martedì 27 novembre 2007

Fondue di mare



Le streghe si sono riunite da tutti gli angoli del nord Italia per l'annuale crapula. Speriamo l'anno prossimo di riuscire ad avere con noi le neoelette ligure e trevisotexana, e la delegata autosegregata del salernitano: ci sono mancate.
Un seminario sull'amicizia, più che un sabba. Un simposio di femmine toste, impavide e gaudenti. Il mio personale festeggiamento che vale per Natale e Capodanno e Ferragosto e Befana messi insieme.
La fondue di mare l'avevo assaggiata l'anno scorso al ristorante MURTARÖL di Plaun da Lej, sulla riva del lago di Sils, in Engadina. Se avete una bottiglia di Pouilly-fumé, è la morte sua. Peccato che io me la sia dimenticata in frigo, e siamo andate avanti a prosecco senza rimpianti.

Ingredienti
- code di: astice, scampi, gamberoni imperiali, gamberi grigi, gamberetti, gamberucci, insomma, avete capito: crostacei pregiati
- coda di rospo
- filetto di salmone
- filetto di tonno
il tutto possibilmente di assoluta perfezione. Il nostro pesce lo era, grazie al marito della parrucchiera.

per il court bouillon:
carota, pochissimo sedano, porro, prezzemolo (con gambi), pepe in grani, lisca di coda di rospo o di altro pesce delicato, qualche corazza di crostaceo.

per accompagnamento: la maionese è imprescindibile, poi tutte le salse che vi vengono in mente. Noi abbiamo fatto: maionese al cury, salsa di sedano rapa, salsa soffice di finocchio, yogurt all'harissa, e ci siamo dimenticate l'all-i-oli e la panna acida al rafano, perché stavamo occupandoci della torta.

per contorno:
verdure (fagiolini, sedano rapa, quello che vi aggrada), patatine novelle
riso patna (tutto al vapore). Noi avevamo ancora i blinis dell'antipasto di salmone, e ci sono bastati.

attrezzatura: fornelletto da fonduta (rechaud)
cestini di rete metallica con manico lungo.

Preparare il court bouillon con le lische, le verdure e gli odori.
Togliere le teste ai crostacei, e sgusciarli lasciando solo la codina.
Tagliare a bocconcini la polpa dei pesci.
Disporre tutto, possibilmente con cura estetica, su un piatto da portata o su un bel vassoio.
Idem per le verdure e il riso, su un altro vassoio.
Mettere il brodo caldo nel rechaud acceso, al centro della tavola.
Ognuno prende un bocconcino, lo mette nella apposita retina e lo lascia cuocere per qualche minuto, intanto beve il vino e chiacchiera, poi si accorge che non sa più qual è il suo e si pappa quello del vicino, dopo averlo intinto in una salsina. Poi si litiga.
Finito il pesce, si serve il brodo in tazza, magari dopo averci buttato dentro degli spaghettini di riso cinesi.

venerdì 23 novembre 2007

Oooops!

È sparito un post. Che caso! Proprio quello di ieri. Ma guarda un po'.
Si vede che nottetempo è passata la sorella seria di Esmeralda (che, si sa, è parecchio frivola e scostumata), e ha fatto piazza pulita delle sbavature autobiografiche fuori luogo.
Ma i vostri commenti me li ha tenuti da parte, però. Grazie.
Domani è un altro forno!

mercoledì 21 novembre 2007

Kefir



Insomma, io avevo giurato che mai e poi mai mi sarei resa responsabile di una progenie, neanche sotto forma di muffe e bacilli. Mi sono opposta fieramente alla schiavitù del lievito madre, mi astengo dalla moltiplicazione dello yogurt, il mio senso dell'accudimento ne ha avuto abbastanza con 17 anni di gatta convivente. Ma quelli erano Pacs, non conta.
E adesso eccomi qua che esco in pigiama la domenica all'alba per comprare il latte, scaldo il biberon ogni mattina per nutrire il pargolo, vivo il ciclo dell'ansia e del sollievo quando constato che il miracolo della replicazione dei fermenti si è prodotto con successo ogni giorno. Che Essi sono ancora vivi.
Per fortuna non sono miei. Sabato si sistemeranno nella loro nuova famiglia ed io ritroverò la serenità. Essere zia è bellissimo.

