sabato 22 settembre 2007

Ospiti


È arrivata ieri sera, e resterà con me 5 giorni, ospite graditissima. È la più deliziosa delle gattine adolescenti; simpatica, estroversa ma non invadente, grande centrocampista (anche se con una deplorevole tendenza a trattenere la palla), ballerina agile e graziosa, valorosa esploratrice e anche bellissima, che non guasta mai.
Dal momento stesso in cui ha messo zampa in casa mia, ho provato una sensazione potente di benessere. Di cose che tornavano in equilibrio. Di lacune colmate. Con un gatto dentro, la mia casa è di nuovo una casa. Io non vorrei sdilinquirmi troppo, ma è un dato di fatto: un gatto è una presenza indispensabile, una delle basi imprescindibili su cui si fonda la buona riuscita della vita domestica. Poi magari uno non è che passa il tempo a occuparsene, il gatto diventa una presenza abituale, come il riscaldamento o il divano: ma la differenza tra una casa vuota di gatti e una casa abitata da gatti è palpabile, percepibile ai sensi come la luce o il calore.
In spagnolo c'è una bella parola: desangelado. Ecco, una casa senza un gatto è inevitabilmente desangelada, priva di angeli.



martedì 18 settembre 2007

44 gatti...


in fila per 6, col resto di 2.

In tutta la sua inesorabile realtà, 80 grammi di tortiglioni integrali (ricomincia il delirio del conteggio).

lunedì 17 settembre 2007

Day after

Lavoro in consegna domani, cliente alle calcagna, ma nel retrobottega della mente il pensiero dell'ora di cena si fa strada tra la creatività forzata e l'ansia da scadenza. Così interrompo il trituramento di meningi per provvedere a un polpettone di tonno che festeggi l'avanzo di maionese notturna.
Ora che la pappa cuoce nel suo pentolone, posso procedere a finire i compiti serenamente, avendo provveduto ai miei minuti piaceri.
Ma che brava bambina...

domenica 16 settembre 2007

Maionese by night

Non è che non ho cenato. Non è che sono affamata. In tavola stasera c'era una padellata di pollo e verdure piccanti che avrebbe più che soddisfatto una persona normale. Ne ho anche avanzato un po'.
Ma alle 23.25, il demone mi impedisce la concentrazione. Ho fame. Ho fame. Ho FAME!
Il frigo domenicale, e per giunta con pretese dietetiche, è quello che è. Salamini, drammaticamente assenti. Gorgonzola, neanche l'ombra. Coi gambi di sedano appositamente preparati per i momenti come questo, francamente, al massimo ci gioco a Shangai.
Ma un uovo e un limone ci sono sempre.
E con un po' di maionese, anche una scatoletta di tonno diventa accettabile.
Credetemi: io ce la metto tutta. Ma non c'è verso. Non c'è proprio verso.
E maionese sia.
Amen.

giovedì 13 settembre 2007

Giovedì, mercato.

Al supermercato, mi metto in coda dietro a una donnona tinta bionda, con delle meravigliose sopracciglia nere dipinte col pennello.
La sua spesa: tre lattine maxi di birra, sei cartoni di similtavernello rosso e una bottiglia di wodka di bassa qualità.
Indovinate di che nazionalità era?

Io ero entrata per comprare il caffè.
Inutile dire che sono uscita con una borsa da 30 euro.


Passo da mia madre nel primo pomeriggio per un pronto soccorso computer.
La trovo che smadonna davanti a una montagna di alici diliscate e sfilettate, e a una quintalata di seppie da pulire. Al mercato non è prevista la dose per due, prendere o lasciare.
"Lo faccio adesso se no stasera mi fa schifo"
Scopro che anche lei, come me, se deve proprio pulire e cucinare il pesce, non può farlo a ridosso del momento di mangiarlo. La nostra memoria olfattiva familiare deve avere il tempo di scindere l'orribile odore da quello che abbiamo nel piatto, pena l'inappetenza assoluta.
(La foto del cadavere l'ho rubata. Non ci sono alici in questa casa onorata, né vive né morte. Stasera pollo arrosto).

martedì 11 settembre 2007

Orticoltura estetica

Ok. Non erano commestibili.
Però sono proprio carini. Lampioncini da balcone.

domenica 9 settembre 2007

Chutney di pomodori verdi


Eccomi qua.
Ho traslocato, ripristinato, configurato, installato, aggiornato e messo in pista il mio parco-computer. Uno l'ho pure venduto (e quindi ho dovuto fargli una rivergination, povero caro). Lavoraccio. Sono stufa. Ho gli occhi pixelati. Ma comunque è stato catartico.
Nel frattempo, ho anche iniziato il mio personale ramadam, e soffro orribilmente per la mancanza di consolazioni alcoliche cena natural durante. L'umore fa schifo esattamente come al solito, e allora ho pensato che una pausa virtuosa magari mi riassetta un po'. Certo, però: che palle!
Avevo in mente oggi, mentre smanettavo, di mettere su il chutney di pomodori verdi, ma mi sono accorta di essere priva di barattolini acconci, per cui sono rimasta alle fasi preliminari.

La mia ricetta non è mia, ma viene dritta dal libro di Annalisa Barbagli, "La cucina di casa del Gambero Rosso" che non tradisce mai:

Chutney di pomodori verdi

1 kg di pomodori verdi
300 gr di zucchero di canna
250 gr di ottimo aceto bianco
200 gr di uvetta sultanina (che io riduco a 150)
2 spicchi d'aglio
30/40 gr di radice di zenzero pelata e grattugiata
1 peperoncino piccante
1 cucchiaio raso di senape in polvere
1 cucchiaino da tè colmo di sale

Lavate i pomodori, divideteli in due, privateli dei semi e tagliuzzateli lasciandoli cadere in una casseruola di acciaio a fondo pesante (io uso una fantastica pentola a doppio fondo, con intercapedine per il vapore: ideale per le marmellate, le creme e tutto ciò che deve sobbollire ma non attaccarsi). Spremete l'aglio, spezzettate il peperoncino e uniteli a tutti gli altri ingredienti. Mettete la casseruola sul fuoco, fate alzare l'ebollizione, quindi abbassate la fiamma e proseguite la cottura, senza coperchio, per un paio d'ore, fino a quando il composto sarà diventato denso e consistente come una marmellata. Versate il chutney, ancora bollente, in vasetti di vetro molto caldi, chiudeteli subito e conservateli in ambiente fresco.
Con questa dose, ne vengono 4 vasetti da 150 ml.

Accompagna arrosti di carni grasse: oca, anatra, maiale. Oppure formaggi, ovviamente.

