Stasera coscia di maiale cotta in forno a bassa temperatura : vediamo cosa succede, se viene tenera e sublime come si vocifera - e patatine novelle in-a-bag (di queste ultime la ricetta la trovate in archivio).
La foto ovviamente ve la metto dopo cena.
Da sabato scorso vi ho abbandonati per una forsennata attività di inserimento libri su Anobii. Il morbo della catalogazione mi ha colpita a fondo e mi sa che finché non ho finito non avrò pace. È una attività che ha del compulsivo e insieme del catartico: rassicura gli ansiosi, dona l'oblio dalle pene del mondo e fornisce la sensazione (del tutto illusoria) di avere fatto qualcosa di utile. Come perdere tempo da professionisti, insomma.
h 21:15 La cena è stata un discreto disastro, ora mi faccio un uovo al tegamino e ne riparliamo domani
Insomma: avevo un pezzo di coscia di maiale. L'ho legata su alla bell'e meglio, l'ho massaggiata con olio e e spezie, l'ho schiaffata sulla griglia del forno a 80° con sotto una teglia con acqua e vino bianco, come da istruzioni di una ricetta che avevo trovato. Ho preparato il sacchettino con le patatine e sono andata a fare altro (sapete cosa). Quando mancava un'oretta all'ora di cena, ho avuto il buonsenso di andare a controllare: la carne era assolutamente cruda, solo un po' tristemente ingrigita in superficie. Mi son detta vabbè, l'esperimento sarà per un'altra volta: ora la caccio in teglia, alzo il forno e in un'ora faccio in tempo a cuocerla come un normale arrosto. Così ho fatto. Un odore orribile mi ha strappata alla catalogazione dopo pochi minuti: il sacchetto di plastica con le patatine aveva toccato, gonfiandosi, la resistenza del forno. Ad essa si era attaccato, fondendo e bruciando allegramente con emanazioni di sostanze altamente tossiche. Spostamento dei ripiani del forno. Pulire con un pezzo di carta le resistenze del forno incandescenti e fiammeggianti di plastica fusa non è una cosa che vi consiglio di tentare, casomai vi venisse in mente. All'ora di cena taglio l'arrosto, che è ancora rosato dentro: col maiale ciò non è accettabile. Le patatine sono circa cotte, ma hanno esaurito il liquido e sono secche come i gomiti di una strega. Metto le fette di arrosto nel microonde (la fame mi attanagliava) e dopo tre minuti estraggo delle sleppe marroni e tigliose.
Non ho capito quante ore ci vogliono per cucinare 400 grammi di carne a bassa temperatura. Certamente più di quattro. Forse posso sopravvivere ancora senza scoprirlo.
La foto ve la scordate!
lunedì 3 dicembre 2007
martedì 27 novembre 2007
Fondue di mare

Le streghe si sono riunite da tutti gli angoli del nord Italia per l'annuale crapula. Speriamo l'anno prossimo di riuscire ad avere con noi le neoelette ligure e trevisotexana, e la delegata autosegregata del salernitano: ci sono mancate.
Un seminario sull'amicizia, più che un sabba. Un simposio di femmine toste, impavide e gaudenti. Il mio personale festeggiamento che vale per Natale e Capodanno e Ferragosto e Befana messi insieme.
La fondue di mare l'avevo assaggiata l'anno scorso al ristorante MURTARÖL di Plaun da Lej, sulla riva del lago di Sils, in Engadina. Se avete una bottiglia di Pouilly-fumé, è la morte sua. Peccato che io me la sia dimenticata in frigo, e siamo andate avanti a prosecco senza rimpianti.
Ingredienti
- code di: astice, scampi, gamberoni imperiali, gamberi grigi, gamberetti, gamberucci, insomma, avete capito: crostacei pregiati
- coda di rospo
- filetto di salmone
- filetto di tonno
il tutto possibilmente di assoluta perfezione. Il nostro pesce lo era, grazie al marito della parrucchiera.
per il court bouillon:
carota, pochissimo sedano, porro, prezzemolo (con gambi), pepe in grani, lisca di coda di rospo o di altro pesce delicato, qualche corazza di crostaceo.
per accompagnamento: la maionese è imprescindibile, poi tutte le salse che vi vengono in mente. Noi abbiamo fatto: maionese al cury, salsa di sedano rapa, salsa soffice di finocchio, yogurt all'harissa, e ci siamo dimenticate l'all-i-oli e la panna acida al rafano, perché stavamo occupandoci della torta.
per contorno:
verdure (fagiolini, sedano rapa, quello che vi aggrada), patatine novelle
riso patna (tutto al vapore). Noi avevamo ancora i blinis dell'antipasto di salmone, e ci sono bastati.
attrezzatura: fornelletto da fonduta (rechaud)
cestini di rete metallica con manico lungo.
Preparare il court bouillon con le lische, le verdure e gli odori.
Togliere le teste ai crostacei, e sgusciarli lasciando solo la codina.
Tagliare a bocconcini la polpa dei pesci.
Disporre tutto, possibilmente con cura estetica, su un piatto da portata o su un bel vassoio.
Idem per le verdure e il riso, su un altro vassoio.
Mettere il brodo caldo nel rechaud acceso, al centro della tavola.
Ognuno prende un bocconcino, lo mette nella apposita retina e lo lascia cuocere per qualche minuto, intanto beve il vino e chiacchiera, poi si accorge che non sa più qual è il suo e si pappa quello del vicino, dopo averlo intinto in una salsina. Poi si litiga.
Finito il pesce, si serve il brodo in tazza, magari dopo averci buttato dentro degli spaghettini di riso cinesi.
venerdì 23 novembre 2007
Oooops!
È sparito un post. Che caso! Proprio quello di ieri. Ma guarda un po'.
Si vede che nottetempo è passata la sorella seria di Esmeralda (che, si sa, è parecchio frivola e scostumata), e ha fatto piazza pulita delle sbavature autobiografiche fuori luogo.
Ma i vostri commenti me li ha tenuti da parte, però. Grazie.
Domani è un altro forno!
Si vede che nottetempo è passata la sorella seria di Esmeralda (che, si sa, è parecchio frivola e scostumata), e ha fatto piazza pulita delle sbavature autobiografiche fuori luogo.
Ma i vostri commenti me li ha tenuti da parte, però. Grazie.
Domani è un altro forno!
mercoledì 21 novembre 2007
Kefir

Insomma, io avevo giurato che mai e poi mai mi sarei resa responsabile di una progenie, neanche sotto forma di muffe e bacilli. Mi sono opposta fieramente alla schiavitù del lievito madre, mi astengo dalla moltiplicazione dello yogurt, il mio senso dell'accudimento ne ha avuto abbastanza con 17 anni di gatta convivente. Ma quelli erano Pacs, non conta.
E adesso eccomi qua che esco in pigiama la domenica all'alba per comprare il latte, scaldo il biberon ogni mattina per nutrire il pargolo, vivo il ciclo dell'ansia e del sollievo quando constato che il miracolo della replicazione dei fermenti si è prodotto con successo ogni giorno. Che Essi sono ancora vivi.
Per fortuna non sono miei. Sabato si sistemeranno nella loro nuova famiglia ed io ritroverò la serenità. Essere zia è bellissimo.
domenica 18 novembre 2007
I cachi sono imprescindibili