domenica 18 novembre 2007

I cachi sono imprescindibili



Nella mia casa n° 2, nella metropoli, c'era un giardino. Tutto nostro. C'erano tre fichi neri e un fico bianco, due tigli immensi davanti e uno immenso dietro, la pergola con l'uva fragola, una Forsizia, le ortensie, un ciliegio da fiore, svariati altri arbusti ornamentali e non. E poi un po' di orto urbano, naturalmente. E c'era un caco.
Il caco è un albero che mi sta molto simpatico. Ha una bella forma, e poi a novembre, quando il mondo si spoglia e tutto ormai sembra perduto, lui matura questi meravigliosi (e mega-vogliosi) lampioncini arancioni.
Si vede che il nostro caco era particolarmente segnaletico, perché era la base operativa di raccolta degli storni. Una mattina grigia di svegliavi, e loro erano lì, a centinaia, strillando e spintonandosi sui rami per accomodarsi tutti. Un casino bestiale. Si sbeccacciavano tutti i cachi, li assaggiavano uno per uno con estrema maleducazione e li facevano cadere producendo per terra una poltiglia viscida impossibile da rimuovere, con gran gioia di mia mamma; poi, belli rimpinzati, migravano. Noi mangiavamo i pochi che avevamo previdentemente tirato giù prima e messi a maturare in cantina, in previsione del raduno aviario.

Ieri sera, verso le otto, nel freddo e nel gelo, passavo in motorino davanti alla Slunga. Consapevole di non avere derrate in casa per la cena, mi son decisa a derogare alla mia ferrea regola di non fare mai la spesa di sabato, e ho compiuto l'eroico sacrificio.
La prima cosa che c'era in mostra erano delle vaschette di cachi maturi. Da sei pezzi. Proprio lì, accanto all'ingresso. Una vaschetta da sei cachi, quando hai il casco in una mano e il cestino della spesa nell'altra non è esattamente un oggetto maneggevole. Se li metti in fondo al cestino, come prima cosa, e poi ci aggiungi sopra tutto il bendiddio che comprerai, alla cassa ci arrivi con la poltiglia viscida di cui sopra. Ma io ai primi cachi non resisto. Per cui imbraccio la mia vaschetta tenendola in mano e arranco lungo le corsie, con il cesto via via più pieno e pericolante, spettinandomi e sudando e sgomitando e spintonando. La mia meta era il banco del pollo arrosto, perché (e che nessuno si permetta di commentare) avevo voglia di quel meraviglioso galletto ormonato e gommoso al glutammato - e proprio di quello - per cena.
Apro praticamente col naso lo sportello dei polli pronti, quando sento echeggiare il mio nome alle mie spalle.
Paralisi.
Mollo il pollo della vergogna, mi giro e vedo una mia ex collega. La più gnocca dell'agenzia dove lavoravo più di vent'anni fa, per la cronaca. Colei che mi subentrò quando venni mollata dal moroso di quei tempi. Lei giocava a tennis, era bravissima sul lavoro e molto prestigiosa, oltre che alta e boccoluta. So da voci che in questi anni ha avuto un grande successo nella carriera, si è sposata con uno ricco e fico e anche simpatico, eccetera eccetera.
La guardo: radiosa. Perfetta. Magra. Ben vestita. Tiene con il mignolo un pacchettino argentato della salumeria che, lo so, contiene giusto un tre etti di San Daniele e un cicinìn di cocktail di scampi. Il resto lo ha caricato sul suv il filippino. E cazzo, mi ha riconosciuta!
Le tendo un gomito, consapevole della mia mano destra grondante cachi, della mia pettinatura da casco, del mio abbigliamento che è uno sciantoso mix tra lo stile Pony Express e il New Caritas.
Mi guarda a lungo e mi dice che mi trova benissimo (!), poi aggiunge: "Certo, i cachi sono imprescindibili". E veleggia verso il reparto cosmetici.
Resto là a riflettere un momento su questa verità cosmica. Alla fine posso solo addivenire al fatto che sono d'accordo con lei, anche se brucio ancora di vergogna. L'onestà morale sopra a tutto.
Recupero il pollo e carico tutto sul motorino, i cachi bene in cima, e corro verso il mio prossimo appuntamento: missione recupero di una vaschetta di fermenti da Kefir vivi provenienti da Istambul, contrabbandati da una amica per un'altra amica. Farò loro solo da balia, ma è un compito di responsabilità che mi onora.
Prossimamente su questi schermi, se sopravvivono.