Voi come state?

giovedì 6 settembre 2007

(ot)


Oggi sono due mesi che se n'è andata. Mia Micia. Mia delizia, mia gioia, mia soave farfallina. Mia sfilatrice di calze dai cassetti. Mia interpretatrice di sogni. Mia elegante osservatrice di stati d'animo. Mia compagnia troppo poco considerata. Mia copertina. Mia occupatrice dei posti migliori. Mia sentinella. Mia schizzinosa compagna di cena. Mia amica inspiegabile. Mia cacciatrice di mosche. Mia annunciatrice di stagioni. Mia sicurezza ogni giorno e ogni notte. Mia bellezza privata. Mia risorsa di piaceri. Mio fastidio. Mia pace nei casini. Mia dolcezza. Mio legame. Mio privilegio. Mia sorella (la sorella bella).

sabato 1 settembre 2007

Terapie

Constatati i limiti della farmacologia ufficiale, della gemmoterapia, della mnemoterapia e dell'ordineterapia, e di svariate altre soluzioni patetiche che ho tentato ultimamente, non mi restava che ricorrere ai rimedi estremi. E si sa: ce n'è solo uno veramente efficace.
A cavarmi dalle paludi del malessere psicosomatico alla fine è stata una dose urto di terapia dei consumi.
Eccola qua.
Lo amo, lo adoro proprio fisicamente, è di una bellezza ineffabile e soprattutto era l'ultimo esemplare in commercio, dopo che la Apple ha pensato bene di mandare in vacca anni di costruzione di immagine mettendo sul mercato l'ultima versione, che fa davvero schifo. Infatti tutti si sono precipitati a comprare questi, appena usciti di produzione, e che quindi oltretutto costano un qualche centinaio di euro in meno.
Meno, comunque molto meno di quello che mi sarebbe costata la vacanza che questa estate non ho fatto.
Ed è MIO.

lunedì 27 agosto 2007

Ragguaglio

Sono un po' meno arrabbiata, ma sempre molto frustrata, parecchio imbestialita e irriducibilmente ansiosa.
Pare che tutto ciò non faccia bene al mio stomaco, che prosegue nella sua prima grande rivolta contro se stesso. Woody Allen mi ha scritto per complimentarsi e darmi il benvenuto nel Club dei Somatizzatori. Abbandonato il Maalox, ora mi ingozzo di tiglio, melissa, biancospino e fermenti vari. Le mie cene sono una sfilza di tristezze delle quali non mi sento di riferirvi. Lo so io cosa ci vorrebbe, altroché goccine! ma è roba che posso discutere solo con la camionista che alberga in me.
In biblioteca, oggi, ho reperito un libro di Mario Soldati che si intitola "Da leccarsi i baffi". E' una antologia dei suoi scritti alla ricerca di cibi, vini, olio, acqua. Mi pare promettente, cerco di consolarmi così.
Dopo la terapia della memoria sono passata a quella dell'ordine: domare il caos potrebbe darmi l'illusione di riprendere il controllo della situazione? Riferirò.

giovedì 23 agosto 2007

Reperti (1987)

Dietro suggerimento della cara D.ssa Pagnotta, oggi ho affrontato il malessere con la terapia della memoria. Trattasi di gettare qualche chilo di carta stagnante fuoribordo, e vedere se si galleggia meglio.
In effetti funziona, ma per motivi diversi da quelli enunciati dalla dottoressa. Comunque mi sento un po' meglio, e ravanando nei cassetti ho trovato questo per voi (se ci cliccate sopra si ingrandisce e riuscite a leggerlo).
Pare che l'argomento "Felicità" sia stato presente negli interessi dell'Autrice anche da cucciola.
Un afflato che pensavo più recente, frutto delle delusioni della maturità, e invece già allora sentivo il bisogno di annotare certi momenti e metterli in cascina; il che mi fa pensare a un presagio dei tempi difficili che sarebbero arrivati poi.
Ma forse erano già difficili allora.
Anyway, due cose rimarchevoli: 1) non avevo ancora un computer, che tenerezza; e 2) la felicità è per me inesorabilmente legata alla pappa.

mercoledì 22 agosto 2007

Sorry

Mi rendo conto, da qualche giorno vi ho mollato qua a bocca asciutta, ma anche oggi questo è il mio menu.
E sono così arrabbiata, frustrata, imbestialita, ansiosa e isterica che credo lo sarà ancora per un pezzo.
Quando mi è passata faccio un fischio.

lunedì 20 agosto 2007

C'è vita su Marte

La città sembra ancora deserta. Ma poco fa ho aperto la finestra (pioggia battente, temperatura autunnale) e ho percepito chiarissima una zaffata di brasato.
Sono tornati.

sabato 18 agosto 2007

Il pane di segale

La lavorazione è stata mostrusamente fastidiosa, ma il pane è venuto molto bene. Anzi, finora il pane che mi è venuto meglio.
Io però giaccio e languisco in preda a un inspiegabile malessere, e ho cenato a Maalox.

venerdì 17 agosto 2007

Polpettone del venerdì 17


Stasera polpettone, che ho messo su poco fa accuratamente calcolando di mangiarlo tiepido. E cercherò di accompagnarlo con dell'insalata che ho comprato per forza e guardato in cagnesco già ieri sera a cena, prima di spedirla sana sana nella rumenta.
Non ho voglia di verdura. E' sempre più chiaro che io mangio per capriccio, per gola e per compensazione e la verdura, a meno che non sia fritta o variamente elaborata in modo insano, non assolve a questi bisogni. Come faccio a cambiare bisogni? Dovrebbero succedermi molte cose, e nessuna di queste balugina all'orizzonte.
Per cui, polpettone e amen.
Ho molti pensieri per la testa in questi giorni, pensieri favoriti dalla dolce inattività e dal silenzio in cui sono immersa, ma nessuno di questi pensieri riguarda il cibo, per cui mi tocca tenermeli per me.
Ma voi ci siete, vi vedo sottoforma di numerini e vi sento annusare qua nei dintorni, verso ora di cena. Chissà, un giorno parlerete anche.

mercoledì 15 agosto 2007

Delusioni ortofrutticole

Torno a casa dopo cinque giorni e trovo che il mio (unico) fico, coccolato pazientemente per mesi e mesi, ha pensato bene di arrivare a maturazione, giacere a terra e ammuffire esattamente mentre non c'ero. Brutto colpo.
In cambio, la pianticella di peperoncini ha iniziato a produrre. Ma sono viola! Che roba è mai questa? Mai visti, se non come ornamentali. Come ce la faccio l'harissa coi peperoncini viola?

venerdì 10 agosto 2007

Natività


Piove e fa freddino? Il mare è sporchino e le famigliole imperversano in spiaggia? La cosa non mi tange.
Perché qua a Villa Kef, sotto al tavolo di cucina, c'era una sorpresa ad aspettarmi in premio per questa partenza così poco entusiasta. Una famiglia di 4 gatti rosa (più un soriano) nati da sei giorni. Cosa potevo chiedere di meglio? Un intrattenimento 24h che non mi fa proprio rimpiangere le fatiche dell'abbronzatura.
C'è da scoprire il sesso di tutti quanti - discreta impresa - , c'è da contare codine e rimirare polpastrelli rosati nuovi di pacca, c'è da incantarsi a vederli riempirsi di latte e dormire aggrovigliati, e poi svegliarsi e formare la famosa Palla di Gattini (organismo in perpetua formazione, tendente a stare tutti al caldo e al centro). C'è da complimentare e coccolare mamma Lulù, alla sua prima gloriosa maternità, portata con estrema eleganza ed evidentissimo piacere.

mercoledì 8 agosto 2007

Buone vacanze.