Nella mia casa n° 2, nella metropoli, c'era un giardino. Tutto nostro. C'erano tre fichi neri e un fico bianco, due tigli immensi davanti e uno immenso dietro, la pergola con l'uva fragola, una Forsizia, le ortensie, un ciliegio da fiore, svariati altri arbusti ornamentali e non. E poi un po' di orto urbano, naturalmente. E c'era un caco.
Il caco è un albero che mi sta molto simpatico. Ha una bella forma, e poi a novembre, quando il mondo si spoglia e tutto ormai sembra perduto, lui matura questi meravigliosi (e mega-vogliosi) lampioncini arancioni.
Si vede che il nostro caco era particolarmente segnaletico, perché era la base operativa di raccolta degli storni. Una mattina grigia di svegliavi, e loro erano lì, a centinaia, strillando e spintonandosi sui rami per accomodarsi tutti. Un casino bestiale. Si sbeccacciavano tutti i cachi, li assaggiavano uno per uno con estrema maleducazione e li facevano cadere producendo per terra una poltiglia viscida impossibile da rimuovere, con gran gioia di mia mamma; poi, belli rimpinzati, migravano. Noi mangiavamo i pochi che avevamo previdentemente tirato giù prima e messi a maturare in cantina, in previsione del raduno aviario.
Ieri sera, verso le otto, nel freddo e nel gelo, passavo in motorino davanti alla Slunga. Consapevole di non avere derrate in casa per la cena, mi son decisa a derogare alla mia ferrea regola di non fare mai la spesa di sabato, e ho compiuto l'eroico sacrificio.
La prima cosa che c'era in mostra erano delle vaschette di cachi maturi. Da sei pezzi. Proprio lì, accanto all'ingresso. Una vaschetta da sei cachi, quando hai il casco in una mano e il cestino della spesa nell'altra non è esattamente un oggetto maneggevole. Se li metti in fondo al cestino, come prima cosa, e poi ci aggiungi sopra tutto il bendiddio che comprerai, alla cassa ci arrivi con la poltiglia viscida di cui sopra. Ma io ai primi cachi non resisto. Per cui imbraccio la mia vaschetta tenendola in mano e arranco lungo le corsie, con il cesto via via più pieno e pericolante, spettinandomi e sudando e sgomitando e spintonando. La mia meta era il banco del pollo arrosto, perché (e che nessuno si permetta di commentare) avevo voglia di quel meraviglioso galletto ormonato e gommoso al glutammato - e proprio di quello - per cena.
Apro praticamente col naso lo sportello dei polli pronti, quando sento echeggiare il mio nome alle mie spalle.
Paralisi.
Mollo il pollo della vergogna, mi giro e vedo una mia ex collega. La più gnocca dell'agenzia dove lavoravo più di vent'anni fa, per la cronaca. Colei che mi subentrò quando venni mollata dal moroso di quei tempi. Lei giocava a tennis, era bravissima sul lavoro e molto prestigiosa, oltre che alta e boccoluta. So da voci che in questi anni ha avuto un grande successo nella carriera, si è sposata con uno ricco e fico e anche simpatico, eccetera eccetera.
La guardo: radiosa. Perfetta. Magra. Ben vestita. Tiene con il mignolo un pacchettino argentato della salumeria che, lo so, contiene giusto un tre etti di San Daniele e un cicinìn di cocktail di scampi. Il resto lo ha caricato sul suv il filippino. E cazzo, mi ha riconosciuta!
Le tendo un gomito, consapevole della mia mano destra grondante cachi, della mia pettinatura da casco, del mio abbigliamento che è uno sciantoso mix tra lo stile Pony Express e il New Caritas.
Mi guarda a lungo e mi dice che mi trova benissimo (!), poi aggiunge: "Certo, i cachi sono imprescindibili". E veleggia verso il reparto cosmetici.
Resto là a riflettere un momento su questa verità cosmica. Alla fine posso solo addivenire al fatto che sono d'accordo con lei, anche se brucio ancora di vergogna. L'onestà morale sopra a tutto.
Recupero il pollo e carico tutto sul motorino, i cachi bene in cima, e corro verso il mio prossimo appuntamento: missione recupero di una vaschetta di fermenti da Kefir vivi provenienti da Istambul, contrabbandati da una amica per un'altra amica. Farò loro solo da balia, ma è un compito di responsabilità che mi onora.
Prossimamente su questi schermi, se sopravvivono.
(Nella foto il più intero dei cachi che è arrivato in casa)
mercoledì 14 novembre 2007
"Mangeranno le brioches!"

Non vorrei remenarla su cose già ampiamente lamentate in altre sedi, però stasera ho comprato un panino.
Uno.
Peso: 100 grammi.
Un panino normale, va bene integrale, ma insomma, niente di che. Il fornaio sotto casa, mica quelli che sembrano delle gallerie di arte moderna.
L'ho pagato 55 cent. Che al chilo fanno 5,50 euro. Mi fa un po' impressione.
Mi ci vorrà una mise adeguata, per sedermi a tavola stasera.
martedì 13 novembre 2007
Gatto (vita senza un)
Erò lì che mi facevo una pasta al tonno con i filetti di pomodoro. Ho aperto la scatoletta di tonno. Girarmi verso la porta, aspettando di veder arrivare sparata la sua coda grigia impennacchiata di speranza, è un gesto ancora automatico.
È davvero strano, davvero tanto strano aprire una scatoletta così, impunemente.
È davvero strano, davvero tanto strano aprire una scatoletta così, impunemente.
domenica 11 novembre 2007
Padelle roventi
venerdì 9 novembre 2007
Pinchitos

La carne per i miei spiedini sta marinando pazientemente in questa miscela di spezie che somiglia moltissimo a quella che avevo usato per le Kofta che mi erano tanto piaciute, un po' di tempo fa.
Sulla scatolina (deliziosa) c'è scritto:
sale, origano, alcaveras (cosa sarà mai?), curcuma, coriandolo, cumino, pepe, anice, aglio, pepe di Cayenna, noce moscata, chiodo di garofano.
mercoledì 7 novembre 2007
Incubazione

Si cucina poco o niente, in questo periodo, e ci si nutre un po' come capita. Il che significa che si fanno fuori residuati da dispensa e si comprano cose, tipo il pesto pronto, che normalmente non albergano nel mio frigo.
In cambio si lavora un po', si dorme di giorno e si legge di notte. Sono stata anche a una mostra a Como, che mi ha fatto riflettere seriamente sull'opportunità di riprendere il mio piccolo lavoro di artista, totalmente abbandonato causa scoraggiamento ormai da un paio d'anni. Ma vedere questi lavori altrui mi ha, dannazione, fortemente incoraggiata. Speravo di essermela cavata mollando tutto, come al solito, ma poi no: ho riconosciuto dei fili che pensavo non valesse la pena di seguire, e che invece hanno portato altri a fare cose che mi sono piaciute moltissimo; e un paio avrebbero anche potuto essere mie, se solo ci credessi un po'. Sono in incubazione, quindi. Una condizione che mi inquieta e mi stanca ("pigra, sei pigra" mi dicono, e hanno ragione). La pigrizia letargica è sempre la mia prima reazione all'apparire di una sia pur vaga prospettiva di azione. Un sano rifiuto animalesco dell'attività, sia in quanto potenzialmente faticosa che in quanto foriera di valanghe di grane che ormai conosco bene.
Cerco di astenermi finché posso, ma poi, come tutte le incubazioni, verrà il momento in cui non si potrà far altro che lasciar fare il suo corso alla natura, e vedremo cosa mi porterà.
Vi offro come unico intrattenimento alimentare questa modesta polentina riciclata con gorgonzola, spinaci e stracchino, accompagnata da una insalatina di sedano di Verona e radicchio di Chioggia condita con gorgonzola: che fa pendant. Nell'insalata ci sarebbero state benissimo un po' di noci, casomai vi venisse in mente di farvela.
martedì 6 novembre 2007
Una vecchia questione

"... ma se non si fa niente, presto verrà reintrodotta la tassa sul celibato e, governo ladro, la multa per la spia che non piscia in compagnia.
Guardate con quale tracotanza muove il suo coltello sulla forma di taleggio il banconiere che vi sta servendo e che sa bene che siete Single: «Quanto gliene do?»
«Non molto.»
«Così?» e il coltello si ferma su una porzione formato famiglia numerosa.
«Un po' di meno.»
«Così?» e il coltello si sposta leggermente più in qua, ma la porzione è pur sempre per coppia con due figli, grandi, mangioni.
«La metà.»
«Ah, è a dieta.»
«Sì» risponde anche l'anoressico o l'emaciata più spinta.
Bisognerebbe invece avere prima il coraggio di dirgli «A dieta sarà lei e quella troia di sua moglie» e poi di fare il giro del bancone, strappargli il coltello, puntarglielo alla fronte e chiedergli "Va bene un pezzo così?» e giù di taglio.
Io non dico più niente, non ci ritorno più, sono stanco di buttare via roba che non ce la faccio a mangiare e mi ripugna l'obbligo di mettere il superfluo nel congelatore, detesto i cibi freschi congelati, anche se sono abbastanza realista da farmi piacere alcuni prodotti surgelati.
Comunque, per principio, il perfetto e la perfetta Single non rimetteranno mai più piede nel supermercato dove non tengono la confezione di burro da un etto, dove la confezione minima di fazzoletti di carta è di dieci pezzi e la rete di patate da cinque chili che già comincia a fare un caldo ma un caldo che fioriscono prima di arrivare a casa.
Che te ne fai di cinque chili di patate il 20 giugno? Te le tiri dietro e poi corri più forte di loro per farti centrare cantando Maledetta primavera?
No, no e poi no.
Meglio cantare Strangers in the Night."
Aldo Busi
"Il manuale del perfetto single"
giovedì 1 novembre 2007
la Gattina e i capperi

La gattina, in questi tre giorni, ha assaggiato: nasello e riso basmati (piaciutissimo), carne trita di manzo cotta (puah), cruda (piaciuta), tuorlo d'uovo (neanche parlarne), stracchino (yumm!), polenta (piaciuta con riserva), pappa col pomodoro (è dura scartare il pane e lappare solo il pomodoro), spinaci (si può fare). Pinoli (piaciuti); sui capperi l'ho vista molto, molto perplessa. Ieri sera un osso di stinco di maiale l'ha intrattenuta con sommo tripudio fino all'ora di ritirarsi nel suo posto preferito.
lunedì 29 ottobre 2007
i Divoratori
Baldini Castoldi Dalai, 2006
Ho letto questo libro solo perché l'ho trovato per caso in biblioteca, e mi è piaciuto molto. Tra parentesi, devo dire che lo scaffalino delle segnalazioni della mia biblioteca rionale mi ha già regalato svariati autori che mi sarebbero sfuggiti in libreria e che ho poi amato. Le signore bibliotecarie sono molto brave, con i modesti mezzi a loro disposizione, grazie!
L'ho trovato particolare. Molto fantasioso, divertente, surreale con qualche piccolo ma garbato tratto di macabro, ma anche molta dolcezza e uno spirito calibratissimo. Mi sento di consigliarlo.
Per gli amanti del pasticcio di maiale in crosta, dei gatti alati e delle belle storie.
Questo John Barlow è al suo primo libro, non mi pare che sia stato molto considerato e invece credo che valga parecchio, e lo tengo d'occhio.
domenica 28 ottobre 2007
fagioli alla maruzzara