(Nella foto il più intero dei cachi che è arrivato in casa)

mercoledì 14 novembre 2007

"Mangeranno le brioches!"



Non vorrei remenarla su cose già ampiamente lamentate in altre sedi, però stasera ho comprato un panino.
Uno.
Peso: 100 grammi.
Un panino normale, va bene integrale, ma insomma, niente di che. Il fornaio sotto casa, mica quelli che sembrano delle gallerie di arte moderna.
L'ho pagato 55 cent. Che al chilo fanno 5,50 euro. Mi fa un po' impressione.
Mi ci vorrà una mise adeguata, per sedermi a tavola stasera.

martedì 13 novembre 2007

Gatto (vita senza un)

Erò lì che mi facevo una pasta al tonno con i filetti di pomodoro. Ho aperto la scatoletta di tonno. Girarmi verso la porta, aspettando di veder arrivare sparata la sua coda grigia impennacchiata di speranza, è un gesto ancora automatico.
È davvero strano, davvero tanto strano aprire una scatoletta così, impunemente.

domenica 11 novembre 2007

Padelle roventi



Basta con le raffinatezze esotiche.
O meglio: ancora raffinatezze esotiche!
Stasera cena terrona: al mercato padano spuntano cesti di olive fresche pugliesi da friggere. E io me le friggo!
Dopo, salsiccia e friarielli, per stare in tema.

venerdì 9 novembre 2007

Pinchitos



La carne per i miei spiedini sta marinando pazientemente in questa miscela di spezie che somiglia moltissimo a quella che avevo usato per le Kofta che mi erano tanto piaciute, un po' di tempo fa.
Sulla scatolina (deliziosa) c'è scritto:
sale, origano, alcaveras (cosa sarà mai?), curcuma, coriandolo, cumino, pepe, anice, aglio, pepe di Cayenna, noce moscata, chiodo di garofano.

mercoledì 7 novembre 2007

Incubazione



Si cucina poco o niente, in questo periodo, e ci si nutre un po' come capita. Il che significa che si fanno fuori residuati da dispensa e si comprano cose, tipo il pesto pronto, che normalmente non albergano nel mio frigo.
In cambio si lavora un po', si dorme di giorno e si legge di notte. Sono stata anche a una mostra a Como, che mi ha fatto riflettere seriamente sull'opportunità di riprendere il mio piccolo lavoro di artista, totalmente abbandonato causa scoraggiamento ormai da un paio d'anni. Ma vedere questi lavori altrui mi ha, dannazione, fortemente incoraggiata. Speravo di essermela cavata mollando tutto, come al solito, ma poi no: ho riconosciuto dei fili che pensavo non valesse la pena di seguire, e che invece hanno portato altri a fare cose che mi sono piaciute moltissimo; e un paio avrebbero anche potuto essere mie, se solo ci credessi un po'. Sono in incubazione, quindi. Una condizione che mi inquieta e mi stanca ("pigra, sei pigra" mi dicono, e hanno ragione). La pigrizia letargica è sempre la mia prima reazione all'apparire di una sia pur vaga prospettiva di azione. Un sano rifiuto animalesco dell'attività, sia in quanto potenzialmente faticosa che in quanto foriera di valanghe di grane che ormai conosco bene.
Cerco di astenermi finché posso, ma poi, come tutte le incubazioni, verrà il momento in cui non si potrà far altro che lasciar fare il suo corso alla natura, e vedremo cosa mi porterà.
Vi offro come unico intrattenimento alimentare questa modesta polentina riciclata con gorgonzola, spinaci e stracchino, accompagnata da una insalatina di sedano di Verona e radicchio di Chioggia condita con gorgonzola: che fa pendant. Nell'insalata ci sarebbero state benissimo un po' di noci, casomai vi venisse in mente di farvela.

