi è un anno che la mia Micia mi ha lasciato.
Il ricordo di lei, che è stata la mia compagna dilettissima per 17 anni e due mesi, è ancora, e mi sa che lo sarà per sempre, presente in tutti i miei gesti quotidiani; la mancanza che sento non si affievolisce neanche un po', mentre passano i giorni e i mesi.
Prenderò un altro gatto. Certo! Naturalmente. Ho bisogno di un altro gatto. Ho anche voglia, sanamente, di un altro gatto. Mi trastullo con l'idea della gioia grandissima che proverò quando avrò di nuovo per casa un gattino, tutto nuovo, con i suoi leggiadri, personali incanti. Ma pur desiderando rimando, e ancora non agisco. Succederà, mi dico, quando deve succedere. Arriverà un giorno il mio prossimo gatto, non so ancora per quali vie, ma saprò che è quello, proprio quello lì, diverso da ogni gatto che quotidianamente fantastico.
Ma forse son balle.
Forse questa esitazione è fatta anche di paura per il ripetersi della sofferenza - che è stata davvero tanta - della lunga malattia, lo strazio infame che abbiamo vissuto prima della fine, l'orrore del decidere l'eutanasia, a un certo punto indispensabile.
Sono diventata vigliacca.
Ciao Micia, ti penso sempre, e il mio ricordo della nostra vita insieme è sempre bello.
venerdì 27 giugno 2008
Tortino Andino

Incredibile! Mi sono resa conto, scrivendo la ricetta precedente, che non vi avevo mai parlato del Tortino Andino. Malissimo! Rimedio subito. La ricetta è, se non ricordo male, presa anni e anni fa dalla rubrica sul Venerdì di repubblica di Chef Kumalé: ma non ne ho la certezza, perché quando copio le ricette nel mio database spesso mi dimentico di riportare la fonte. Errore, perché così spesso non so chi ringraziare, e neanche a chi chiedere lumi se non mi ricordo qualcosa...
Comunque: il Tortino Andino è diventato uno dei miei piatti freddi delle feste. Mi piace da matti, ed è molto bello da portare a tavola. Però mi fa anche un po' tristezza, perché è legato a una persona che ho amato. E per la quale, anche se gli voglio sempre bene, ahimè ora non cucino più.
Lessare i gamberi e sgusciarli. Lessare le patate, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate. Lavorare l'impasto ottenuto aggiungendo il succo di limone, qualche presa di chili e aggiustare di sale. Sistemare quindi un primo strato d'impasto all'interno di una pirofila circolare, leggermente unta d'olio. Adagiare le code di gambero sminuzzate e condite con abbondante maionese. Stendere un secondo strato di impasto e procedere con i pomodori pelati, privati dei semi, fatti a pezzettini, (attenzione a far sgocciolare molto bene l'acqua) e conditi con prezzemolo tritato, olio, sale, uno spruzzo d'aceto e poca maionese. Concludere con un ultimo strato di patate, pressare bene il tutto e mettere in frigo un paio d'ore. Rovesciare su un piatto da portata, decorare con spicchi d'uovo sodo e riccioli di maionese.
- 1,5 Kg patate
- 1/2 kg gamberi
- 2 limoni spremuti
- 2 pomodori ramati maturi
- prezzemolo
- 1 uovo
- maionese
- olio
- aceto
- sale
- chili
Quaranta gradi all'ombra 1
Passare dalla polenta e camoscio al gazpacho in meno di una settimana qualche scompenso lo produce. Oggi ho acceso il forno per fare un masticone di zucchine, ma sono pazza? No, però in effetti sragiono un po', e mi sono resa conto troppo tardi dell'idiozia del gesto.
Comunque, già che in cucina si navigava nel torrido, ho pensato bene allora di lessare quattro patate per fare questo tortino freddo peruviano, che poi è circa la versione povera (e probabilmente più verace) del Tortino Andino. Io l'ho leggermente ibridato con quest'ultimo: nella ricetta originale le patate non sono condite con limone e chili, e non c'è ombra di cetriolini.
Comunque, già che in cucina si navigava nel torrido, ho pensato bene allora di lessare quattro patate per fare questo tortino freddo peruviano, che poi è circa la versione povera (e probabilmente più verace) del Tortino Andino. Io l'ho leggermente ibridato con quest'ultimo: nella ricetta originale le patate non sono condite con limone e chili, e non c'è ombra di cetriolini.
Tortino peruviano di patate e tonno(La foto? Non posso, adesso: deve stare in frigo fino all'ora di cena. Vi toccherà aspettare stanotte).Lessare le patate, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate. Lasciarle intiepidire e condirle con il peperoncino e il limone. Fare un trito grosso con il sedano, la cipolla e i cetriolini, unirlo al tonno e condire con sale e maionese quanto basta per amalgamare bene.