Ricevo dal Sud un pacco alimentare a prova di controlli antiterrorismo. Nel senso che la provola e il fiordilatte non sono imbarcabili in cabina a causa del liquido amniotico, considerato altamente pericoloso. In effetti, un oggetto sferico immerso in un liquido lattiginoso è assai sospetto. A qualche terrorista nemico del latticino potrebbe venire in mente di innescarlo e farlo saltare. Mah. La regalante ha comunque saggiamente ripiegato su derrate secche. Così mi è arrivato un sacchetto di fagioli di Controne, e un controsacchetto di pan biscotto per completare l'opera. Tutto rigorosamente del Cilento.
Ma ripiego non è stato affatto!
La zuppa era buonissima, il fagiolo di Controne (di cui ignoravo l'esistenza) è molto chic come fagiolo. Direi quasi femminile, nella sua aggraziata personalità. Ha la consistenza un po' di un cece, meno farinoso del fagiolus vulgaris padanus-venetus e di gusto più delicato.
La zuppa si compone così:
Fagioli
sedano, aglio, peperoncino, basilico (che ho omesso) origano, prezzemolo.
Concentrato di pomodoro sciolto in acqua (poco)
Biscotto di grano
Olio, sale
Ammollare i fagioli e lessarli.
Tagliare il sedano a tocchetti, metterli in una pentola dal fondo spesso (meglio se di coccio) insieme al resto degli odori, all'olio e qualche granello di sale grosso. Incoperchiare e far saunare*: a fuoco lentissimo per un quarto d'ora e anche più.
Quando il sedano sarà tenero, aggiungere il concentrato e far insaporire. Indi i fagioli con qualche mestolata della loro acqua di cottura. Lasciar cuocere per una ventina di minuti. Servire nella fondina in cui precedentemente avrete sbriciolato il biscotto.
* Neologismo assolutamente efficace. Sudare pare volgare. Adottato!
PS Ne ho messo da parte una quota per l'Amico del Fagiolo. Gli piacerà.
sabato 27 ottobre 2007
Gattina is back!
Domani sera torna a funestarmi (ma soprattutto ad allietarmi) la vita la Titti.
Come fare a dire di no?
Infatti dico di sì.
I prossimi giorni li passerò così. Ma chi me lo fa fare?
E che ne so.
Non posso farne a meno.
Come fare a dire di no?
Infatti dico di sì.
I prossimi giorni li passerò così. Ma chi me lo fa fare?
E che ne so.
Non posso farne a meno.
giovedì 25 ottobre 2007
Kofta (variazioni sulla polpetta)

Stasera ho fatto una zuppa di fagioli specialissimi che però mangerò domani, sia perché ho deciso arbitrariamente che è più buona riposata, sia perché domani torno tardi da lezione di tornio affamata, e mi fa comodo avere la cena pronta. Riferirò.
Ieri sera, invece, ho provato queste Kofta che meditavo da tempo. L'autrice della ricetta non me ne vorrà se la pubblico qua da me, con qualche adattamento ai miei gusti personali. Le avrei anche chiesto il permesso, ma non so come contattarla.
Questa polpettine deliziose sono di origine libanese (se non sbaglio si dovrebbero chiamare Kofta), e nella versione completa andrebbero accompagnate sontuosamente con hummus, pane pita e fattush (una insalata di pomodori, cetrioli, cipolla e pane tostato).
La cosa sorprendente, e che mi ha fatto innamorare, è il mix di spezie con cui si condisce la carne: sembrano le solite quattro spezie, ma azzeccando le proporzioni è davvero particolare e freschissima.
L'autrice la chiama Pimenta Siria, ma chissà come si chiamava in origine, dato che lei sta in Brasile e il piatto lo ha assaggiato a Rio ma il nome è spagnolo, chissà quanti giri ha fatto e come è cambiato prima di diventare così.
Si pesta in un mortaio pepe nero e bianco, cannella, chiodi di garofano, semi di cumino, anice stellato e noce moscata fino a ridurre il tutto in polvere. Occhio al chiodo di garofano che è forte; la nota più evidente dovrebbe essere quella del cumino.
Poi si fanno le polpette con:
600 gr di carne magra di manzo macinata due volte (in questo caso io ho usato metà manzo e metà vitello, ma credo che proverò anche con l'agnello)
due cucchiai di menta fresca tritata (che io ho omesso, non mi pareva che c'entrasse con le altre spezie)
un cucchiaino colmo di pimenta siria
la scorza grattugiata di un limone
una piccola cipolla rossa grattugiata (aggiunta mia: spesso le polpette mediorientali la prevedono, e ci sta molto bene)
un cucchiaino di harissa o pasta di peperoncino
Mescolate alla carne la menta, la scorza di limone, l'harissa, la pimenta siria e sale e lasciate riposare in frigo un'ora. Poi fatene palline di 50 gr l'una: devono risultarne 12 che modellerete a forma di sigaro sugli stecchi per spiedini che avrete precedentemente ammollato in acqua perché non si brucino. Disponeteli su una teglia con le estremità appoggiate ai lati lunghi in modo che stiano ben sollevati e distanti dal fondo, e versate un bicchiere o due d'acqua sul fondo della teglia. Infornate a 200° in forno già caldo e possibilmente con grill ventilato (se no, date una botta di grill verso la fine della cottura) per 20/25 minuti. Se manifestano l'intenzione di seccare, spennellateli con pochissimo olio. Ovvio che se avete un barbecue, è decisamente il caso di usarlo.
Poi si condiscono con una emulsione di olio, limone, sale e aglio schiacciato.
Io, maiala, per stavolta ci ho messo delle patatine fritte (riesumate dal freezer: quelle già pre-fritte che si finiscono di dorare in forno, libidine innominabile tra i puristi). Ci stavano benissimo. Non è un mica piatto elegante, questo.
NB: il prezzemolo di decorazione sta là a testimoniare la vita vegetale commestibile presente al momento in questa casa onorata. Mi verrà presto lo scorbuto, lo so.
martedì 23 ottobre 2007
Zuppetta
Non ho una gran passione per le zuppette, in genere. Ormai in fase avanzata e forse irrimediabile di perversione alimentare, le considero troppo sane e dietetiche e non mi fanno voglia. A meno che, naturalmente, non siano a base di legumi altamente calorici, e magari comprendano cotenne, grasso di prosciutto, sugna o almeno una crosta di parmigiano ben invecchiata.Ma ieri sera mi sono fatta con soddisfazione la zuppa di zucchine di Sylakka, che è una delle poche che non mi fanno tristezza. Non so, è fresca, ha l'aria esotica, ha quel qualcosina in più che me la rende amica.
Dato che Syl è di casa, mi permetto di pubblicare qua la sua ricetta senza chiedere il permesso:
Zuppa di zucchine
per 4 persone
900 grammi di zucchine novelle
3 cucchiai di basilico tritato
2 cucchiai di prezzemolo tritato
1 limone
2 uova
40 grammi di parmigiano grattugiato
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
Scaldare 1 litro di acqua in un tegame.
Mondare e lavare le zucchine e tagliarle a dadini piccini.
In una casseruola scaldare 4 cucchiai di olio e rosolarvi le zucchine per qualche minuto a fuoco medio, mescolando finché prendono colore.
Aggiungere l'acqua, un po' di sale e pepe, amalgamare e portare a ebollizione.
Coprire, abbassare il fuoco e lasciar sobbollire per una mezz'oretta.
Tritare o pestare nel mortaio basilico e prezzemolo e grattugiare finemente la scorza di mezzo limone.
Battere leggermente le uova in una ciotola e amalgamarvi basilico, prezzemolo, parmigiano, scorza di limone e un pizzico di sale.
Quando la zuppa è pronta, togliere dal fuoco, frullarla col minipimer e amalgamarne un paio di cucchiai alle uova, mescolando energicamente.
Versare poi nella zuppa le uova battute, poco per volta, in un rivolo sottile, battendo con la frusta, affinché si addensino senza impazzire.
Aggiustare di sale e pepe e lasciare riposare per 10 minuti prima di servirla accompagnata da crostini o da pinoli tostati in un padellino.
Condire nelle fondine con un giro di olio extra vergine a crudo.
Ottima anche tiepida, dunque particolarmente adatta a cene estive.
Ieri sera ci ho schiaffato dentro anche un vasetto di yogurt greco che era da far fuori (aggiungendolo alle uova etc), e non ci stava male per niente.
Tiepida mi piace più che bollente, anche se fuori fa freddo.
domenica 21 ottobre 2007
Anonimo Veneziano

In un pacchettino senza etichette dall'aria clandestina, fatto su nell'alluminio, mi è stata recapitata una vaschetta di baccalà mantecato da Venezia. La mia mamma viaggia, ed io ne usufruisco indirettamente.
Ho una vera passione per questa spuma bianca dal sapore forte e delicato insieme. Chissà chi è stato il primo a capire che dalla mummia di un pesciaccio stopposo poteva venir fuori questa raffinata poesia.
Di certo, è l'evidenza di un massimo grado di civilizzazione.
venerdì 12 ottobre 2007
Per un pugno di lupini
Lista della spesa: latte, pane.Sacchetto della spesa: insalata "orientale" (mah?, proviamo), due bottiglie di vino (rosso, che non mi piace, così non lo bevo), un sacchetto di lupini (imprescidibili, no?), un rotolo di pellicola da 48 metri (offerta speciale), un pane toscano di cartongesso, latte.
Lo so, l'argomento non è nuovo, ma forse fare pubbliche confessioni potrebbe aiutarmi a guarire?
domenica 7 ottobre 2007
Costola & Adamo