martedì 6 novembre 2007

Una vecchia questione


"... ma se non si fa niente, presto verrà reintrodotta la tassa sul celibato e, governo ladro, la multa per la spia che non piscia in compagnia.
Guardate con quale tracotanza muove il suo coltello sulla forma di taleggio il banconiere che vi sta servendo e che sa bene che siete Single: «Quanto gliene do?»
«Non molto.»
«Così?» e il coltello si ferma su una porzione formato famiglia numerosa.
«Un po' di meno.»
«Così?» e il coltello si sposta leggermente più in qua, ma la porzione è pur sempre per coppia con due figli, grandi, mangioni.
«La metà.»
«Ah, è a dieta.»
«Sì» risponde anche l'anoressico o l'emaciata più spinta.
Bisognerebbe invece avere prima il coraggio di dirgli «A dieta sarà lei e quella troia di sua moglie» e poi di fare il giro del bancone, strappargli il coltello, puntarglielo alla fronte e chiedergli "Va bene un pezzo così?» e giù di taglio.
Io non dico più niente, non ci ritorno più, sono stanco di buttare via roba che non ce la faccio a mangiare e mi ripugna l'obbligo di mettere il superfluo nel congelatore, detesto i cibi freschi congelati, anche se sono abbastanza realista da farmi piacere alcuni prodotti surgelati.
Comunque, per principio, il perfetto e la perfetta Single non rimetteranno mai più piede nel supermercato dove non tengono la confezione di burro da un etto, dove la confezione minima di fazzoletti di carta è di dieci pezzi e la rete di patate da cinque chili che già comincia a fare un caldo ma un caldo che fioriscono prima di arrivare a casa.
Che te ne fai di cinque chili di patate il 20 giugno? Te le tiri dietro e poi corri più forte di loro per farti centrare cantando Maledetta primavera?
No, no e poi no.
Meglio cantare Strangers in the Night."

Aldo Busi
"Il manuale del perfetto single"

giovedì 1 novembre 2007

la Gattina e i capperi



La gattina, in questi tre giorni, ha assaggiato: nasello e riso basmati (piaciutissimo), carne trita di manzo cotta (puah), cruda (piaciuta), tuorlo d'uovo (neanche parlarne), stracchino (yumm!), polenta (piaciuta con riserva), pappa col pomodoro (è dura scartare il pane e lappare solo il pomodoro), spinaci (si può fare). Pinoli (piaciuti); sui capperi l'ho vista molto, molto perplessa. Ieri sera un osso di stinco di maiale l'ha intrattenuta con sommo tripudio fino all'ora di ritirarsi nel suo posto preferito.

lunedì 29 ottobre 2007

i Divoratori

Immagine di I divoratori


Baldini Castoldi Dalai, 2006

Ho letto questo libro solo perché l'ho trovato per caso in biblioteca, e mi è piaciuto molto. Tra parentesi, devo dire che lo scaffalino delle segnalazioni della mia biblioteca rionale mi ha già regalato svariati autori che mi sarebbero sfuggiti in libreria e che ho poi amato. Le signore bibliotecarie sono molto brave, con i modesti mezzi a loro disposizione, grazie!
L'ho trovato particolare. Molto fantasioso, divertente, surreale con qualche piccolo ma garbato tratto di macabro, ma anche molta dolcezza e uno spirito calibratissimo. Mi sento di consigliarlo.
Per gli amanti del pasticcio di maiale in crosta, dei gatti alati e delle belle storie.
Questo John Barlow è al suo primo libro, non mi pare che sia stato molto considerato e invece credo che valga parecchio, e lo tengo d'occhio.

domenica 28 ottobre 2007

fagioli alla maruzzara



Ricevo dal Sud un pacco alimentare a prova di controlli antiterrorismo. Nel senso che la provola e il fiordilatte non sono imbarcabili in cabina a causa del liquido amniotico, considerato altamente pericoloso. In effetti, un oggetto sferico immerso in un liquido lattiginoso è assai sospetto. A qualche terrorista nemico del latticino potrebbe venire in mente di innescarlo e farlo saltare. Mah. La regalante ha comunque saggiamente ripiegato su derrate secche. Così mi è arrivato un sacchetto di fagioli di Controne, e un controsacchetto di pan biscotto per completare l'opera. Tutto rigorosamente del Cilento.
Ma ripiego non è stato affatto!
La zuppa era buonissima, il fagiolo di Controne (di cui ignoravo l'esistenza) è molto chic come fagiolo. Direi quasi femminile, nella sua aggraziata personalità. Ha la consistenza un po' di un cece, meno farinoso del fagiolus vulgaris padanus-venetus e di gusto più delicato.