Inutile dire che domani è il mio giorno di partenza per giorni quattro (4) al mare, se già si può chiamare mare quello della Liguria anche senza la favolosa perturbazione che è arrivata oggi, e se ne andrà esattamente il giorno previsto per il mio ritorno a casa.
No comment.

martedì 7 agosto 2007

Spanakotyropita



Ieri sera gradevole e non impegnativa cena pseudo-greca per amica vegetariana (e, ahimè, astemia, il che significa che mi sono scolata una bottiglia intera).
L'idea era di limitare le calorie, dato che lei è una che ci tiene, e io sono una che ci terrebbe, in teoria. O dovrebbe tenerci, mettiamola così.
Le ho fatto un classico tzatziki, una insalata di zucchini e carote a nastri con aceto di mele e pepe rosa, che non c'entra niente ma ci stava bene, una bella teglia di torta di spinaci e feta e delle pesche, anzi: delle percoche grigliate al forno con yogurt greco, miele, cannella e mandorle.
Non ci penso quasi mai, al dolce, quando invito qualcuno a cena, e sbaglio! E' sempre molto gradito. Devo dire che queste pesche erano buonissime.
Le percoche non le avevo mai capite bene. Mi amor me le fece assaggiare messe a fette in una brocca di vino bianco, e mi raccontò che il suo babbo le amava così. Si mangiavano le pesche, e poi si beveva il vino. In effetti sono meno saporite delle pesche gialle, o forse solo meno zuccherine, e nel vino ci stavano benissimo: lo lasciavano solo profumato di pesca, non addolcito troppo.
Ma al forno hanno rivelato la loro tempra: sono rimaste tostissime, stagne, e si sono lasciate grigliare ad alta temperatura senza soverchie svenevolezze. Anche lo yogurt è stata una sorpresa: non si è sciolto, come mi aspettavo, ma ha fatto come uno strato di mousse solido, che prossimamente conto di sperimentare anche sul salato.

la Spanakotyropita (non so se ortodossa o meno) è facilissima e rapida:

una confezione di pasta philo (6 fogli)
500 gr di spinaci
250 grammi di feta
1 uovo
sale, pepe
so che ci andrebbe l'aneto, ma è un sapore che non gradisco.

Gli spinaci si lessano, si strizzano, si tritazzano, si mescolano con tutto il resto.
Si stendono tre strati di pasta un velo alla volta nella teglia, ungendo ciascun foglio con l'olio (io uso uno spruzzatore, ma chi vuole spennellare spennelli).
Si mette il composto, si rimbocca la pasta che sborda, si livella e si copre con gli altri tre fogli, sempre unti uno ad uno. Si taglia a quadretti e si mette in forno a 180° (veri, misurati col termometro da forno) per mezz'ora. Botta finale di temperatura, se la si vuole più abbronzata.
Si mangia tiepida.
Se volete l'avanzo per il giorno dopo, conviene farne due teglie.

Non so mica se in Grecia si fa con la pasta philo. Nei chioschi in giro l'ho mangiata in genere fatta con una sfogliaccia bisunta, ma non avendo mai avuto il piacere di mangiare a casa di mamme greche che cucinano bene, sospetto che la facciano con la philo o altra pasta leggera, croccante e non unta.

domenica 5 agosto 2007

Conserva di pomodoro


Quando faccio la salsa è l'unico momento in cui la mia dotazione di pentole da max due persone rivela tragicamente i suoi limiti. Vorrei avere un pentolone di quelli che ci si cuoce dentro un bambino intero, invece che arrabattarmi a fare sei chili di pomodori in due riprese, con relativo risciacquo di pentole a metà percorso, tempi raddoppiati e fastidi vari. Vorrei una salsa di pomodoro epica, una giornata o anche due a sudare nella calura di agosto, rimestare con enormi cucchiaioni, invasare, schizzi di pomodoro ovunque, e finire stanchissimi dicendo mai più.
Comunque, poichè la salsa non è salsa se la si fa da soli, almeno mi sono fatta aiutare da un mio amico, come vedete espertissimo.

Per Piperita, che voleva la ricetta: la conserva per l'inverno io la faccio come mi ha insegnato la Armida, una autorità in materia.

Per circa 10 vasetti da 250 grammi occorrono:
circa 6 chili di pomodori perini
tre cipolle di Tropea
basilico
due pentole grandi per la salsa
una pentolona per sterilizzare i barattoli
passaverdura e schiumarola

Lavo bene i pomodori, levo la calottina superiore, li taglio a metà e poi a pezzi, lasciandoli cadere in una delle pentole grandi. Faccio a pezzi le cipolle e cuocio tutto insieme finché non sono un po' sfatti.
Nel frattempo sterilizzo i barattoli vuoti e i coperchi per almeno 20 minuti dal bollore, completamente coperti d'acqua. Li estraggo con una pinza e li metto capovolti su un telo pulitissimo.
Con la schiumarola prelevo i pezzi di pomodoro e cipolla e li passo con il passaverdura (disco medio), lasciandoli cadere nell'altra pentola grande. Cuocio fino alla densità desiderata, che nel mio caso è molto densa, aggiungendo qualche rametto di basilico.
Riempio i vasi evitando sbrodolamenti e li rimetto a bollire per altri 20 minuti.

E' evidente che il risultato dipende dalla qualità dei pomodori. Di quelli di oggi non sono soddisfattissima, sono un po' amarognoli e anche troppo acquosi (verranno meno dei 10 vasetti dell'anno scorso). Ma ieri il mercato era già post-esodo, e cara grazia che li ho trovati.
Vorrà dire che la seconda serie la farò a fine mese, con materia prima più soddisfacente.
In cambio ho trovato dei peperoncini molto promettenti, particolarmente cicciuti, con i quali spero di produrre dell'Harissa di buona qualità.

Questo è il mio film mentale quando faccio la salsa (audio e video): vedo come se fosse oggi la spiaggetta di Lingua (quando ancora... vabbè, inutile dettagliare. Era il 1977, e ciò basti), verso il tardo pomeriggio. Vedo un bidone da kerosene ergersi come un totem sulla spiaggia, con sotto un fuoco acceso. Sta là da giorni, mi pare. Vedo Adelina Laurìa, nella sua nera minuscolezza, andare e venire instancabile dal magazzino con gerle di pomodorini a grappolo, e con essi nutrire il mostro. Vedo Peppino Laurìa, grande e grosso, in canottiera, che rema alla chetichella verso il largo sulla sua barchetta cercando di svignarsela, e Adelina infurentita che lo chiama ai suoi doveri di fuochista: Peppiiiiiiiiiino! Peppinolauriiiiiiiiiiiia!
Nome e cognome.
Perché non vi siano malintesi.
Adelina e Peppino, quando ci affittavano la casa sulla spiaggia, dormivano nella capperaia.
Avevano sposato credo due figlie in Australia.
Di Salina ho stampati nei neuroni dei sapori pazzescamente buoni. C'è quello dei pomodorini e delle cipolle dolci, quello dei ricci e di acqua di mare nel naso- dal tanto immergersi per prenderli - che si mescolavano insieme in un boccone delizioso. I fichi d'india pelati e ghiacciati, che comparivano come per magia la mattina presto sul tavolo. C'è l'odore misterioso dei capperi messi a salare nel magazzino buio, dei fichi verdi e neri. Del caffè in ghiaccio, delle sarde a beccafico, della parmigiana di melanzane più buona dell'universo. Una cernia al forno e un minestrone di primavera, certe verdure cresciute nell'orto del paradiso che mi commuovono ancora , a pensarci. Mi ricordo come deliziosi anche certi orrendi totani bruciacchiati sul braciere a bordo, di notte, anche se la Armida mi rammenta che feci scene spaventose quando li vidi tirati su con l'ontraco, quegli occhiuti mostri marini, e ammazzati per le spicce e mangiati là per là.
Mi si domanda poi perché adesso sono tanto schizzinosa in fatto di luoghi e villeggiature.

venerdì 3 agosto 2007

Pummarola e sensi di colpa

Come sempre, i buoni propositi sono i primi a cadere sotto la pressione della pigrizia.
Altroché pummarola: oggi mi sono svegliata a mezzogiorno, ho sciabattato fino all'edicola (mt 200, quella a mt 50 ha chiuso per ferie: con il che, considero espletata la mia quota di attività fisica quotidiana). Ho passato il resto della giornata non so come, salvo che mi sono addormentata credo più volte mentre, in pieno pomeriggio, guardavo una bella intervista a Billy Wilder sul satellite. Posso dire che sia Billy Wilder il mio regista preferito? No. Ma non so se è il secondo o il terzo. Il primo è senz'altro Howard Hawks, e poi c'è anche George Cukor in ballo.
Comunque.
Riscossami dal pisolo, per dare un senso allo scampolo di vita diurna che restava, mi sono cimentata nel mio primo esperimento di cucina scic: ho improvvisato una gelatina di pomodoro. Perché mai? direte voi. Mah. Sono quelle idee balzane che ti vengono quando ti aggiri in abbigliamento sommario in un pomeriggio estivo, snasando nella dispensa, e cominci a concepire i piaceri dell'ora di cena.