Questa non l'avevo mai vista (per cui l'ho subito acquisita). In foto sembra un banale arrostino, ma lo vedete l'osso che spunta? In realtà è una costola di vitello, con l'osso dentro e la poca ciccia che ci è attaccata tutta arrotolata intorno, e poi rivestita di pancetta.
Glissiamo sul fatto che la bestia è nata in Lituania, e macellata in Olanda. Tanto, ormai...
Mi ricorda una memorabile vacanza brada in Sardegna con un moroso argentino. Semianalfabeta, ma vero figlio di un carnicero (macellaio). Scoprì, dopo anni che viveva in Italia, che nella Sardegna incantata del fuori stagione si trovavano tagli di carne che non aveva mai più rivisto fuori dalla pampa. Pance di vacca, diaframmi, costolame, sottocode, ciccia di ogni foggia che qua in continente la diamo al gatto, stupidi mangiatori di pallide fettine che siamo.
Fu afferrato dalla nostalgia. Si commosse. Si arrazzò.
Lo mandavo a fare la spesa, e lo recuperavo regolarmente nei retrobottega delle macellerie più sperdute, abbracciato a degli omoni insanguinati, che bevevano cicchetti di Filuferru seduti tra le carcasse e se la contavano di raffinatezze di asados e grigliate in un intreccio di dialetti che spaziavano dal guaranì al basso cagliaritano. Felici entrambi di aver trovato un vero intenditore. Fratelli di carne.
Scoprii il suo talento di BBQ-man (l'altro talento l'avevo già scoperto, e mi sarebbe anche bastato da solo), e anche di questo approfittai bassamente. Ogni sera tornavamo con involti di carni mai viste, e lui appiccava fuochi omerici sul retro della casa semidiroccata che avevamo preso in affitto solo perché aveva una postazione- grigliata formidabile. La doccia si faceva con l'acqua fredda sotto la pompa in giardino, ma fa niente. Sudava, sbuffava, soffiava, sventolava, rivoltava braci, legava pezzi di bovini, li rivoltava, li seppelliva sotto il fuoco, li rigirava su pali e spiedi orizzontali e verticali. Mai visto un umano più felice. E anch'io, devo dire, me la spassavo parecchio, con quei banchetti tribali. Mi serviva il bendiddio a tarda sera, alla luce delle braci morenti, con chimichurri di raffinata composizione e la faccia estasiata di un cavernicolo che ha fatto buona caccia e la presenta alla sua cavernicola, maschio e orgoglioso. Si faceva festa. Fu una vacanza meravigliosa. Avevo tutto quello che mi serviva.
Insomma: quasi.

(Dato che mi si rimprovera, ecco la costola da cotta. Noiosoni!)
venerdì 5 ottobre 2007
Ottobre

"L'ottobre venne come sogliono venire i nuovi mesi; il suo è un arrivo modesto e silenzioso sotto tutti i rapporti, senza segni esteriori, un muto insinuarsi ovunque che sfugge facilmente all'attenzione se questa non mantiene un ordine severo. Il tempo in realtà non ha suddivisioni, non ci sono tempeste, non v'è rumoreggiare di tuoni all'inizio del nuovo mese o del nuovo anno, ed anche a quello del nuovo secolo; siamo soltanto noi uomini che spariamo e tuoniamo".Thomas Mann
La montagna incantata
1924
giovedì 4 ottobre 2007
Zucca in agrodolce
La mania conserviera quest'anno ha colpito duro.Ma avevo ancora tre barattoli e giusto un chilo di zuca della varietà giusta, così ho provato anche questa. Mi sembrava interessante per via del poco lavoro e perché non è la solita marmellata di zucca. Mi piaceva anche l'idea dei dadini trasparenti, che in effetti sono molto carini. Speriamo che sia anche buona.
1 kg di zucca varietà Chioggia o altra di polpa soda
3/4 di litro di aceto bianco di buona qualità (il libro dà questa quantità per 2 kg di zucca, ma basta appena appena per 1 kg). Io avevo l'aceto di mele, e ho usato quello.
200 gr zucchero
5 chiodi di garofano
1 cucchiaino di pepe nero in grani
qualche pezzetto di cannella
Pulire la zucca, farla a dadini di circa 2 cm e metterli in una ciotola.
Portare a ebollizione l'aceto con gli aromi e versarlo ancora bollente sulla zucca, in modo che resti completamente sommersa.
Riposare un giorno quindi scolare il liquido in una casseruola, unire lo zucchero, portare a bollore e aggiungere la zucca con tutti gli aromi. Cuocere finché la zucca sia diventata quasi trasparente. Il libro dice 10 minuti, ma per la mia zucca ci è voluta una mezz'ora.
Sistemare i dadini nei barattoli, riportare a bollore l'aceto e versarlo insieme alle spezie. Chiudere subito e lasciar maturare per un mese prima di consumare.
Va con il bollito, o con arrosto o braciole di maiale.
(Il libro è sempre "La cucina di casa" del Gambero Rosso, di Annalisa Barbagli)
mercoledì 3 ottobre 2007
Capricci e trucchetti

Sempre più spesso mi succede che, quando ho cucinato in anticipo qualcosa ("così domani sera sono a posto"), poi al momento comandato non mi vada più di mangiarla. Mangiando per vizio più che per altro, sono soggetta a dei capricci pazzeschi, e me li devo risolvere trattandomi come una bambina pestifera. Essendo anche testona, come bambina, mi tocca autoricorrere a escamotage che neanche una madre rotta ad ogni astuzia sarebbe capace di escogitare per imboccare la pargola riottosa.
Ieri sera, davanti a un avanzino di peperoni ammollicati davanti al quale avevo già cominciato a storcere il naso, per non buttarli mi sono inventata le bacchette. Ho preso i peperoni, li ho tolti dal piattino in cui stavano e che mi indisponeva, li ho messi in una ciotolina giapponese, ho agguantato le bacchette e mi è tornata la voglia di mangiarli.
Mi è anche scappato abbastanza da ridere, mentre pescavo faticosamente bocconcini.
Ma pensa te.
(Stasera amica a cena: fagottini di pasta philo ripieni di feta, purpetielli affogati e riso Gange)
lunedì 1 ottobre 2007
Dolcezze