La zuppa si compone così:

Fagioli
sedano, aglio, peperoncino, basilico (che ho omesso) origano, prezzemolo.
Concentrato di pomodoro sciolto in acqua (poco)
Biscotto di grano
Olio, sale

Ammollare i fagioli e lessarli.
Tagliare il sedano a tocchetti, metterli in una pentola dal fondo spesso (meglio se di coccio) insieme al resto degli odori, all'olio e qualche granello di sale grosso. Incoperchiare e far saunare*: a fuoco lentissimo per un quarto d'ora e anche più.
Quando il sedano sarà tenero, aggiungere il concentrato e far insaporire. Indi i fagioli con qualche mestolata della loro acqua di cottura. Lasciar cuocere per una ventina di minuti. Servire nella fondina in cui precedentemente avrete sbriciolato il biscotto.


* Neologismo assolutamente efficace. Sudare pare volgare. Adottato!

PS Ne ho messo da parte una quota per l'Amico del Fagiolo. Gli piacerà.

sabato 27 ottobre 2007

Gattina is back!

Domani sera torna a funestarmi (ma soprattutto ad allietarmi) la vita la Titti.
Come fare a dire di no?
Infatti dico di sì.
I prossimi giorni li passerò così. Ma chi me lo fa fare?
E che ne so.
Non posso farne a meno.

giovedì 25 ottobre 2007

Kofta (variazioni sulla polpetta)


Stasera ho fatto una zuppa di fagioli specialissimi che però mangerò domani, sia perché ho deciso arbitrariamente che è più buona riposata, sia perché domani torno tardi da lezione di tornio affamata, e mi fa comodo avere la cena pronta. Riferirò.
Ieri sera, invece, ho provato queste Kofta che meditavo da tempo. L'autrice della ricetta non me ne vorrà se la pubblico qua da me, con qualche adattamento ai miei gusti personali. Le avrei anche chiesto il permesso, ma non so come contattarla.

Questa polpettine deliziose sono di origine libanese (se non sbaglio si dovrebbero chiamare Kofta), e nella versione completa andrebbero accompagnate sontuosamente con hummus, pane pita e fattush (una insalata di pomodori, cetrioli, cipolla e pane tostato).
La cosa sorprendente, e che mi ha fatto innamorare, è il mix di spezie con cui si condisce la carne: sembrano le solite quattro spezie, ma azzeccando le proporzioni è davvero particolare e freschissima.
L'autrice la chiama Pimenta Siria, ma chissà come si chiamava in origine, dato che lei sta in Brasile e il piatto lo ha assaggiato a Rio ma il nome è spagnolo, chissà quanti giri ha fatto e come è cambiato prima di diventare così.

Si pesta in un mortaio pepe nero e bianco, cannella, chiodi di garofano, semi di cumino, anice stellato e noce moscata fino a ridurre il tutto in polvere. Occhio al chiodo di garofano che è forte; la nota più evidente dovrebbe essere quella del cumino.

Poi si fanno le polpette con:
600 gr di carne magra di manzo macinata due volte (in questo caso io ho usato metà manzo e metà vitello, ma credo che proverò anche con l'agnello)
due cucchiai di menta fresca tritata (che io ho omesso, non mi pareva che c'entrasse con le altre spezie)
un cucchiaino colmo di pimenta siria
la scorza grattugiata di un limone
una piccola cipolla rossa grattugiata (aggiunta mia: spesso le polpette mediorientali la prevedono, e ci sta molto bene)
un cucchiaino di harissa o pasta di peperoncino