Ma ora, mentre scrivo, mi rendo conto della vera motivazione a un piatto così poco in linea con le mie tendenze: perché pur sempre di pomodoro si tratta, e il mio stramaledetto subconscio, che funziona come un orologio svizzero, ha trovato modo di fare pesare al mio povero conscio sovraccarico che non avevo messo in atto il programma di ieri.
Sembra venuta bene.
  • 250 ml di succo di pomodoro (fresco)
  • 2 fogli di colla di pesce
  • 15 gocce di tabasco
  • 1 cucchiaino di aceto aromatico (mi piacerebbe avere quello di pomodoro, ma non so dove si trova)
  • mezzo spicchio d'aglio
  • sale
Spellare due o tre pomodori maturi (io ho usato i cuore di bue), passarli nel passaverdura per eliminare i semi.
Sciogliere la colla di pesce in un po' del succo.
Intiepidire il resto del succo, e poi incorporare la gelatina.
Salare, spremere l'aglio con lo spremiaglio, aggiungere il tabasco e l'aceto.
Mettere in due coppette in frigo finché si è solidificata.

Nel frattempo, placata la colpa e chiusi i conti con Herr Doctor Freud, alla faccia delle gelatine da signorine, credo che per cena mi farò una robusta pasta con tonno, cipolla e trucco, che sono secoli che non arrotolo spaghetti. Lo so, l'idea del miele sembra schifosa, ma giuro che non lo è.

Per due (se siete due. Se no, per uno smodatamente affamato o esoso)
  • 1 grossa cipolla bianca, o 2 piccole
  • 140 gr di tonno di buona qualità
  • 5 o 6 pomodori perini maturi
  • 1 cucchiaino (ino) di miele amaro (per es. castagno)
  • 200 gr di pasta (ognuno ha la sua preferita)
  • origano

Affettare la cipolla sottile ma non troppo (3mm) e metterla ad appassire in padella con un po' d'olio extravergine.
Nel frattempo sbollentare i pomodori, pelarli, togliere i semi e sfilettarli per il lungo.
Buttare la pasta.
Aggiungere i filetti alla cipolla, quando questa sarà appassita.
Aggiustare di sale.
Quando anche il pomodoro sarà morbido ma non sfatto, aggiungere il tonno spezzettato e un cucchiaino di miele e l'origano.
Scaldare un paio di minuti e condire la pasta.

E adesso, mi viene in mente anche chi mi ha insegnato questa pasta semplice che mi piace tanto.
Me l'ha fatta una volta Antonello, in una estate di circa trent'anni fa. A Salina. Non so chi l'avesse insegnata a lui, mi piacerebbe saperlo, glielo chiederò. Mioddio, trent'anni fa ero già una ragazza.


giovedì 2 agosto 2007

Le vacanze degli altri (1)


Gli Altri partono, e vanno in Grecia. I maledetti. Poi tornano, e mi portano doni consolatori, per fortuna. Così ho la mia coroncina di pomodori secchi, il mio origano vero - profumo che esplode, handle with care - e anche una porzioncina di trito ancora di pomodori secchi, che mi terranno compagnia per l'inverno.


E poi due barattolini di frutta in sciroppo che mi pare pregiatissima (amarene e micro arancine amare), che forse ci staranno bene sul gelato?
Assaggini di paradiso.

Programma: domani mi metto a fare la pummarola; la stagione è anticipata e i perini al mercato hanno già la faccia giusta. Fare la salsa di pomodoro mi piace, mi diverte, e mi fa sentire bene. Soddisfa il mio istinto da marmotta, che vuol sapere che la tana per il letargo sarà dotata di ogni comfort.

mercoledì 1 agosto 2007

Bunny in a bag

Parafrasando le mie patatine preferite (chi ha da intendere intenda), ho infilato in a bag dei lombi di coniglio, del prosciutto crudo tagliato a bastoncini spessi, delle olive (toscane, non taggiasche, ma sono lo stesso tutto nocciolo e niente ciccia: a noi masochisti ci piace così), abbondante timo fresco, poco rosmarino e un paio di cucchiai di vino bianco. Ho cacciato tutto in forno, approfittando della tregua alla canicola. Più leggero di così non esiste, però molto soddisfacente. Ricomincio con tripudio ad assumere del cibo diverso dal riso e yogurt con cui mi sono sostentata in questi giorni di espiazione e disordini assai poco esistenziali.

giovedì 26 luglio 2007

Resipiscenze di una donna ex-magra

L'anno scorso, in questo periodo, mi feci forza e iniziai a liberarmi di dieci chili di lardo che si erano malignamente sovrapposti alla mia (fino a quel momento) perfetta silhouette da ballerina.
Andai da un medico che mi sottopose a un regime alimentare la cui durezza ricordo ancora come una palestra per il carattere.
Non potevo assumere carboidrati sotto nessuna forma, e quando dico nessuna, significa che mi erano proibiti anche i chewing gum senza zucchero e la senape, per dire. Diventai abilissima a scoprire tracce di carboidrati negli alimenti più apparentemente innocenti.
L'unica roba dolce che mi era permessa era la Coca Light. La quantità e la qualità delle privazioni che la nazidieta implicava, mi obbligò a inventarmi cose come il Jell'O della Disperazione. Quando una donna arriva a concepire un aspic di Coca Cola, è arrivata secondo me al massimo grado di perversione.
Tornai, però, alla mia figura dei vent'anni, e per qualche mese la gioia della vanità soddisfatta mi bastò a compensare le rinunce alimentari. Ma non mi valse la felicità, pare.

Ora sono tornata ippopotama, naturalmente.
Nove dei dieci chili persi gloriosamente sono tornati ad accomodarsi su di me, ed io ho conservato il ricettario delirante che mi ero costruita allora. Lo sfoglio nostalgicamente come si sfogliano vecchie lettere d'amore, ogni tanto dalle pagine cade una foglia di basilico essiccata, come una viola del pensiero, regalo di quel bel ragazzo tanto romantico. Che nel frattempo si strapazzava la mia migliore amica, naturalmente, come sempre.
Mai fidarsi di certi exploit. Non durano.