Non solo certe amiche arrivano con prestigiose scatoline piene di dolcezze (e io sempre a mani vuote, non si sa come mai), ma anche con dolcezza e pazienza ascoltano i miei vaniloqui senza reclamare. E io bla, bla, bla, bla, non si sa bene neanche di cosa, riempio tutto io lo spazio che sarebbe prezioso per stare a sentire, come se fosse un vaso vuoto. E intanto mi dico: ma stai zitta un momento! Ma lascia che parli lei! E invece bla, bla, bla, bla.
Bla.
Poi se ne vanno, e chissà quanti altri mesi passeranno prima di rivederci, e mi rendo conto che ho sprecato un'altra occasione per ascoltare e conoscere. Ma temo che sia la fretta, quest'ansia di travasare in due ore tutti i contenuti che ho accumulato in mesi e che, frequentandosi, sarebbero normalmente diluiti in pomeriggi e giornate e serate.
È che con certe persone ci si frequenta poco, e allora succede così. Resta il fatto che io bla, bla, bla. Bla. Uffa. Mi prenderei a padellate sulla zucca. La mia inadeguatezza ai rapporti umani mi sconcerta anche se dovrei averci fatto l'abitudine, non è così che voglio essere, per mille dobloni!
La tortina era buonissima, e ce n'è un'altra in frigo che aspetta per consolarmi della casa che, da stasera, torna vuota di gattini.
domenica 30 settembre 2007
Mom!
Ommioddio.
Stasera mammeta si ferma a cena da me. Evento che si produce non più di una volta all'anno (ma forse anche meno). Per fortuna non ho tempo né per pensare a cosa farle da mangiare né per farmi venire l'ansia da prestazione.
Potrei cavarmela con un robusto Martini di aperitivo, dopodiché si galleggia felici e chi se ne frega di quello che c'è in tavola.
ore 23.30
E invece è venuta fuori una cenetta decentissima, anche se scombinata come sempre le mie, ma a me piacciono così. Ognuno ha il suo stile, ed è chiaro che il mio è scombinato. Comunque sempre rivendibile come multietnica! Abbiamo avuto un antipastino di spanakotyropita (grecia), la zuppetella di ieri (terronia), medaglioni di filetto di maiale al sesamo e aceto balsamico con chutney di pomodori verdi (?), pane nero ai cereali (svezia) e per finire un minicono gelato industriale buonissimo di cui devo provvedere a fare scorta perché di fronte alla minuscolezza del cono nessuno si tira indietro e vanno via in un baleno.
Mi sono divertita, e ho fatto anche la mia porca figura, ovvìa.
E dopo cena, spettacolo di varietà con la gattina in gran spolvero che ci ha intrattenute con un repertorio di figure acrobatiche e rutilanti numeri di caccia-alla-mamma davvero graziosi.
Si è guadagnata la ciccia di maiale che le ho appena servito come spuntino notturno, molto gradita.
Domani se ne va...
Stasera mammeta si ferma a cena da me. Evento che si produce non più di una volta all'anno (ma forse anche meno). Per fortuna non ho tempo né per pensare a cosa farle da mangiare né per farmi venire l'ansia da prestazione.
Potrei cavarmela con un robusto Martini di aperitivo, dopodiché si galleggia felici e chi se ne frega di quello che c'è in tavola.
ore 23.30
E invece è venuta fuori una cenetta decentissima, anche se scombinata come sempre le mie, ma a me piacciono così. Ognuno ha il suo stile, ed è chiaro che il mio è scombinato. Comunque sempre rivendibile come multietnica! Abbiamo avuto un antipastino di spanakotyropita (grecia), la zuppetella di ieri (terronia), medaglioni di filetto di maiale al sesamo e aceto balsamico con chutney di pomodori verdi (?), pane nero ai cereali (svezia) e per finire un minicono gelato industriale buonissimo di cui devo provvedere a fare scorta perché di fronte alla minuscolezza del cono nessuno si tira indietro e vanno via in un baleno.
Mi sono divertita, e ho fatto anche la mia porca figura, ovvìa.
E dopo cena, spettacolo di varietà con la gattina in gran spolvero che ci ha intrattenute con un repertorio di figure acrobatiche e rutilanti numeri di caccia-alla-mamma davvero graziosi.
Si è guadagnata la ciccia di maiale che le ho appena servito come spuntino notturno, molto gradita.
Domani se ne va...
sabato 29 settembre 2007
Piperies?
Inutile dire che ne volevo quattro, ma mercato ho dovuto comprarne un chilo. E vabbè. Ma li ho presi in un attacco di nostalgia per una deliziosa ricetta greca che prevedeva questi peperoni cornuti e di polpa sottile ripieni di feta (credo) e non so cos'altro, e passati al forno. O forse fritti?Non me la ricordo più, la ricetta.
Così chiedo aiuto alla mia consulente personale per la Grecia (e la Magna Grecia), che forse ce l'ha presente e magari è in grado di darmi qualche dritta?
Nell'attesa, ho combattuto e vinto la mia battaglia annuale con la foresta di talli, e ho fatto una abbondante zuppetella. Ci ho fatto merenda, per la cronaca. E ce l'ha fatta anche la mia gentile ospite, la quale, incredibile ma vero, ama la verdura. L'ho scoperto perché mi ha messo la faccia nel piatto - ovviamente - che tenevo poco vigilato pensando che non fosse appetibile per un felino.
Devo ancora capire cosa non mangia, quella.
mercoledì 26 settembre 2007
Primo giorno di vero autunno
In tegame stasera arrosto di coppa caramellato con zucchero di canna, aceto e garofano. Ideale per testare la recente produzione di chutney (anche se sarebbe un po' prestino, ma ho un vasetto che non era chiuso bene, tocca farlo fuori). E patatine al forno, evidentemente.
La cattiva notizia è che oggi pensavo di andare a consegnare un lavoro che mi ha impedito qualsiasi altra forma di vita nelle ultime due settimane, e invece è tutto da rifare.
La buona, che è uscito il nuovo libro di Fred Vargas (l'unica giallista che mi avvince) e l'ho già comprato: "L'uomo dei cerchi azzurri". A letto con un libro a soddisfazione garantita, con la pioggia che scroscia, sotto la copertina con la gattina, stasera mi sentirò un pascià.
La cattiva notizia è che oggi pensavo di andare a consegnare un lavoro che mi ha impedito qualsiasi altra forma di vita nelle ultime due settimane, e invece è tutto da rifare.
La buona, che è uscito il nuovo libro di Fred Vargas (l'unica giallista che mi avvince) e l'ho già comprato: "L'uomo dei cerchi azzurri". A letto con un libro a soddisfazione garantita, con la pioggia che scroscia, sotto la copertina con la gattina, stasera mi sentirò un pascià.
martedì 25 settembre 2007
lunedì 24 settembre 2007
Reportage
Lombo grassoccio
Ecco, appunto.Il mangiare smilzo mi lasciava come un senso di tristezza. Così ho preso il lombo, che era già inciso nell'osso ma non fino in fondo: ho ripiegato le ali di pellacchia sottile di sotto a formare una base che tiene insieme il tutto, ho spalmato di senape, ho infilato tra lombatina e lombatina delle fette di pancetta e dei rametti di timo e ci ho aggiunto qualche spicchio d'aglio in camicia. Sale aromatico e pepe.
Così, mi pare, già si ragiona. E una certa eleganza la mantiene comunque. Magari non eleganza anoressica, ma insomma...
(vorrei tanto mettervi la foto della giornata di oggi della Micina, ma poi mi sembra di essere la zia Felicita zitella e gattofila, e mi fermo. Ma a fatica...)
Dopo cena. Ehm. Per la cronaca, sinceramente: non era granché, il coniglietto. Non cattivo, ma insomma, prometteva meglio alla vista. Onestamente, ho cucinato conigli migliori.
domenica 23 settembre 2007
Purpett' again
Per cena dovevano essere eleganti e dietetiche lombatine di coniglio, cottura veloce e smilzo mangiare.Invece è finita grassa.
Sotto al magma ribollente, si nascondono succulente polpettine.
Colgo l'occasione di presentare in pubblico il tegame di alluminio della nonna Erina. Più di mezzo secolo (e lo dimostra), ma è una delle cose di cucina che mi seguiranno sempre. Non la penso spessissimo, la nonna, ma credo che le farebbe piacere sapere che sta con me in cucina.
PS la giornata della Gattina, dopo una serie di estenuanti assalti all'uomo (io) e inseguimenti di ogni oggetto rotolante, ha raggiunto l'apoteosi con una pallina di Domopack in cui era stato conservato il parmigiano. Raffinatezza che l'ha mandata in estasi.
PPS dopo cena. Constato che va pazza, ma proprio pazza, per la salsa di pomodoro. Che non lo sappia il suo padrone, ma ha leccato il tegame con lingua adesiva fino a farlo splendere.
sabato 22 settembre 2007
Ospiti

È arrivata ieri sera, e resterà con me 5 giorni, ospite graditissima. È la più deliziosa delle gattine adolescenti; simpatica, estroversa ma non invadente, grande centrocampista (anche se con una deplorevole tendenza a trattenere la palla), ballerina agile e graziosa, valorosa esploratrice e anche bellissima, che non guasta mai.
Dal momento stesso in cui ha messo zampa in casa mia, ho provato una sensazione potente di benessere. Di cose che tornavano in equilibrio. Di lacune colmate. Con un gatto dentro, la mia casa è di nuovo una casa. Io non vorrei sdilinquirmi troppo, ma è un dato di fatto: un gatto è una presenza indispensabile, una delle basi imprescindibili su cui si fonda la buona riuscita della vita domestica. Poi magari uno non è che passa il tempo a occuparsene, il gatto diventa una presenza abituale, come il riscaldamento o il divano: ma la differenza tra una casa vuota di gatti e una casa abitata da gatti è palpabile, percepibile ai sensi come la luce o il calore.
In spagnolo c'è una bella parola: desangelado. Ecco, una casa senza un gatto è inevitabilmente desangelada, priva di angeli.

martedì 18 settembre 2007
44 gatti...
lunedì 17 settembre 2007
Day after
Lavoro in consegna domani, cliente alle calcagna, ma nel retrobottega della mente il pensiero dell'ora di cena si fa strada tra la creatività forzata e l'ansia da scadenza. Così interrompo il trituramento di meningi per provvedere a un polpettone di tonno che festeggi l'avanzo di maionese notturna.
Ora che la pappa cuoce nel suo pentolone, posso procedere a finire i compiti serenamente, avendo provveduto ai miei minuti piaceri.
Ma che brava bambina...
Ora che la pappa cuoce nel suo pentolone, posso procedere a finire i compiti serenamente, avendo provveduto ai miei minuti piaceri.
Ma che brava bambina...
domenica 16 settembre 2007
Maionese by night
Non è che non ho cenato. Non è che sono affamata. In tavola stasera c'era una padellata di pollo e verdure piccanti che avrebbe più che soddisfatto una persona normale. Ne ho anche avanzato un po'.
Ma alle 23.25, il demone mi impedisce la concentrazione. Ho fame. Ho fame. Ho FAME!
Il frigo domenicale, e per giunta con pretese dietetiche, è quello che è. Salamini, drammaticamente assenti. Gorgonzola, neanche l'ombra. Coi gambi di sedano appositamente preparati per i momenti come questo, francamente, al massimo ci gioco a Shangai.
Ma un uovo e un limone ci sono sempre.
E con un po' di maionese, anche una scatoletta di tonno diventa accettabile.
Credetemi: io ce la metto tutta. Ma non c'è verso. Non c'è proprio verso.
E maionese sia.
Amen.
Ma alle 23.25, il demone mi impedisce la concentrazione. Ho fame. Ho fame. Ho FAME!
Il frigo domenicale, e per giunta con pretese dietetiche, è quello che è. Salamini, drammaticamente assenti. Gorgonzola, neanche l'ombra. Coi gambi di sedano appositamente preparati per i momenti come questo, francamente, al massimo ci gioco a Shangai.
Ma un uovo e un limone ci sono sempre.
E con un po' di maionese, anche una scatoletta di tonno diventa accettabile.
Credetemi: io ce la metto tutta. Ma non c'è verso. Non c'è proprio verso.
E maionese sia.
Amen.
giovedì 13 settembre 2007
Giovedì, mercato.
Al supermercato, mi metto in coda dietro a una donnona tinta bionda, con delle meravigliose sopracciglia nere dipinte col pennello.
La sua spesa: tre lattine maxi di birra, sei cartoni di similtavernello rosso e una bottiglia di wodka di bassa qualità.
Indovinate di che nazionalità era?
Io ero entrata per comprare il caffè.
Inutile dire che sono uscita con una borsa da 30 euro.