Mescolate alla carne la menta, la scorza di limone, l'harissa, la pimenta siria e sale e lasciate riposare in frigo un'ora. Poi fatene palline di 50 gr l'una: devono risultarne 12 che modellerete a forma di sigaro sugli stecchi per spiedini che avrete precedentemente ammollato in acqua perché non si brucino. Disponeteli su una teglia con le estremità appoggiate ai lati lunghi in modo che stiano ben sollevati e distanti dal fondo, e versate un bicchiere o due d'acqua sul fondo della teglia. Infornate a 200° in forno già caldo e possibilmente con grill ventilato (se no, date una botta di grill verso la fine della cottura) per 20/25 minuti. Se manifestano l'intenzione di seccare, spennellateli con pochissimo olio. Ovvio che se avete un barbecue, è decisamente il caso di usarlo.
Poi si condiscono con una emulsione di olio, limone, sale e aglio schiacciato.

Io, maiala, per stavolta ci ho messo delle patatine fritte (riesumate dal freezer: quelle già pre-fritte che si finiscono di dorare in forno, libidine innominabile tra i puristi). Ci stavano benissimo. Non è un mica piatto elegante, questo.

NB: il prezzemolo di decorazione sta là a testimoniare la vita vegetale commestibile presente al momento in questa casa onorata. Mi verrà presto lo scorbuto, lo so.

martedì 23 ottobre 2007

Zuppetta

Non ho una gran passione per le zuppette, in genere. Ormai in fase avanzata e forse irrimediabile di perversione alimentare, le considero troppo sane e dietetiche e non mi fanno voglia. A meno che, naturalmente, non siano a base di legumi altamente calorici, e magari comprendano cotenne, grasso di prosciutto, sugna o almeno una crosta di parmigiano ben invecchiata.
Ma ieri sera mi sono fatta con soddisfazione la zuppa di zucchine di Sylakka, che è una delle poche che non mi fanno tristezza. Non so, è fresca, ha l'aria esotica, ha quel qualcosina in più che me la rende amica.
Dato che Syl è di casa, mi permetto di pubblicare qua la sua ricetta senza chiedere il permesso:

Zuppa di zucchine
per 4 persone

900 grammi di zucchine novelle
3 cucchiai di basilico tritato
2 cucchiai di prezzemolo tritato
1 limone
2 uova
40 grammi di parmigiano grattugiato
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Scaldare 1 litro di acqua in un tegame.
Mondare e lavare le zucchine e tagliarle a dadini piccini.
In una casseruola scaldare 4 cucchiai di olio e rosolarvi le zucchine per qualche minuto a fuoco medio, mescolando finché prendono colore.
Aggiungere l'acqua, un po' di sale e pepe, amalgamare e portare a ebollizione.
Coprire, abbassare il fuoco e lasciar sobbollire per una mezz'oretta.
Tritare o pestare nel mortaio basilico e prezzemolo e grattugiare finemente la scorza di mezzo limone.
Battere leggermente le uova in una ciotola e amalgamarvi basilico, prezzemolo, parmigiano, scorza di limone e un pizzico di sale.
Quando la zuppa è pronta, togliere dal fuoco, frullarla col minipimer e amalgamarne un paio di cucchiai alle uova, mescolando energicamente.
Versare poi nella zuppa le uova battute, poco per volta, in un rivolo sottile, battendo con la frusta, affinché si addensino senza impazzire.
Aggiustare di sale e pepe e lasciare riposare per 10 minuti prima di servirla accompagnata da crostini o da pinoli tostati in un padellino.
Condire nelle fondine con un giro di olio extra vergine a crudo.
Ottima anche tiepida, dunque particolarmente adatta a cene estive.