Jell 'O della Disperazione

1 bottiglia di coca light (0,5 l)
4 fogli colla di pesce
1/2 limone spremuto
4 fettine di limone
foglioline di menta


Mettere in ammollo la gelatina in acqua fredda per una decina di minuti. Scaldare un po' la coca cola, strizzare la gelatina e incorporare. Aggiungere il succo di limone.
Disporre le fettine di limone e le foglioline di menta sul fondo di due coppette, agggiungere qualche cucchiaio di coca,metterle in freezer per 10 minuti. Quando è solidificato, aggiungere il resto della gelatina, e mettere in frigo a raffreddare per almeno due ore.
Oppure, fare uno strato di gelatina sul fondo di un contenitore piatto, e qando è ben fredda tafliare a cubetti e servire in una coppetta.
Per servire, bagnare appena la coppetta in acqua calda per qualche secondo e rovesciare su un piatto.
Inventarsi qualche decorazione...

lunedì 23 luglio 2007

Attualità


"Trentacinque anni fa era un gran divertimento" scrive nel suo diario Evelyn Waugh, un altro tra i miei eletti " viaggiare lontano, senza alcuna comodità, per incontrare gente la cui intera concezione della vita e il cui modo di esprimersi erano totalmente alieni. Ora, basta oltrepassare il proprio cancello”.

Torno tra un paio di giorni, e vi lascio in buona compagnia. Intanto voi avete il tempo di andarvi a comprare "Ritorno a Brideshead" e "Quando viaggiare era un piacere". Perlomeno.

domenica 22 luglio 2007

Inappetenza

Incredibile.
Sono qua davanti a una tavola apparecchiata, sulla quale c'è un piatto di verdure grigliate e condite e una costata bellissima pronta per la griglia. Ho preparato l'olio aromatizzato al rosmarino, pestato il pepe nero nel mortaio, scelto il fleur de sal del Madagascar.
E non ho fame.
Mai successo, a memoria d'uomo.

AIUTO!

venerdì 20 luglio 2007

Anatra furtiva



Ho rubato del mirto in un giardino. La maggior parte dei cittadini non ha idea di quello che coltiva come pianta ornamentale. L'ho rubato perché sapevo (inconsciamente) di avere in congelatore dei pezzi di anatra che giacevano abbandonati da tempo immemore.
Uack!

Un piatto rustico, semplicissimo e deliziosamente profumato.
Si lessa l'anatra con sedano, carota, cipolla e prezzemolo. Si fodera con abbondante mirto fresco una ciotola che mantenga il calore (l'ideale è la tajine). Quando è cotta si fa a pezzi l'anatra e la si mette tra le frasche, si ricopre con altro fogliame, si chiude con un coperchio e si lascia a riposare e a insaporire un paio d'ore.
Si serve poi tiepida, spolverata di sale grosso pestato e un filo d'olio extravergine, su fogli di pane carasau, decorando con qualche rametto di mirto.
Poi, volendo, uno può fare delle revisioni più eleganti, usando il petto d'anatra, presentandolo a fettine, aggiungendo magari del balsamico, insomma, fate voi che siete pratici di cose raffinate. Volendo, viene molto buono anche con la faraona.

mercoledì 18 luglio 2007

Vero caldo, finto pesce

Come a tutti voi, da piccola me lo presentavano modellato a forma di pesce obeso, con i cetriolini che facevano le squame e l'occhietto di cappero.
Ahimè, tocca crescere, prima o poi.

martedì 17 luglio 2007

Arf

Qualche giorno fa, ospite da amici al lago, una sera sono rimasta da sola a cena. I miei ospiti avevano imprescindibili impegni mondanissimi ed io ho preferito fare Cenerentola (nella speranza imperitura che la probabilità di incontrare un principe sia più alta in cucina che alle feste).
C'era della lonza da far fuori, e stavo impacchettando degli involtini; al primo rumore della carta del macellaio, alla porta sul retrocucina:

- Toh! Guarda chi c'è. Passavo di qua per caso, e ho pensato di fare un salutino.

- Tommy, non se ne parla neanche, levatelo dalla testa, sai che io sono una donna di ferro e tu hai appena mangiato, lo so benissimo, inutile che fai la scena del povero essere denutrito.
- Ma io mi sento tanto solo, e anche parecchio derelitto! Giuro che non sono interessato alla ciccia, son qua per farti compagnia, vorrai mica cenare da sola.

- Ceno sola da 24 anni, sai che impressione mi fa. E poi, già che ci siamo, anche se non è fine far pesare le cose, ti ricordo che l'anno scorso mi hai morsicato a tradimento, senza nemmeno un ringhio di avviso. Come la mettiamo? Ti spiacerebbe ora ritirarti nei tuoi appartamenti e lasciarmi cenare, che si fredda?

(Che disagio. Che imbarazzo. Ma ora mi scuso, mi umilio e mi arruffiano, e vediamo se l'arpia non molla la ciccia).
- Giuro che non volevo. Ti assicuro che ero sovrappensiero, era buio, ti avevo scambiata per il postino. Sei bellissima, ora che ti guardo meglio, veramente molto avvenente, quasi quasi mi ricordi una bracchetta, si vede anche che sei una femmina intelligente e di spirito, e non somigli per niente a un postino. Non succederà mai più.

Che dovevo fare?

lunedì 16 luglio 2007

Il Luovo in camicia (for dummies)


Dato che, suppongo, la fase floreale vi ha lasciati freddini e a bocca asciutta, ho pensato di gratificarvi con un ripassino di uovo in camicia.
Ci farà bene.
(Io il luovo in camicia lo prediligo con l'harissa).

Cartolina


Ora che il caldo picchia duro, vi rinfresco con questo romantico mazzo di fiori del giardino della mia ospite a Cernobbio.
Che bel giardino. Ortensie di varietà preziose, rose antiche, gelsomini e una aiuola scapigliata (ad arte) che attira farfalle in quantità. Pergole di uva e tigli giganteschi. In primavera peonie, rododendri, camelie ed azaleee. Un giardino classico e riposante. Devo dire che il giardiniere (pardon, paesaggista) sa il fatto suo, oltre ad essere un notevole esemplare di giovanotto, per quello che ho intravisto tra il fogliame.
Se solo qualcuno avesse la voglia e il tempo per coltivare l'orto... dietro la casa, proprio a portata di cucina, c'è un pezzetto di terra che se fosse per me adesso sarebbe un'orgia di pomodori, zucchini, melanzane e peperoni, e ribes e uvaspina, e susine e albicocche, e tutta l'infinita varietà di aromatiche che crescono nei miei sogni da cittadina frustrata.

domenica 15 luglio 2007

Gazpacho (urgente)

Non sia mai che la mia amica resti senza la ricetta del gazpacho che si è sbafata ieri sera così di gusto. La foto non ce l'ho, essendosi conclusa la serata senza prigionieri.

Per 4 persone:
6oo gr di pomodori ramati ben maturi
2 peperoni verdi medi
1 pezzetto di peperoncino verde piccante fresco
1 cetriolo
1 cipollotto fresco
100 gr di pane secco
2 cucchiai di aceto bianco
1 cucchiaio d'olio extravergine
1 cucchiaino di paprika dolce

Mettere a bagno il pane in acqua fredda.
Pulire i peperoni da semi e filamenti, metterne da parte mezzo. Sbucciare il cetriolo e metterne da parte mezzo.
Fare a pezzi il resto dei peperoni e del cetriolo, aggiungere un pezzetto del peperoncino piccante e frullarli finché non risulta una crema perfettamente liscia.
Metterla in una zuppiera.
Sbollentare i pomodori, pelarli, togliere i semi e le parti verdi, tagliarli a pezzettoni e frullarli con il pane ben strizzato e l'olio. Aggiungere nella zuppiera di prima, salare e condire con l'aceto e la paprika, e aggiungere acqua fredda fino a raggiungere la consistenza desiderata.
Mettere in frigo per almeno due ore, meglio di più.