- 4 patate lesse grandi come un pugno (mio)
- 1 scatoletta da 160 gr di tonno al naturale (possibilmente trancio, e di ottima qualità, non quella poltiglia dolciastra stomachevole che esce dalle scatolette normali)
- 3 gambi di sedano
- 1/2 cipolla rossa, o 1 cipollotto fresco
- 2 cetriolini sottaceto
- 4 cucchiai di maionese
- 1/2 limone spremuto
- 1 pizzico di chili in polvere
- capperi per guarnire
Ungere una terrina rettangolare (dimensioni 20 x 15 circa), fare uno strato con metà delle patate e pressare bene. Aggiungere sopra il composto di tonno e distribuirlo uniformemente, facendo attenzione che non fuoriesca dai bordi. Coprire con le restanti patate, compattare bene il tutto e mettere in frigo per almeno un paio d'ore.
Al momento di servire, rovesciare il tortino su un piatto da portata, con un coltello affilato e bagnato inciderlo a rombi, e guarnire ogni rombo con un cucchiaino di maionese e un cappero.
martedì 17 giugno 2008
Bracioline verdi
Spessissimo, da raffinata intenditrice quale sono, mi capita di mettere insieme la cena esclusivamente sulla base di quello che mi va. E altrettanto spesso la somma di quello che mi va non ci azzecca assolutamente niente, e produce un discreto guazzabuglio di sapori del quale io godo lo stesso, alla faccia dell'ortodossia delle regole del menu.
Ieri sera, per esempio, mi andavano le bracioline verdi (che sarebbero quei birignaccoli orrendi nella foto); e poi mi andava una pannocchia di mais dolce la burro e paprika. La pannocchia l'ho comprata per far assaggiare il mais fresco alle mie cocorite, che ormai si sono lanciate negli assaggi sfrenati. Quindi a me ne è toccata una sola, e ai pennuti tocca quella cruda. Insomma, dicevo, le bracioline verdi sono una ricetta che adoro e della quale non so più chi ringraziare, perché quando l'ho copiata nel mio archivio non mi sono segnata l'origine. Chiunque sia, sappia che sono entrate nella mia cucina e ci sono rimaste intrappolate per sempre.

Si fanno così:
Ieri sera, per esempio, mi andavano le bracioline verdi (che sarebbero quei birignaccoli orrendi nella foto); e poi mi andava una pannocchia di mais dolce la burro e paprika. La pannocchia l'ho comprata per far assaggiare il mais fresco alle mie cocorite, che ormai si sono lanciate negli assaggi sfrenati. Quindi a me ne è toccata una sola, e ai pennuti tocca quella cruda. Insomma, dicevo, le bracioline verdi sono una ricetta che adoro e della quale non so più chi ringraziare, perché quando l'ho copiata nel mio archivio non mi sono segnata l'origine. Chiunque sia, sappia che sono entrate nella mia cucina e ci sono rimaste intrappolate per sempre.

Si fanno così:
Si mette tutto tranne le fettine nel mixer e si riduce in crema, con l'aiuto di abbondante ma non esagerato olio.
- 150 gr di carpaccio di vitello tagliato a fettine piccole
- 30 cent di prezzemolo (quotazione milanese in data odierna): che equivale a circa il doppio di quello che riterreste ragionevole mettercene
- 4/5 cucchiai di parmigiano o grana grattugiato
- la buccia di mezzo limone
- 1 spicchio d'aglio
- olio extravergine
- sale
- pepe
Si schiaffa una fettina sulla mano sinistra (per i destrorsi) e ci si spalma sopra uniformemente un cucchiaino o due di ripieno. Con agile mossa della mano destra si arrotola la fettina (se avete seguito un corso da sigarai a Cuba, sarete senz'altro facilitati).
Poi si mette un po' di salsa sul fondo di una pirofila, si allineano strette strette le bracioline e le si cosparge con la salsa rimanente. Si inforna a 180° per mezz'oretta. Bisogna tener pronta una discreta quantità di pane per fare scarpetta.
Adesso che ci penso, la ricetta dev'essere del sud, perché al nord questi si chiamerebbero involtini, qua da noi per bracioline si intende tutt'altro. Potrebbe essere pugliese?
venerdì 13 giugno 2008
Bag-in-box
Ogni busta contiene 3 litri (4 bottiglie esatte). Volendo potete metterla in frigo così com'è, senza neanche la scatola, e spillarvi l'occorrente al bisogno.
http://www.la-vineria.it/
mercoledì 4 giugno 2008
Frutteto e pollaio
Insomma, qua si lamentano tutti. Tavola deserta, zero ricette, ospiti abbandonati a se stessi con tristi avanzi di cambusa. Verranno tempi più conviviali.La mia condotta alimentare, in questo periodo, è di pura routine: per questo non compaiono cose nuove. Non ne faccio. Mangio spesso le mie cose preferite, che mediamente ho già pubblicato, quindi non ho motivo di parlarne. Non ho voglia di occupare la testa con la cucina, tutto qua.