Ieri sera ci ho schiaffato dentro anche un vasetto di yogurt greco che era da far fuori (aggiungendolo alle uova etc), e non ci stava male per niente.
Tiepida mi piace più che bollente, anche se fuori fa freddo.

domenica 21 ottobre 2007

Anonimo Veneziano


In un pacchettino senza etichette dall'aria clandestina, fatto su nell'alluminio, mi è stata recapitata una vaschetta di baccalà mantecato da Venezia. La mia mamma viaggia, ed io ne usufruisco indirettamente.
Ho una vera passione per questa spuma bianca dal sapore forte e delicato insieme. Chissà chi è stato il primo a capire che dalla mummia di un pesciaccio stopposo poteva venir fuori questa raffinata poesia.
Di certo, è l'evidenza di un massimo grado di civilizzazione.

venerdì 12 ottobre 2007

Per un pugno di lupini

Lista della spesa: latte, pane.
Sacchetto della spesa: insalata "orientale" (mah?, proviamo), due bottiglie di vino (rosso, che non mi piace, così non lo bevo), un sacchetto di lupini (imprescidibili, no?), un rotolo di pellicola da 48 metri (offerta speciale), un pane toscano di cartongesso, latte.
Lo so, l'argomento non è nuovo, ma forse fare pubbliche confessioni potrebbe aiutarmi a guarire?

domenica 7 ottobre 2007

Costola & Adamo


Questa non l'avevo mai vista (per cui l'ho subito acquisita). In foto sembra un banale arrostino, ma lo vedete l'osso che spunta? In realtà è una costola di vitello, con l'osso dentro e la poca ciccia che ci è attaccata tutta arrotolata intorno, e poi rivestita di pancetta.
Glissiamo sul fatto che la bestia è nata in Lituania, e macellata in Olanda. Tanto, ormai...

Mi ricorda una memorabile vacanza brada in Sardegna con un moroso argentino. Semianalfabeta, ma vero figlio di un carnicero (macellaio). Scoprì, dopo anni che viveva in Italia, che nella Sardegna incantata del fuori stagione si trovavano tagli di carne che non aveva mai più rivisto fuori dalla pampa. Pance di vacca, diaframmi, costolame, sottocode, ciccia di ogni foggia che qua in continente la diamo al gatto, stupidi mangiatori di pallide fettine che siamo.
Fu afferrato dalla nostalgia. Si commosse. Si arrazzò.
Lo mandavo a fare la spesa, e lo recuperavo regolarmente nei retrobottega delle macellerie più sperdute, abbracciato a degli omoni insanguinati, che bevevano cicchetti di Filuferru seduti tra le carcasse e se la contavano di raffinatezze di asados e grigliate in un intreccio di dialetti che spaziavano dal guaranì al basso cagliaritano. Felici entrambi di aver trovato un vero intenditore. Fratelli di carne.
Scoprii il suo talento di BBQ-man (l'altro talento l'avevo già scoperto, e mi sarebbe anche bastato da solo), e anche di questo approfittai bassamente. Ogni sera tornavamo con involti di carni mai viste, e lui appiccava fuochi omerici sul retro della casa semidiroccata che avevamo preso in affitto solo perché aveva una postazione- grigliata formidabile. La doccia si faceva con l'acqua fredda sotto la pompa in giardino, ma fa niente. Sudava, sbuffava, soffiava, sventolava, rivoltava braci, legava pezzi di bovini, li rivoltava, li seppelliva sotto il fuoco, li rigirava su pali e spiedi orizzontali e verticali. Mai visto un umano più felice. E anch'io, devo dire, me la spassavo parecchio, con quei banchetti tribali. Mi serviva il bendiddio a tarda sera, alla luce delle braci morenti, con chimichurri di raffinata composizione e la faccia estasiata di un cavernicolo che ha fatto buona caccia e la presenta alla sua cavernicola, maschio e orgoglioso. Si faceva festa. Fu una vacanza meravigliosa. Avevo tutto quello che mi serviva.
Insomma: quasi.


(Dato che mi si rimprovera, ecco la costola da cotta. Noiosoni!)

venerdì 5 ottobre 2007

Ottobre


"L'ottobre venne come sogliono venire i nuovi mesi; il suo è un arrivo modesto e silenzioso sotto tutti i rapporti, senza segni esteriori, un muto insinuarsi ovunque che sfugge facilmente all'attenzione se questa non mantiene un ordine severo. Il tempo in realtà non ha suddivisioni, non ci sono tempeste, non v'è rumoreggiare di tuoni all'inizio del nuovo mese o del nuovo anno, ed anche a quello del nuovo secolo; siamo soltanto noi uomini che spariamo e tuoniamo".

Thomas Mann
La montagna incantata
1924