Tagliare a dadini minuscoli i peperoni e il cetriolo che avevate conservato, idem per il cipollotto, e servirli in ciotoline separate insieme al gazpacho, in modo che ognuno aggiunga quello che gli piace e trovi nella zuppa qualcosa di croccante da masticare.
Volendo, si possono mettere anche dei dadini di pane tostato, ma a me piace di più solo verdure.

lunedì 9 luglio 2007

Adieu


La mia gatta amatissima se n'è andata giovedì.
Ha avuto una fine relativamente serena, grazie all'aiuto prezioso di una giovane, generosa, immensamente disponibile veterinaria, che ha saputo accompagnarla - e sostenere me - in tutto il doloroso percorso verso la decisione inevitabile con pazienza, rispetto, sensibilità e oserei dire amicizia.
Vivevamo insieme da 17 anni e due mesi.
Non le interessava molto il cibo, però le piaceva assai il tonno, e ultimamente si è degnata di assaggiare anche il salmone, con mia immensa soddisfazione.
Gradiva ogni tanto anche la mozzarella della pizza, ma solo in mano mia, e leccare tutto lo zucchero a velo del pandoro.
Le ho voluto bene più di quanto sono capace di dire.

mercoledì 4 luglio 2007

Pensierini


"La vera cuoca deve essere matura, deve conoscere la vita dal punto di vista del mondo, sia pure modesto; deve aver meditato sul bene e sul male, sia pure in modo umile e incongruo; deve esser passata attraverso il vaglio del peccato e del dolore, o almeno almeno, il che è spesso la medesima cosa, attraverso la prova della vita matrimoniale. Meglio di tutto sarebbe che avesse un amante, un amante feroce e brutale che la picchiasse e la accarezzasse, alternativamente; perchè ogni donna degna di questo nome è soggetta a bisogni psichici mutevoli, e ha il diritto di soddisfarli, e bisogna che siano soddisfatti fino in fondo, se il padrone deve godere di una cucina sana e buona."

Norman Douglas "Vento del sud"


Vi prego, vi scongiuro, di Norman Douglas cercate "Biglietti da visita" (Adelphi, 1983). Non è facile da trovare, ma vale la pena di battere le bancarelle, i remainder's, le librerie dell'usato, internet per averlo.
Se volete godere del privilegio di frequentare uno dei più grandi gaudenti del secolo scorso. Se vi necessita il diletto e il sollievo di stare accanto per un po' alla grazia, la cultura, la leggerezza, il senso dell'ironia garbata, lo spirito, la vera gioia di vivere, la classe di una mente vasta e serena. Se vi atterrisce il mondo come sta diventando - anzi, come ormai è diventato -, questo libro è un vero balsamo, un rifugio, una consolazione e una illuminazione felice. Una compagnia preziosa, e una lezione che vi piacerà imparare.
Buona caccia.

martedì 3 luglio 2007

Bombe

Schiero le mie truppe.

E poi le faccio esplodere.


Faccio appassire una cipollina in olio, aggiungo la polpa delle zucchine tritata e una punta di doppio concentrato di pomodoro e cuocio; poi mescolo con ricotta, abbondante feta, origano e inforno.

domenica 1 luglio 2007

Stormy drink

Temporalone. Me me sto tappata con le imposte chiuse (ho lavato i vetri ieri, impossibile che non piovesse) e uno squisito, profumato, ludico bicchiere di pinot chardonnay brut gelato, addizionato con un goccio di sciroppo di sambuco. Sapori che si sposano perfettamente con l'odore di ozono luciferino che si sprigiona dalla bufera là fuori.
Non vi dico cosa ci starebbe a fagiuolo adesso, perché qualunque essere dotato di un minimo di senso del sexy lo sa già per conto suo.
Brindo a chi può. E chi può e non lo fa è sceeeemo!

venerdì 29 giugno 2007

Come superare i momenti difficili


Da tempo vado meditando una specie di decalogo, che metta insieme quello che mi ha insegnato - o meglio: dimostrato - mia madre in materia. Mia madre è una che di momenti difficili se ne intende, vi assicuro.
Io sono una dilettante, ma nel mio piccolo ne sto passando una discreta serie.
Una delle regole è: una buona cena è un grosso aiuto per tirar fuori la testa dalla melma. Anche se non hai fame, anche se l'idea del cibo ti appare meno desiderabile di Rosy Bindi in vestaglia, anche se non vuoi dimenticarti a nessun costo che stai male (a volte siamo molto affezionati al nostro star male), anche se preferiresti farti camminare addosso da un nugolo di processionarie piuttosto che affrontare la masticazione: non solo mangiare è necessario, ma è proprio terapeutico. Unica condizione: che sia qualcosa di lussuoso, o di piccante, o di stravagante, o di laborioso. Che sia cibo per godere, non per nutrirsi. Non vale la minestrina.
L'altra regola riguarda il ridere, anche a costo di farsi fare il solletico, ma ne parliamo un 'altra volta.
Stasera il massimo che sono riuscita a fare, ma l'ho fatto diligentemente, sono spiedini di vitello e pancetta fresca marinati nell'harissa*, con una salsa di peperone rosso che promette benissimo. Tra cinque minuti vanno sulla graticola, e me li godrò, oh! se me li godrò.
Come al solito vi tratto esteticamente male, ma gli spiedini vanno mangiati caldissimi.

* Niente di che. Marinare i bocconcini di vitello nell'harissa (che vi ho già spiegato) e un goccio d'olio per un paio d'ore. Fare appassire mezza cipolla in un cucchiaio d'olio, aggiungere il peperone rosso mondato e affettato e un peperoncino fresco a pezzetti, salare leggermente e cuocere circa mezz'ora. Frullare.

lunedì 25 giugno 2007

Contenitore e contenuto


50 gr bulghur
1 cipollina fresca
2 pomodori ramati
un ciuffo di menta
1 ciuffo di prezzemolo
1 limone
olio, sale

Sciacquare il bulghur e metterlo a bagno in acqua fredda per 20 minuti. Scolarlo bene, metterlo in una terrina e condirlo con il succo di mezzo limone.
Togliere i semi ai pomodori e farli a dadini piccoli. Affettare la cipollina, tritare grossolanamente abbondante menta e prezzemolo.
Quando il bulghur si sarà completamente ammorbidito e avrà assorbito il succo di limone, aggiungere gli altri ingredienti, salare e condire con un filo d'olio.

Per la ciotola:
Prendere una palla di argilla, centrarla sul piatto del tornio... insomma, avete presente Ghost? Ecco. Vabbè. Con le dovute differenze. Ma insomma, comincio a produrre da me anche il vasellame. Ne sono orgogliosissima, e mi piace un sacco mangiarci dentro.

sabato 23 giugno 2007

Panzanella Senza

Noia. Noia profonda, abissale, definitiva, irriducibile. Forse, anzi, non è neanche noia: è accidia pura. Ciondolo in giro per casa, iniziando e non finendo lavoretti domestici pretestuosi e facendo danni. Ogni tanto, come Pisolo, mi abbatto sulla prima superficie imbottita e piana e schiaccio un sonnellino.
Ci vorrebbe proprio qualcuno che venisse a cena, per darmi modo di attivare qualche risorsa non dico creativa, ma almeno operativa. Per fare due risate, mettere giù una tavola carina, un po' di conversazione. Ma non c'è.
Così mi faccio una panzanella (è estate! maledizione! il tempo dei piaceri! della gioia! della felicità! poi passa! ricordarselo!). Una panzanella classica fiorentina, senza varianti, troiai, aggiunte, nobilitazioni. Senza peperoni, senza carote, senza sedano, senza tonno, capperi, olive, mozzarelle e quant'altro vado sentendo in giro. Solo pane toscano raffermo, pomodoro, cetriolo, cipolla, basilico, aceto, olio, sale e pepe.