Passo da mia madre nel primo pomeriggio per un pronto soccorso computer.
La trovo che smadonna davanti a una montagna di alici diliscate e sfilettate, e a una quintalata di seppie da pulire. Al mercato non è prevista la dose per due, prendere o lasciare.
"Lo faccio adesso se no stasera mi fa schifo"
Scopro che anche lei, come me, se deve proprio pulire e cucinare il pesce, non può farlo a ridosso del momento di mangiarlo. La nostra memoria olfattiva familiare deve avere il tempo di scindere l'orribile odore da quello che abbiamo nel piatto, pena l'inappetenza assoluta.
(La foto del cadavere l'ho rubata. Non ci sono alici in questa casa onorata, né vive né morte. Stasera pollo arrosto).
La sua spesa: tre lattine maxi di birra, sei cartoni di similtavernello rosso e una bottiglia di wodka di bassa qualità.
Indovinate di che nazionalità era?
Io ero entrata per comprare il caffè.
Inutile dire che sono uscita con una borsa da 30 euro.

Passo da mia madre nel primo pomeriggio per un pronto soccorso computer.
La trovo che smadonna davanti a una montagna di alici diliscate e sfilettate, e a una quintalata di seppie da pulire. Al mercato non è prevista la dose per due, prendere o lasciare.
"Lo faccio adesso se no stasera mi fa schifo"
Scopro che anche lei, come me, se deve proprio pulire e cucinare il pesce, non può farlo a ridosso del momento di mangiarlo. La nostra memoria olfattiva familiare deve avere il tempo di scindere l'orribile odore da quello che abbiamo nel piatto, pena l'inappetenza assoluta.
(La foto del cadavere l'ho rubata. Non ci sono alici in questa casa onorata, né vive né morte. Stasera pollo arrosto).
martedì 11 settembre 2007
domenica 9 settembre 2007
Chutney di pomodori verdi

Eccomi qua.
Ho traslocato, ripristinato, configurato, installato, aggiornato e messo in pista il mio parco-computer. Uno l'ho pure venduto (e quindi ho dovuto fargli una rivergination, povero caro). Lavoraccio. Sono stufa. Ho gli occhi pixelati. Ma comunque è stato catartico.
Nel frattempo, ho anche iniziato il mio personale ramadam, e soffro orribilmente per la mancanza di consolazioni alcoliche cena natural durante. L'umore fa schifo esattamente come al solito, e allora ho pensato che una pausa virtuosa magari mi riassetta un po'. Certo, però: che palle!
Avevo in mente oggi, mentre smanettavo, di mettere su il chutney di pomodori verdi, ma mi sono accorta di essere priva di barattolini acconci, per cui sono rimasta alle fasi preliminari.
La mia ricetta non è mia, ma viene dritta dal libro di Annalisa Barbagli, "La cucina di casa del Gambero Rosso" che non tradisce mai:
Chutney di pomodori verdi
1 kg di pomodori verdi
300 gr di zucchero di canna
250 gr di ottimo aceto bianco
200 gr di uvetta sultanina (che io riduco a 150)
2 spicchi d'aglio
30/40 gr di radice di zenzero pelata e grattugiata
1 peperoncino piccante
1 cucchiaio raso di senape in polvere
1 cucchiaino da tè colmo di sale
Lavate i pomodori, divideteli in due, privateli dei semi e tagliuzzateli lasciandoli cadere in una casseruola di acciaio a fondo pesante (io uso una fantastica pentola a doppio fondo, con intercapedine per il vapore: ideale per le marmellate, le creme e tutto ciò che deve sobbollire ma non attaccarsi). Spremete l'aglio, spezzettate il peperoncino e uniteli a tutti gli altri ingredienti. Mettete la casseruola sul fuoco, fate alzare l'ebollizione, quindi abbassate la fiamma e proseguite la cottura, senza coperchio, per un paio d'ore, fino a quando il composto sarà diventato denso e consistente come una marmellata. Versate il chutney, ancora bollente, in vasetti di vetro molto caldi, chiudeteli subito e conservateli in ambiente fresco.
Con questa dose, ne vengono 4 vasetti da 150 ml.
Accompagna arrosti di carni grasse: oca, anatra, maiale. Oppure formaggi, ovviamente.
Voi come state?
giovedì 6 settembre 2007
(ot)

Oggi sono due mesi che se n'è andata. Mia Micia. Mia delizia, mia gioia, mia soave farfallina. Mia sfilatrice di calze dai cassetti. Mia interpretatrice di sogni. Mia elegante osservatrice di stati d'animo. Mia compagnia troppo poco considerata. Mia copertina. Mia occupatrice dei posti migliori. Mia sentinella. Mia schizzinosa compagna di cena. Mia amica inspiegabile. Mia cacciatrice di mosche. Mia annunciatrice di stagioni. Mia sicurezza ogni giorno e ogni notte. Mia bellezza privata. Mia risorsa di piaceri. Mio fastidio. Mia pace nei casini. Mia dolcezza. Mio legame. Mio privilegio. Mia sorella (la sorella bella).
sabato 1 settembre 2007
Terapie
Constatati i limiti della farmacologia ufficiale, della gemmoterapia, della mnemoterapia e dell'ordineterapia, e di svariate altre soluzioni patetiche che ho tentato ultimamente, non mi restava che ricorrere ai rimedi estremi. E si sa: ce n'è solo uno veramente efficace.A cavarmi dalle paludi del malessere psicosomatico alla fine è stata una dose urto di terapia dei consumi.
Eccola qua.
Lo amo, lo adoro proprio fisicamente, è di una bellezza ineffabile e soprattutto era l'ultimo esemplare in commercio, dopo che la Apple ha pensato bene di mandare in vacca anni di costruzione di immagine mettendo sul mercato l'ultima versione, che fa davvero schifo. Infatti tutti si sono precipitati a comprare questi, appena usciti di produzione, e che quindi oltretutto costano un qualche centinaio di euro in meno.
Meno, comunque molto meno di quello che mi sarebbe costata la vacanza che questa estate non ho fatto.
Ed è MIO.
lunedì 27 agosto 2007
Ragguaglio
Sono un po' meno arrabbiata, ma sempre molto frustrata, parecchio imbestialita e irriducibilmente ansiosa.
Pare che tutto ciò non faccia bene al mio stomaco, che prosegue nella sua prima grande rivolta contro se stesso. Woody Allen mi ha scritto per complimentarsi e darmi il benvenuto nel Club dei Somatizzatori. Abbandonato il Maalox, ora mi ingozzo di tiglio, melissa, biancospino e fermenti vari. Le mie cene sono una sfilza di tristezze delle quali non mi sento di riferirvi. Lo so io cosa ci vorrebbe, altroché goccine! ma è roba che posso discutere solo con la camionista che alberga in me.
In biblioteca, oggi, ho reperito un libro di Mario Soldati che si intitola "Da leccarsi i baffi". E' una antologia dei suoi scritti alla ricerca di cibi, vini, olio, acqua. Mi pare promettente, cerco di consolarmi così.
Dopo la terapia della memoria sono passata a quella dell'ordine: domare il caos potrebbe darmi l'illusione di riprendere il controllo della situazione? Riferirò.
Pare che tutto ciò non faccia bene al mio stomaco, che prosegue nella sua prima grande rivolta contro se stesso. Woody Allen mi ha scritto per complimentarsi e darmi il benvenuto nel Club dei Somatizzatori. Abbandonato il Maalox, ora mi ingozzo di tiglio, melissa, biancospino e fermenti vari. Le mie cene sono una sfilza di tristezze delle quali non mi sento di riferirvi. Lo so io cosa ci vorrebbe, altroché goccine! ma è roba che posso discutere solo con la camionista che alberga in me.
In biblioteca, oggi, ho reperito un libro di Mario Soldati che si intitola "Da leccarsi i baffi". E' una antologia dei suoi scritti alla ricerca di cibi, vini, olio, acqua. Mi pare promettente, cerco di consolarmi così.
Dopo la terapia della memoria sono passata a quella dell'ordine: domare il caos potrebbe darmi l'illusione di riprendere il controllo della situazione? Riferirò.
giovedì 23 agosto 2007
Reperti (1987)
Dietro suggerimento della cara D.ssa Pagnotta, oggi ho affrontato il malessere con la terapia della memoria. Trattasi di gettare qualche chilo di carta stagnante fuoribordo, e vedere se si galleggia meglio.In effetti funziona, ma per motivi diversi da quelli enunciati dalla dottoressa. Comunque mi sento un po' meglio, e ravanando nei cassetti ho trovato questo per voi (se ci cliccate sopra si ingrandisce e riuscite a leggerlo).
Pare che l'argomento "Felicità" sia stato presente negli interessi dell'Autrice anche da cucciola.
Un afflato che pensavo più recente, frutto delle delusioni della maturità, e invece già allora sentivo il bisogno di annotare certi momenti e metterli in cascina; il che mi fa pensare a un presagio dei tempi difficili che sarebbero arrivati poi.
Ma forse erano già difficili allora.
Anyway, due cose rimarchevoli: 1) non avevo ancora un computer, che tenerezza; e 2) la felicità è per me inesorabilmente legata alla pappa.
mercoledì 22 agosto 2007
Sorry
lunedì 20 agosto 2007
C'è vita su Marte
La città sembra ancora deserta. Ma poco fa ho aperto la finestra (pioggia battente, temperatura autunnale) e ho percepito chiarissima una zaffata di brasato.
Sono tornati.
Sono tornati.
sabato 18 agosto 2007
Il pane di segale
venerdì 17 agosto 2007
Polpettone del venerdì 17