Ma mi verrebbe da dire: chi lo ha mai detto che questo era un blog di cucina? Non lo è. Non lo è mai stato. All'inizio non pubblicavo neanche le ricette, poi siete stati voi a chiedere e allora l'ho fatto, ma come sapete qua dentro non c'è niente di che, da quel punto di vista. Ogni tanto invento qualcosa che mi riesce e lo condivido, più spesso faccio cose che ho trovato altrove e mi son piaciute.
L'idea di base era di intrattenere - fondamentalmente me stessa, ed eventualmente chi passava di qua - in quell'oretta sospesa, di fame assoluta e di relativa solitudine, che va dall'imbrunire all'ora di cena. Momento critico nella mia giornata, in cui tutto il mio essere assume le fattezze e il sentimento del Bracchetto con la ciotola in bocca. Di blog di cucina veri, belli, creativi e a volte anche professionali, è pieno il mondo.
Ma parlare del mangiare mi è sempre piaciuto. A me piace raccontare della mia cena domestica, e soprattutto mi piacerebbe sentir raccontare delle altrui ciotole, in un afflato che per un momento mi fa sentire parte del mondo là fuori, dal quale vivo esageratamente appartata.
Ciò detto, stasera in tavola ci sarà un sano, semplice pollo arrosto (curioso: non ricordo di averne mai cucinato uno), e dell'insalatina dell'orto che viene fresca, o per meglio dire fradicia, dato il tempo, dalla Toscana.
Dalla campagna dei miei vengono anche le clamorose sei uova regolamentari delle loro galline stra-coccolate, e un pugno di ciliegie salvate dal diluvio. Parco ma delizioso mangiare, che dedico a chi apprezza le cose semplici e buone.
(Linda ha avuto in dono dei rametti freschi di salice, nocciolo e melo, che hanno sostituito i posatoi anonimi della sua gabbietta. Così mette le sue buffe zampette a quattro dita su qualcosa di legno vero, almeno, e si diverte a scortecciarli).
venerdì 30 maggio 2008
Spiluzzicare
Sono assente e distratta. Ma ho i miei buoni motivi: ho molto da fare con Linda, che ogni giorno impara qualcosa di nuovo. La piccola cocorita ha fatto enormi progressi e mi dà belle soddisfazioni. Ormai sta in esplorazione per casa la maggior parte del tempo, e torna in gabbia da sola quando vuole. Ha imparato che le cose verdi sono buone da mangiare, e quella che lei considera la distanza di sicurezza tra noi si è molto accorciata, grazie alla sua passione per le barbe di finocchio. Prenderli per la gola, funziona immancabilmente.
Però, nonostante i miei sforzi anche nella presentazione, con la frutta ha ancora un rapporto interrogativo...
giovedì 22 maggio 2008
Sgranocchiare

Cantuccini al formaggio puzzone:
200 gr farina 00
100 gr formaggio puzzone semistagionato (io ho usato un formaggio innominabile al tartufo che giaceva da Natale, dimenticato. Non so assolutamente dirvi cos'è, ma cercatevi un formaggio che sia a pasta semidura, più è olezzante e meglio è)
50 gr di mandorle sgusciate non pelate
1 uovo
1 cucchiaino di lievito istantaneo (quello per pizze last minute)
un goccio di latte (eventuale)
2 o 3 cucchiai da minestra di olio extravergine
pepe
sale
Setacciare la farina con il lievito in una ciotola. Aggiungere l'uovo, poi l'olio, il formaggio grattugiato con la grattugia a fori larghi. Mescolare tutto quanto, se occorre aggiungendo il latte strettamente necessario a rendere l'impasto lavorabile. Trasferirlo sul piano, lavorarlo il minimo indispensabile e incorporare le mandorle. Formare due panetti larghi quattro dita (di una manina femminile, se siete manovali facciamo tre) e alti uno. Metterli in frigo a riposare mentre si scalda il forno a 180°. Cuocere 30 minuti. Estrarre e far raffreddare. Poi tagliarli a fettine, e rimetterli in forno a tostare per una decina di minuti, fino a doratura.
Con queste dosi ne ho fatta una teglia giusta giusta.
(E adesso, fine dei festeggiamenti: nemmeno la Regina Madre ha genetliaci tanto estesi.)
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