Sto leggendo un libro su Bernard Loiseau, il cuoco che si è sparato qualche anno fa perché gli avevano tolto una delle tre stelle Michelin. Riflessione: davvero, a me piace proprio la cucina di casa. Non me ne frega niente dell'alta cucina. Mi girano le balle quasi subito quando si comincia a fare gli intellettuali a tavola. Eppure è strano: sono consapevolissima che la testa c'entra, nel mangiare, eccome se c'entra! E allora com'è? Per adesso, mi limito a rendermi conto che parlare di mangiare per me è una faccenda di testa e di cultura (e forse anche un tantino di perversione), mentre fare da mangiare e consumare il cibo, rispettivamente una questione di amore e di pancia.
Che donna banale, sono, alla fine. Tutta casa e panzanella.

giovedì 21 giugno 2007

Cena per il Grande Caldo


Il mezzo chilo di burro che ho chiarificato serve per attuare il piano criminoso di stasera, concepito e realizzato con l'aiuto di un complice fidato, che prevede cotolette alla milanese, accompagnate da patatine al forno e precedute da una bella frittata di maccheroni. Il tutto rifinito da gelato di crema cruda, a cura dell'ospite.
Un menu classico, leggero e digeribile, adattissimo agli attuali 30° .
Le cotolette le farò come le faceva mia zia, alte e con l'osso. Uno dei cibi legati indissolubilmente alla felicità di certi rientri da scuola, quando il mondo era radioso, il pomeriggio eterno e la bici rossa un fido destriero. I tempi delle merende di pane, burro e sale, delle michette imbottite di salame, del senso di immunità ancora intatto.
Ognuno ha le sue madeleines.

mercoledì 20 giugno 2007

Mesticheria


Una delle cose che mi piacciono più di Firenze sono le mesticherie.
In qualunque momento, si sa, uno può aver bisogno di reperire alcuni articoli di prima necessità, e al fiorentino piace avere sotto casa un posto dove trovare a colpo sicuro pentole di coccio, caccciaviti, setacci per la farina, televisioni, reti metalliche, brugole, gabbiette per i grilli, aggeggi per imbottigliare, barattoli, colle, sgabelli, scope di saggina e non, innaffiatoi, assi da stiro, terraglie, bottiglie col tappo a molla, scalette, moschirole, antiruggine, mortai, palette scacciamosche e manine grattaschiena, vasi da fiori, tazze di latta smaltata, teiere, bollitori, colapasta formato mensa, roncole, cestini, computer, sottopentola, pattine, naili (plurale di nailon), candele, guinzagli, portachiavi, stampini per dolci, pennelli, alari per camino, sgabellini pieghevoli, zanzariere, batticarne, metri a nastro, tagliauova, cazzuole, grattugine per noce moscata, lumi a petrolio, petrolio per lumi, spruzzatori, schiumarole, aspirapolvere, cardamaterassi.
Credo che ci sia qualcosa come una mesticheria ogni 100 abitanti.
Vi parlo delle mesticherie perché esercitano su di me una attrazione irresistibile. Parlano alla mia anima artigiana e a quella affetta da sindrome di Robinson Crusoe; alla massaia che è in me e al carpentiere che la ama; confortano il mio spirito stanco di globalizzazioni svedesi.
Nella mia cucina esistono, a guardare bene, svariati articoli tipici da mesticheria. Tutti amatissimi, e usatissimi.
Stasera ne ho ritrovato uno che giaceva nell'oblìo da molto tempo: il Tubo Delizia.

Il Tubo Delizia viene da uno dei pochi ferramenta ancora vagamente in spirito di mesticheria, che sta in corso Buenos Aires a Milano e sfoggia ancora una storica insegna Remington, rossa fiammante. E come si fa a non comprarlo, con un nome così? Serve a fare i polpettoni a bagnomaria. E' il sostituto tecnologico del tovagliolo arrotolato stretto e immerso nell'acqua.
Si fodera il tubo di carta oleata, si pigia il composto nel tubo e lo si mette a cuocere in piedi in una pentola. Si lascia freddare nel tubo, e poi si taglia a fette, che vengono belle rotonde. Mia mamma anni fa ci aveva fatto un polpettone di verdure al curry, una volta, tanto buono che me lo ricordo ancora. Ma chi se lo ricorda cosa c'era dentro...
Io ci ho fatto questo polpettone di tonno e patate, con capperi e pomodori secchi a pezzettini. Se è buono, poi vi dico.
Buona cena anche a voi.

martedì 19 giugno 2007

Coniglio "unciòvogliadidarmidafare"

Nella smania di cucinare, qualche volta dimentico che in fondo basta prendere dei pezzi di animale, metterci intorno delle patatine e infilare tutto in forno, per mangiare più che decorosamente. Ieri sera ho infornato questo coniglio qua, con un guazzabuglio di spezie che per caso si è rivelato azzeccato: finocchio, rosmarino, salvia, peperoncino e un po' di paprika per farlo arrossire.
Ovviamente l'idea di lasciare degli avanzi per stasera era solo un'idea.

sabato 16 giugno 2007

Home, at last!


Mi appresto a festeggiare il ritorno alla tana con una lussuosa, ricca, appagante, oserei dire imperiale pasta alla Norma. L'apoteosi del vermicello, il tripudio dello spaghetto, l'appagamento massimo ottenibile con una melanzana, della salsa di pomodoro (la MIA salsa di pomodoro, ovvero la Supersalsa di Pomodoro Basic) e poco altro. Poiché in occasione del mio personale e solitario festeggiamento non ho la minima intenzione di mangiare freddo per giocare alla piccola fotografa, vi accontenterete gentilmente di una foto preliminare. Intanto io vado a comprare la ricotta salata dal ladro qua sotto (l'unico negozio del quartiere aperto a Natale, Capodanno Ferragosto e alle dieci di sera. Dice di essere siculo, ma io lo so: è calabrese. Adotta da sempre il sistema del prezzo unico: uno entrava e comprava, che so, un fiordilatte, sei limoni e mezza pagnotta? quindicimila. Una bufala, un etto di filetto di maiale piccante, due arancini? quindicimila. Con il passaggio all'euro non si è scomposto minimamente: quindici euro. Però ha dei limoni buonissimi, le arance di Catona, delle mandorle mai viste e sua moglie, schiavizzata nell'appartamento soprastante, cala giù degli arancini favolosi a ore improbabili).