Stasera polpettone, che ho messo su poco fa accuratamente calcolando di mangiarlo tiepido. E cercherò di accompagnarlo con dell'insalata che ho comprato per forza e guardato in cagnesco già ieri sera a cena, prima di spedirla sana sana nella rumenta.
Non ho voglia di verdura. E' sempre più chiaro che io mangio per capriccio, per gola e per compensazione e la verdura, a meno che non sia fritta o variamente elaborata in modo insano, non assolve a questi bisogni. Come faccio a cambiare bisogni? Dovrebbero succedermi molte cose, e nessuna di queste balugina all'orizzonte.
Per cui, polpettone e amen.
Ho molti pensieri per la testa in questi giorni, pensieri favoriti dalla dolce inattività e dal silenzio in cui sono immersa, ma nessuno di questi pensieri riguarda il cibo, per cui mi tocca tenermeli per me.
Ma voi ci siete, vi vedo sottoforma di numerini e vi sento annusare qua nei dintorni, verso ora di cena. Chissà, un giorno parlerete anche.
mercoledì 15 agosto 2007
Delusioni ortofrutticole
Torno a casa dopo cinque giorni e trovo che il mio (unico) fico, coccolato pazientemente per mesi e mesi, ha pensato bene di arrivare a maturazione, giacere a terra e ammuffire esattamente mentre non c'ero. Brutto colpo.In cambio, la pianticella di peperoncini ha iniziato a produrre. Ma sono viola! Che roba è mai questa? Mai visti, se non come ornamentali. Come ce la faccio l'harissa coi peperoncini viola?
venerdì 10 agosto 2007
Natività

Piove e fa freddino? Il mare è sporchino e le famigliole imperversano in spiaggia? La cosa non mi tange.
Perché qua a Villa Kef, sotto al tavolo di cucina, c'era una sorpresa ad aspettarmi in premio per questa partenza così poco entusiasta. Una famiglia di 4 gatti rosa (più un soriano) nati da sei giorni. Cosa potevo chiedere di meglio? Un intrattenimento 24h che non mi fa proprio rimpiangere le fatiche dell'abbronzatura.
C'è da scoprire il sesso di tutti quanti - discreta impresa - , c'è da contare codine e rimirare polpastrelli rosati nuovi di pacca, c'è da incantarsi a vederli riempirsi di latte e dormire aggrovigliati, e poi svegliarsi e formare la famosa Palla di Gattini (organismo in perpetua formazione, tendente a stare tutti al caldo e al centro). C'è da complimentare e coccolare mamma Lulù, alla sua prima gloriosa maternità, portata con estrema eleganza ed evidentissimo piacere.
mercoledì 8 agosto 2007
Buone vacanze.
martedì 7 agosto 2007
Spanakotyropita

Ieri sera gradevole e non impegnativa cena pseudo-greca per amica vegetariana (e, ahimè, astemia, il che significa che mi sono scolata una bottiglia intera).
L'idea era di limitare le calorie, dato che lei è una che ci tiene, e io sono una che ci terrebbe, in teoria. O dovrebbe tenerci, mettiamola così.
Le ho fatto un classico tzatziki, una insalata di zucchini e carote a nastri con aceto di mele e pepe rosa, che non c'entra niente ma ci stava bene, una bella teglia di torta di spinaci e feta e delle pesche, anzi: delle percoche grigliate al forno con yogurt greco, miele, cannella e mandorle.
Non ci penso quasi mai, al dolce, quando invito qualcuno a cena, e sbaglio! E' sempre molto gradito. Devo dire che queste pesche erano buonissime.
Le percoche non le avevo mai capite bene. Mi amor me le fece assaggiare messe a fette in una brocca di vino bianco, e mi raccontò che il suo babbo le amava così. Si mangiavano le pesche, e poi si beveva il vino. In effetti sono meno saporite delle pesche gialle, o forse solo meno zuccherine, e nel vino ci stavano benissimo: lo lasciavano solo profumato di pesca, non addolcito troppo.
Ma al forno hanno rivelato la loro tempra: sono rimaste tostissime, stagne, e si sono lasciate grigliare ad alta temperatura senza soverchie svenevolezze. Anche lo yogurt è stata una sorpresa: non si è sciolto, come mi aspettavo, ma ha fatto come uno strato di mousse solido, che prossimamente conto di sperimentare anche sul salato.
la Spanakotyropita (non so se ortodossa o meno) è facilissima e rapida:
una confezione di pasta philo (6 fogli)
500 gr di spinaci
250 grammi di feta
1 uovo
sale, pepe
so che ci andrebbe l'aneto, ma è un sapore che non gradisco.
Gli spinaci si lessano, si strizzano, si tritazzano, si mescolano con tutto il resto.
Si stendono tre strati di pasta un velo alla volta nella teglia, ungendo ciascun foglio con l'olio (io uso uno spruzzatore, ma chi vuole spennellare spennelli).
Si mette il composto, si rimbocca la pasta che sborda, si livella e si copre con gli altri tre fogli, sempre unti uno ad uno. Si taglia a quadretti e si mette in forno a 180° (veri, misurati col termometro da forno) per mezz'ora. Botta finale di temperatura, se la si vuole più abbronzata.
Si mangia tiepida.
Se volete l'avanzo per il giorno dopo, conviene farne due teglie.
Non so mica se in Grecia si fa con la pasta philo. Nei chioschi in giro l'ho mangiata in genere fatta con una sfogliaccia bisunta, ma non avendo mai avuto il piacere di mangiare a casa di mamme greche che cucinano bene, sospetto che la facciano con la philo o altra pasta leggera, croccante e non unta.
domenica 5 agosto 2007
Conserva di pomodoro