Recentemente ho sentito di un demente che vaneggiava di aggiungere una bustina di tè alla menta alla salsa della Norma; non mi sono degnata di rispondergli.
Perché, perché c'è sempre qualcuno che vuol fare l'originalone su questi capolavori, perfetti così come sono?

giovedì 14 giugno 2007

La soledad del manager -3

Alle 22.30, finito con il lavoro, mi merito una cena all'altezza dello sforzo compiuto.
Antipasto: patatine posse. Piatto unico: tonno, crackers, maionese residua del MacDonald's. Per finire, una composizione di formaggi da intenditori: provolone di plastica e Alpino. Un terzo di birra aperta martedì. Dessert: una barretta light ai fruttti di bosco, che porto in borsa da circa tre mesi, come le mentine di Pig Pen. Ma la tengo per dopo, adesso mi sento satolla.
Domani si torna a casa. Non vedo l'ora di gustare il panino Fattoria delle FS, che avrò per pranzo verso le 16.
Questa sì che è vita.

martedì 12 giugno 2007

La soledad del manager - 2

Sarà questo il punto più basso?
Comincio a temere il domani.

(Per la cronaca: dentro la scatola, c'era una doppia polpetta con una lingua di bacon estenuata, e un fluido arancione. L'ho lasciata chiusa per decenza e rispetto. Avete una dura giornata sulle spalle anche voi, poveretti).

lunedì 11 giugno 2007

La soledad del manager

Non la abbellisco in alcun modo. Non ci provo neanche. Questa è la mia cena di stasera, così com'è, reperita in un supermercatino cinese dietro la stazione. La favolosa vita dell'art director in trasferta. Altro che Cibreo. Dategli una occhiatina, per favore.
Diciamo che almeno ho dato una rinfrescatina al mio diploma in soppressologia, capitolo "Finocchiona".
Domani è un altro giorno. Comincerà con un Nescafè, se riesco ad accendere l'unico fornello che c'è qua.

domenica 10 giugno 2007

Harissa (in progress)



Domani ne me vado in trasferta, e immagino che avrò poco tempo e poca testa per mettermi a pensare al mangiare.
Vi lascio in custodia il mio cucciolo di peperoncino (alto ormai quasi 3 cm), e la mia ricetta dell'Harissa come ricompensa. Certo, bisogna aspettare che cresca. Crescerà, lui.
Io, mah. Innaffiarmi, mi innaffio.



15/20 peperoncini freschi (circa 300 grammi)
1 cucchiaino cumino in polvere
1 cucchiaino semi coriandolo pestati
1/2 cucchiaino cardamomo in polvere
4 spicchi d'aglio
il succo di mezzo limone
sale
olio extravergine di oliva

Indossate i guanti di lattice. Fatelo, perché là per là sembra non accadere nulla, ma dopo un'ora le mani scottano di brutto.

Pulite i peperoncini con un panno, apriteli in due per il lungo, togliete (quasi) tutti i semi. Questo dipende da quanto sono piccanti i peperoncini: se non sono carognissimi, io qualche seme ce lo lascio, per potenziare. Mettete i peperoncini in una bacinella, copriteli con 2 manciate di sale grosso e fate riposare una notte.
Scolateli dal liquido che avranno prodotto, sciacquateli e asciugateli con carta assorbente, dopodiché si può procedere in due modi: o li si frulla così come sono, con le spezie, il succo di limone, l'aglio sbucciato, il sale e l'olio. Metodo più faticoso, perché i maledetti non si lasciano poltigliare tanto facilmente. Ma forse dipende dal mio frullatore scasso. Facendo così, io poi mi ritrovo a doverli passare nel passaverdura con il disco disco fine per eliminare le bucce.
O, come ho fatto l'anno scorso, li si passa per qualche minuto in padella, coperti, per farli appassire e poi li si passa nel passaverdura, insistendo finché restano solo le bucce trasparenti, e ogni polpa posibile sia stata spremuta.
E' in ogni caso un lavoro rognoso, ma vale il risultato.
Quello che si deve ottenere è una consistenza cremosa, senza frammenti di buccia.

Poi mettete in barattolo e conservate in frigo, con un velo d'olio. Non dura in eterno, ma per una ragionevole quantità di tempo.
Se volete far provvista per l'anno, allora la trattate come la salsa di pomodoro: sterilizzate dei barattolini piccoli, ci mettete l'harissa e risterilizzate per almeno 30 minuti bollendoli in pentola, completamente coperti d'acqua.
L'anno scorso l'ho fatto, e mi sono trovata bene.

venerdì 8 giugno 2007

Giovane Fico


In qualità di coltivatrice orgogliosa di orto metropolitano, vi presento i frutti del raccolto 2007. Trattasi di n°1 fico, spuntato miracolosamente nonostante la maldestra potatura di fine inverno che ho inflitto alla pianta, che ha ormai 6 anni e non ci stava più sul davanzale della finestra.
L'anno scorso ne aveva fatti 5. Mi accontento.
Ma chissà che questo Fico, che proviene dal terrazzo di un amico che non c'è più, terrazzo affacciato su piazza Ghiberti a Firenze, prima o poi non torni a vivere là.

martedì 5 giugno 2007

Melting pot

Cena multietnica di alta qualità.
Riso rosso di Andasibe (provenienza: Madagascar, ma è un incrocio tra un riso bianco indonesiano e una varietà selvatica africana), sale Mirroir di Bolivia, olio extravergine biologico del Poggione (Pisa).
Ragazzi, che raffinatezze! mentre mangio, penso al fatto che un paio di secoli fa per mettere insieme questi tre ingredienti in una sola scodella ci sarebbero volute perigliose spedizioni navali, percorsi in mezzo alla giungla infestata dai serpenti, carovane di muli arrampicate su per montagne impervie, probabili perdite di vite umane.
Il riso è buonissimo, tosto, mi ricorda un po' il riso selvaggio americano ma con un delicato gusto di nocciola. Il sale, non ho capito. Il mio palato va alla ricerca dei diversi sapori del sale, ma a parte constatare che ci sono (voglio dire: c'è differenza tra questo e il sale raffinato normale che si usa in cucina. Questo non sa solo di salato), non riesce a individuare il carattere. Non è facile. Forse ho sbagliato a metterlo su un riso così caratterizzato e con un olio così fruttato, lo proverò sul pane per cercare di sentire meglio.
Voglio capire con cosa abbinare questo riso, e tutti i sali che ho in cassaforte.

sabato 2 giugno 2007

Tarallucci & vino


Ennesima giornata puah. Due crisi convulsive della gatta, due tentativi di attacco di panico a me (ma me li aspettavo, e non cedo, cippirimerlo!), pioggia battente, e come tocco finale compro un costume da bagno a scopo di consolazione e sbaglio la misura. Dove avessi intenzione di bagnarmi al momento mi sfugge, dato che anche questa estate passerà senza mare, a occhio. Di buono c'è che la misura sbagliata era quella del reggiseno: il che significa che la mia percezione del mio davanzale è sbagliata per difetto. Evviva!
Come estremo tentativo di risollevare quel che resta del giorno dalla miseria in cui è iniziato e proseguito, ho provato a impastare tarallucci. Sembra che funzioni. Sono buonissimi.
(accanto ai tarallucci, la cara ormai quasi-estinta Zia, che vi saluta affettuosamente)

P.S. Dopo l'aperitivo, mi aspettano rollé di vitello alla griglia con chimichurri, e - udite udite! - una torta alla crema di marron glacé, come rinforzo.

venerdì 1 giugno 2007

Ossicini



"Fu" carré di agnello con panure aromatica al timo.
Rosicchiato sfacciatamente con le mani, alla faccia del bon ton. Bardolino Chiaretto. (il chiaretto, mi hanno appena spiegato, è il vino che accompagnava la mitica schidionata di pollastri de I tre moschettieri di Dumas. Cosa di cui riparleremo).
La micia ha passato una buona giornata, e io festeggio.