Quando faccio la salsa è l'unico momento in cui la mia dotazione di pentole da max due persone rivela tragicamente i suoi limiti. Vorrei avere un pentolone di quelli che ci si cuoce dentro un bambino intero, invece che arrabattarmi a fare sei chili di pomodori in due riprese, con relativo risciacquo di pentole a metà percorso, tempi raddoppiati e fastidi vari. Vorrei una salsa di pomodoro epica, una giornata o anche due a sudare nella calura di agosto, rimestare con enormi cucchiaioni, invasare, schizzi di pomodoro ovunque, e finire stanchissimi dicendo mai più.
Comunque, poichè la salsa non è salsa se la si fa da soli, almeno mi sono fatta aiutare da un mio amico, come vedete espertissimo.
Per Piperita, che voleva la ricetta: la conserva per l'inverno io la faccio come mi ha insegnato la Armida, una autorità in materia.
Per circa 10 vasetti da 250 grammi occorrono:
circa 6 chili di pomodori perini
tre cipolle di Tropea
basilico
due pentole grandi per la salsa
una pentolona per sterilizzare i barattoli
passaverdura e schiumarola
Lavo bene i pomodori, levo la calottina superiore, li taglio a metà e poi a pezzi, lasciandoli cadere in una delle pentole grandi. Faccio a pezzi le cipolle e cuocio tutto insieme finché non sono un po' sfatti.
Nel frattempo sterilizzo i barattoli vuoti e i coperchi per almeno 20 minuti dal bollore, completamente coperti d'acqua. Li estraggo con una pinza e li metto capovolti su un telo pulitissimo.
Con la schiumarola prelevo i pezzi di pomodoro e cipolla e li passo con il passaverdura (disco medio), lasciandoli cadere nell'altra pentola grande. Cuocio fino alla densità desiderata, che nel mio caso è molto densa, aggiungendo qualche rametto di basilico.
Riempio i vasi evitando sbrodolamenti e li rimetto a bollire per altri 20 minuti.
E' evidente che il risultato dipende dalla qualità dei pomodori. Di quelli di oggi non sono soddisfattissima, sono un po' amarognoli e anche troppo acquosi (verranno meno dei 10 vasetti dell'anno scorso). Ma ieri il mercato era già post-esodo, e cara grazia che li ho trovati.
Vorrà dire che la seconda serie la farò a fine mese, con materia prima più soddisfacente.
In cambio ho trovato dei peperoncini molto promettenti, particolarmente cicciuti, con i quali spero di produrre dell'Harissa di buona qualità.
Questo è il mio film mentale quando faccio la salsa (audio e video): vedo come se fosse oggi la spiaggetta di Lingua (quando ancora... vabbè, inutile dettagliare. Era il 1977, e ciò basti), verso il tardo pomeriggio. Vedo un bidone da kerosene ergersi come un totem sulla spiaggia, con sotto un fuoco acceso. Sta là da giorni, mi pare. Vedo Adelina Laurìa, nella sua nera minuscolezza, andare e venire instancabile dal magazzino con gerle di pomodorini a grappolo, e con essi nutrire il mostro. Vedo Peppino Laurìa, grande e grosso, in canottiera, che rema alla chetichella verso il largo sulla sua barchetta cercando di svignarsela, e Adelina infurentita che lo chiama ai suoi doveri di fuochista: Peppiiiiiiiiiino! Peppinolauriiiiiiiiiiiia!
Nome e cognome.
Perché non vi siano malintesi.
Adelina e Peppino, quando ci affittavano la casa sulla spiaggia, dormivano nella capperaia.
Avevano sposato credo due figlie in Australia.
Di Salina ho stampati nei neuroni dei sapori pazzescamente buoni. C'è quello dei pomodorini e delle cipolle dolci, quello dei ricci e di acqua di mare nel naso- dal tanto immergersi per prenderli - che si mescolavano insieme in un boccone delizioso. I fichi d'india pelati e ghiacciati, che comparivano come per magia la mattina presto sul tavolo. C'è l'odore misterioso dei capperi messi a salare nel magazzino buio, dei fichi verdi e neri. Del caffè in ghiaccio, delle sarde a beccafico, della parmigiana di melanzane più buona dell'universo. Una cernia al forno e un minestrone di primavera, certe verdure cresciute nell'orto del paradiso che mi commuovono ancora , a pensarci. Mi ricordo come deliziosi anche certi orrendi totani bruciacchiati sul braciere a bordo, di notte, anche se la Armida mi rammenta che feci scene spaventose quando li vidi tirati su con l'ontraco, quegli occhiuti mostri marini, e ammazzati per le spicce e mangiati là per là.
Mi si domanda poi perché adesso sono tanto schizzinosa in fatto di luoghi e villeggiature.
venerdì 3 agosto 2007
Pummarola e sensi di colpa
Come sempre, i buoni propositi sono i primi a cadere sotto la pressione della pigrizia.
Altroché pummarola: oggi mi sono svegliata a mezzogiorno, ho sciabattato fino all'edicola (mt 200, quella a mt 50 ha chiuso per ferie: con il che, considero espletata la mia quota di attività fisica quotidiana). Ho passato il resto della giornata non so come, salvo che mi sono addormentata credo più volte mentre, in pieno pomeriggio, guardavo una bella intervista a Billy Wilder sul satellite. Posso dire che sia Billy Wilder il mio regista preferito? No. Ma non so se è il secondo o il terzo. Il primo è senz'altro Howard Hawks, e poi c'è anche George Cukor in ballo.
Comunque.
Riscossami dal pisolo, per dare un senso allo scampolo di vita diurna che restava, mi sono cimentata nel mio primo esperimento di cucina scic: ho improvvisato una gelatina di pomodoro. Perché mai? direte voi. Mah. Sono quelle idee balzane che ti vengono quando ti aggiri in abbigliamento sommario in un pomeriggio estivo, snasando nella dispensa, e cominci a concepire i piaceri dell'ora di cena.

Ma ora, mentre scrivo, mi rendo conto della vera motivazione a un piatto così poco in linea con le mie tendenze: perché pur sempre di pomodoro si tratta, e il mio stramaledetto subconscio, che funziona come un orologio svizzero, ha trovato modo di fare pesare al mio povero conscio sovraccarico che non avevo messo in atto il programma di ieri.
Sembra venuta bene.
Nel frattempo, placata la colpa e chiusi i conti con Herr Doctor Freud, alla faccia delle gelatine da signorine, credo che per cena mi farò una robusta pasta con tonno, cipolla e trucco, che sono secoli che non arrotolo spaghetti. Lo so, l'idea del miele sembra schifosa, ma giuro che non lo è.
E adesso, mi viene in mente anche chi mi ha insegnato questa pasta semplice che mi piace tanto.
Me l'ha fatta una volta Antonello, in una estate di circa trent'anni fa. A Salina. Non so chi l'avesse insegnata a lui, mi piacerebbe saperlo, glielo chiederò. Mioddio, trent'anni fa ero già una ragazza.
Altroché pummarola: oggi mi sono svegliata a mezzogiorno, ho sciabattato fino all'edicola (mt 200, quella a mt 50 ha chiuso per ferie: con il che, considero espletata la mia quota di attività fisica quotidiana). Ho passato il resto della giornata non so come, salvo che mi sono addormentata credo più volte mentre, in pieno pomeriggio, guardavo una bella intervista a Billy Wilder sul satellite. Posso dire che sia Billy Wilder il mio regista preferito? No. Ma non so se è il secondo o il terzo. Il primo è senz'altro Howard Hawks, e poi c'è anche George Cukor in ballo.
Comunque.
Riscossami dal pisolo, per dare un senso allo scampolo di vita diurna che restava, mi sono cimentata nel mio primo esperimento di cucina scic: ho improvvisato una gelatina di pomodoro. Perché mai? direte voi. Mah. Sono quelle idee balzane che ti vengono quando ti aggiri in abbigliamento sommario in un pomeriggio estivo, snasando nella dispensa, e cominci a concepire i piaceri dell'ora di cena.

Ma ora, mentre scrivo, mi rendo conto della vera motivazione a un piatto così poco in linea con le mie tendenze: perché pur sempre di pomodoro si tratta, e il mio stramaledetto subconscio, che funziona come un orologio svizzero, ha trovato modo di fare pesare al mio povero conscio sovraccarico che non avevo messo in atto il programma di ieri.
Sembra venuta bene.
Spellare due o tre pomodori maturi (io ho usato i cuore di bue), passarli nel passaverdura per eliminare i semi.
- 250 ml di succo di pomodoro (fresco)
- 2 fogli di colla di pesce
- 15 gocce di tabasco
- 1 cucchiaino di aceto aromatico (mi piacerebbe avere quello di pomodoro, ma non so dove si trova)
- mezzo spicchio d'aglio
- sale
Sciogliere la colla di pesce in un po' del succo.
Intiepidire il resto del succo, e poi incorporare la gelatina.
Salare, spremere l'aglio con lo spremiaglio, aggiungere il tabasco e l'aceto.
Mettere in due coppette in frigo finché si è solidificata.
Nel frattempo, placata la colpa e chiusi i conti con Herr Doctor Freud, alla faccia delle gelatine da signorine, credo che per cena mi farò una robusta pasta con tonno, cipolla e trucco, che sono secoli che non arrotolo spaghetti. Lo so, l'idea del miele sembra schifosa, ma giuro che non lo è.
Per due (se siete due. Se no, per uno smodatamente affamato o esoso)
- 1 grossa cipolla bianca, o 2 piccole
- 140 gr di tonno di buona qualità
- 5 o 6 pomodori perini maturi
- 1 cucchiaino (ino) di miele amaro (per es. castagno)
- 200 gr di pasta (ognuno ha la sua preferita)
- origano
Affettare la cipolla sottile ma non troppo (3mm) e metterla ad appassire in padella con un po' d'olio extravergine.
Nel frattempo sbollentare i pomodori, pelarli, togliere i semi e sfilettarli per il lungo.
Buttare la pasta.
Aggiungere i filetti alla cipolla, quando questa sarà appassita.
Aggiustare di sale.
Quando anche il pomodoro sarà morbido ma non sfatto, aggiungere il tonno spezzettato e un cucchiaino di miele e l'origano.
Scaldare un paio di minuti e condire la pasta.
E adesso, mi viene in mente anche chi mi ha insegnato questa pasta semplice che mi piace tanto.
Me l'ha fatta una volta Antonello, in una estate di circa trent'anni fa. A Salina. Non so chi l'avesse insegnata a lui, mi piacerebbe saperlo, glielo chiederò. Mioddio, trent'anni fa ero già una ragazza.
giovedì 2 agosto 2007
Le vacanze degli altri (1)

Gli Altri partono, e vanno in Grecia. I maledetti. Poi tornano, e mi portano doni consolatori, per fortuna. Così ho la mia coroncina di pomodori secchi, il mio origano vero - profumo che esplode, handle with care - e anche una porzioncina di trito ancora di pomodori secchi, che mi terranno compagnia per l'inverno.

E poi due barattolini di frutta in sciroppo che mi pare pregiatissima (amarene e micro arancine amare), che forse ci staranno bene sul gelato?
Assaggini di paradiso.
Programma: domani mi metto a fare la pummarola; la stagione è anticipata e i perini al mercato hanno già la faccia giusta. Fare la salsa di pomodoro mi piace, mi diverte, e mi fa sentire bene. Soddisfa il mio istinto da marmotta, che vuol sapere che la tana per il letargo sarà dotata di ogni comfort.
mercoledì 1 agosto 2007
Bunny in a bag
Parafrasando le mie patatine preferite (chi ha da intendere intenda), ho infilato in a bag dei lombi di coniglio, del prosciutto crudo tagliato a bastoncini spessi, delle olive (toscane, non taggiasche, ma sono lo stesso tutto nocciolo e niente ciccia: a noi masochisti ci piace così), abbondante timo fresco, poco rosmarino e un paio di cucchiai di vino bianco. Ho cacciato tutto in forno, approfittando della tregua alla canicola. Più leggero di così non esiste, però molto soddisfacente. Ricomincio con tripudio ad assumere del cibo diverso dal riso e yogurt con cui mi sono sostentata in questi giorni di espiazione e disordini assai poco esistenziali.
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